Marina Germani Dell’Acqua (1790 – 1871)

Marina (Maria, Marietta) Germani, nata a Cremona il 14 agosto 1790 e morta a Milano il 13 marzo 1871, era figlia di Francesco Germani e Luigia Mantovani e sorella di Carlo (dottore, nato a Cremona e morto a Milano il 12 agosto 1839) e di Germano (nato a Cremona e morto prima del 1866). Vedova del dottore e fisico Carlo Dell’Acqua del fu Antonio e residente a Milano in via Cerva 20, lasciava disposizioni testamentarie delle sue sostanze con testamento 27 gennaio 1866 (codicilli 23 aprile 1866, 26 aprile 1868, 13 agosto 1869, 11 gennaio 1870, 6 febbraio 1871) pubblicato in data 15 marzo 1871 dal notaio Giuseppe Ciboldi.
Dalla denuncia della successione sottoscritta dall’erede Camillo Tanzi emerge la composizione del patrimonio della benefattrice, costituito da beni immobili e crediti nei confronti di diversi soggetti, per un totale di lire 397.069. Nello specifico l’eredità consisteva nella possessione Maggiore nel comune di Coronate con Morimondo (nel mandamento di Binasco del circondario di Abbiategrasso) di circa 40 pertiche censuarie di libero allodio e di quasi 2.000 pertiche censuarie date a livello ai fratelli Bernardino e Giuseppe Rizzi; nella possessione Prato Ronco situata nel medesimo comune di quasi 800 pertiche censuarie; in crediti nei confronti delle nobili sorelle Luini figlie di don Giacomo Luini per un ammontare di oltre 250.000 lire e crediti nei confronti del ragionier Carlo Pedrio, del nobile signor Carlo Bossi e del Monte di Pietà; azioni della Banca Commerciale, della Società Possessori, della Banca Popolare; titoli della rendita del debito pubblico del Regno d’Italia; mobilio e contanti.
Il testamento e i codicilli della Germani nominavano erede universale Camillo Tanzi e prescrivevano numerosi legati in denaro e pezzi di argenteria a favore del nipote ragioniere Carlo Germani figlio del fratello Germano, del pronipote dottore fisico Felice Dell’Acqua figlio dell’ingegnere Carlo Dell’Acqua, di altri nipoti Dell’Acqua, di Clelia Ceriani e Armellina Magistretti vedova Trotti, del dottore Salvatore Pogliaghi per le cure prestate alla testatrice durante la sua malattia, dell’ingegner Giovanni Battista Salvioni, del cocchiere e della cameriera (una rendita oltre al mobilio di una stanza).
La testatrice lasciava, inoltre, al Comune di Milano delle “pitture a tempera e un busto in marmo con suo piedistallo rappresentante una testa di donna”, con alcuni vincoli espositivi (dovevano essere collocati in un’unica sala denominata “Gabinetto Dell’Acqua dottor fisico di Milano”) e con il divieto ad alienarla (in caso di rifiuto da parte del Comune il legato doveva passare con i medesimi vincoli alla Biblioteca Ambrosiana); 40.000 lire al Comitato promotore per gli Ospizi marini per gli scrofolosi; 10.000 lire al Pio istituto del patronato per i liberati dal carcere; 10.000 lire al Pio istituto di ricovero dei discoli; 10.000 lire all’Istituto dei ciechi; 10.000 lire agli Asili di carità per l’infanzia di Milano; 20.000 lire alla Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri di Milano; 200 lire di rendita alle Congregazioni di Carità di Coronate in provincia di Milano e di Suvino in provincia di Como.
Infine la Germani legava la sua possessione di Prato Ronco, “coll’annesso molino a pista da riso” situata nel territorio di Coronate con Morimondo, all’Opera pia Baliatico amministrata dalla Congregazione di Carità chiedendo che la rendita venisse impiegata preferibilmente per “le povere donne della parrocchia di S. Stefano [affinché allattassero] i loro bambini”. Il fondo di Prato Ronco, già parte dell’abbazia cistercense di Morimondo, nel 1798 in seguito alle soppressioni francesi fu dichiarato nazionale e venduto nel 1800 al conte Giuseppe Archinto. Questi a sua volta nel 1806 ne vendette la metà al cavalier Stefano Luini, prefetto di Polizia, e metà alla signora Luigia Germani, ava paterna della benefattrice. Nel 1830 Luigia Mantovani vendeva il terreno ai due figli Carlo e Marina.
Nello strumento 1 febbraio 1872 per la consegna da parte di Camillo Tanzi alla Congregazione di Carità vi è la descrizione del podere Prato Ronco, consistente in “diversi appezzamenti di terra, pari a 5.146 are, disposti ad aratorio vicendabile, a prato pure da vicenda ed anche stabile, marcitorio ed a risaja stabile con cascinale ed orti uniti ed opificio ad uso pista” di riso, segnati nelle tavole censuarie del catasto 1871 ai numeri 195-198, 200, 202-211, 271-272, e confinanti con terreni degli Istituti Ospitalieri di Milano lungo il corso delle rogge Rile e Lasso. La Congregazione di Carità, oltre ad occuparsi dello spurgo e della manutenzione della roggia Rile, dispose la ricostruzione della stalla e del tetto del caseggiato del fittabile (1883-1885), nonché la costruzione di un caseificio e di baste per i maiali (1887), di due stalle e un’aia (1878), di un granaio (1898) e un mulino (1901), di concimaie, portici, fabbricati colonici, cascinale, forno e lavanderia (1920).

(da Il tesoro dei poveri, pp. 216-217, testo di Maria Canella)