Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso (1784), ora Istituto Geriatrico Camillo Golgi

La fondazione della Pia casa per “poveri schifosi, impotenti ed incurabili” a beneficio della città di Milano venne disposta con dispaccio imperiale 27 dicembre 1784, pochi giorni dopo l’apertura della Casa di Lavoro volontario nei locali del soppresso ospedale di San Vincenzo in Prato. I due istituti (insieme alla Casa di lavoro forzato di Pizzighettone) dovevano servire per contrastare il fenomeno dilagante della mendicità e si inquadravano nel più generale piano di riforma del sistema assistenziale voluto da Giuseppe II: perciò la loro storia fu strettamente intrecciata a quella dei Luoghi Pii Elemosinieri, ai quali toccò fin dall’inizio il carico del loro mantenimento.
Non avendo reperito alcuno stabile adeguato allo scopo all’interno delle mura cittadine, la Giunta delle Pie Fondazioni, cui spettava la direzione degli istituti, decise di collocare la Pia Casa ad Abbiategrasso nel soppresso monastero delle clarisse di Santa Chiara. Eseguiti rapidi lavori di adattamento, al principio di maggio del 1785 la Pia casa poté accogliere i primi 82 ricoverati, 47 dei quali erano questuanti prelevati nelle vie di Milano, 25 provenivano dall’Ospedale Maggiore, mentre i 10 restanti erano stati scelti dalla Giunta tra i bisognosi segnalati dai promotori dei poveri delle parrocchie. Già nel mese di giugno il ricovero fu visitato dall’imperatore, il quale, trovandolo “meritevole della sua sovrana approvazione”, ne dispose l’ampliamento per aumentarne le capacità ricettive. I lavori, affidati all’architetto camerale Leopold Pollack, ebbero inizio nel febbraio 1786 e furono portati a termine durante l’estate del 1787.
In base al Piano per l’Ospedale in Abbiategrasso, approvato il 13 agosto 1787, la Pia casa era riservata a individui privi di mezzi di sostentamento e afflitti da “malattie schiffose ed incurabili o mala conformazione di corpo od imbecillità di mente” che non potessero essere assistiti nelle proprie case o negli ospedali ordinari. Siccome la dotazione dell’Istituto proveniva quasi per intero dai Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, il ricovero a carico dell’asse patrimoniale, che non avrebbe dovuto eccedere le 150 unità, era riservato ai milanesi e, solo in mancanza di questi, a incurabili provenienti dal ducato. Dal 1794, il mantenimento di 36 poveri incurabili del comune di Magnago venne assicurato dal legato disposto dal conte Giuseppe Croce.

Nel 1808, in seguito alle severe norme emanate contro l’accattonaggio, il numero dei ricoverati dell’Istituto conobbe un rapido aumento: dai 210 presenti alla fine del 1807 si passò agli oltre 500 del 1811. Per fronteggiare una situazione divenuta insostenibile si provvide allora ad aprire una “succursale” della Pia casa nel convento soppresso dei minori osservanti detto dell’Annunciata, fuori l’abitato di Abbiategrasso. Il fabbricato, “con giardino e orto annessi”, fu acquistato dalla Congregazione con istrumento 18 gennaio 1811 e, terminati i lavori di adattamento, venne adibito a ricovero per gli uomini, mentre donne e ragazzi rimasero nel locale di Santa Chiara. Le due Pie case, insieme, superavano i 700 posti-letto.
In seguito al riassetto territoriale attuato nel 1816, la Pia casa degli Incurabili cadde sotto la giurisdizione della Delegazione Provinciale di Pavia, alla quale, alcuni anni più tardi, fu riconosciuto il diritto esclusivo di sorveglianza sull’Istituto. Sottratta da qualsiasi subordinazione gerarchica verso i Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, la Pia casa rimaneva tuttavia finanziariamente quasi per intero a loro carico. Ad aggravare la situazione economica contribuiva inoltre la progressiva crescita dei ricoverati – dal principio degli anni Venti essi superavano costantemente le 600 unità – e in particolare dei ricoverati a carico dei Luoghi Pii Elemosinieri, che nel 1825 avevano raggiunto le 450 unità.

I decenni seguenti videro un susseguirsi di progetti di rinnovamento edilizio dello stabile di Santa Chiara, solo parzialmente attuati, allo scopo di ovviare all’inadeguatezza e allo stato di insalubrità in cui versavano molti locali. Dopo i progetti del 1830 (ing. Giuseppe Biraghi) e del 1853 (ing. Lorenzo Carmagnola) fu nel 1871 che, divenute oramai insostenibili le condizioni di degrado dello stabile dell’Annunciata, vennero ripresi, su progetto dell’architetto Giuseppe Balzaretto, i lavori di ampliamento di Santa Chiara per il concentramento delle due Pie case. Il nuovo fabbricato fu inaugurato il 7 dicembre 1873 e, grazie alla capacità di circa 900 posti letto, poté comodamente ospitare anche i ricoverati provenienti dall’Annunciata: alla fine del trasferimento i ricoverati erano circa 600. Accanto agli incurabili, dal 1874 il municipio milanese iniziò inoltre a far ricoverare presso la Pia casa anche un rilevante numero di cronici.

Nel frattempo, con regio decreto 19 ottobre 1869, la Pia casa degli Incurabili era stata eretta in ente morale e dotata di uno statuto organico. Durante gli ultimi decenni del XIX secolo venne significativamente incrementata l’attività produttiva dei ricoverati, che, oltre a coadiuvare il personale salariato nella pulizia e nel riassetto dei locali, si dedicavano a lavorazioni finalizzate al consumo interno, come la produzione di teli, la calzetteria o la coltivazione di ortaggi nel terreno annesso allo stabile dell’Annunciata, ma anche a produzioni destinate alla vendita, le più importanti tra le quali erano quelle degli stuzzicadenti e delle scatole di cartone. Nel corso della prima metà del XX secolo dalla Pia casa venne a dipendere anche un’azienda agricola, che, sotto la guida di un agronomo, utilizzava forza lavoro proveniente dall’Istituto. Per ampliare questa attività nel 1935 fu acquistato il podere Pellizzera, dove venne impiantato un importante allevamento bovino, in grado di fornire l’intero quantitativo di latte necessario all’Istituto.

Nell’aprile 1940 l’Ente Comunale di Assistenza di Milano richiese l’autorizzazione per mutare il nome dell’Istituto abbiatense in “Casa di assistenza e lavoro”. Un nuovo cambiamento di denominazione venne deliberato nel maggio 1951 per togliere il termine “incurabili”, oramai superato e in contrasto con la stessa realtà dell’Istituto. Il nuovo nome, “Pia casa di Abbiategrasso”, approvato con D.P.R. 18 dicembre 1952, fu nuovamente mutato con delibera 5 marzo 1965, ratificata con D.P.R. 12 aprile 1966, in “Pia casa di Abbiategrasso – Istituto geriatrico Camillo Golgi”, con cui si intese ricordare l’anatomo-patologo insignito nel 1906 del premio Nobel per la medicina, già primario presso la Pia Casa dal 1872 al 1875, e al contempo evidenziare l’evoluzione del nosocomio abbiatense in moderno istituto per la cura dell’anziano.

La volontà di adeguare la struttura ai più avanzati criteri di assistenza geriatrica ha portato, a partire dagli anni Novanta, all’apertura di due Nuclei Alzheimer all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale (1997), alla realizzazione di un nuovo edificio adibito a Istituto di riabilitazione geriatrica, inaugurato nel dicembre 1999, e infine alla ristrutturazione di una parte significativa dell’edificio storico (2007).
Nel settembre 2015 è stata inaugurata la nuova Residenza Sanitaria Assistenziale, destinata a sostituire definitivamente la vecchia “Pia Casa”.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 269-272)