Ermenegildo Castiglioni (1812 – 1896)

Ermenegildo Castiglioni nacque a Milano il 13 aprile 1812 da Nicola e Maria Finetti, genitori di condizione modesta e molto religiosi che avevano progettato per lui una carriera da ecclesiastico, spingendolo a frequentare il seminario vescovile ambrosiano. Seguendo una precoce vocazione per il commercio Ermenegildo abbandonò invece dopo pochi anni gli studi, dedicandosi su scala sempre più ampia al commercio prima di generi alimentari e coloniali e poi specializzandosi nella compravendita di alcolici sia in Italia che all’estero, in particolare verso l’Austria. L’epoca in cui Castiglioni costruì le basi della sue fortune commerciali e industriali, il ventennio precedente all’Unità d’Italia, lo vide personaggio di rilievo delle vicende del Risorgimento nazionale. Entrato in contatto precocemente con Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari e Giuseppe Mazzini sussidiò, grazie alle sue crescenti fortune, parecchie associazioni liberali partecipando anche alla progettazione dei moti quarantotteschi; le sue più spiccate simpatie ideali si diressero tuttavia verso il pensiero e l’opera di Mazzini, di cui fu intimo amico e con cui naturalmente condivise l’esperienza politica della Giovine Italia. Credente, coltivò fino all’età matura idee repubblicane appoggiandone la discussione e diffusione.
I decenni dello sviluppo industriale della Milano postunitaria lo videro tra gli imprenditori più attivi e fortunati del capoluogo lombardo; dal solo commercio di spiriti Ermenegildo Castiglioni prese infatti ad occuparsi della loro produzione, fondando la ditta omonima strutturata su due opifici di rilievo nazionale. Il primo, e più importante, fu da lui acquisito in Puglia, nella contrada dei Cappuccini di Barletta; si trattava di una fabbrica strutturata su tre piani e dotata di tre caldaie, due motrici centralizzate, un moderno alambicco di distillazione ed uno di rettifica, per il valore a fine secolo di 180.000 lire. A Milano, in via Tito Speri, Castiglioni deteneva invece un secondo e più modesto opificio, anch’esso tuttavia adeguatamente provvisto di macchinari distribuiti su due piani, nonché il magazzino centrale dell’azienda, collocato in via Enrico Tazzoli. All’interno di quest’ultimo grande fabbricato, l’industriale sistemò inoltre macchinari atti alla produzione di bottoni e alla filatura di seta, destinata alla confezione di nastri ornamentali. L’imprenditore trascorreva il tempo libero ad Induno Olona, nei pressi di Varese, dove possedeva una casa di villeggiatura e partecipava alla vita mondana, assistendo fra l’altro agli spettacoli del Teatro sociale di Varese; proprietario di alcuni terreni nella provincia di Como, ne seguiva personalmente la coltivazione attraverso la collaborazione di un fidato fattore. Le attività industriali furono esercitate da Ermenegildo fino al termine dell’esistenza; dopo la sua morte, avvenuta il 25 dicembre 1896, la ditta Castiglioni passò in eredità al nipote, l’ingegnere Ermenegildo Morazzi Castiglioni, figlio di quell’Angelo Morazzi adottato dall’industriale assieme ai fratelli Giuseppe e Pietro. Tutti i tre figli adottivi tragicamente premorirono a Castiglioni, che peraltro non si ammogliò.
L’enorme fortuna accumulata da questo personaggio – il suo patrimonio, stimato valere al momento della morte ben 5.698.472 lire, fu l’undicesimo in ordine di consistenza denunciato a fini successori a Milano fra 1862 e 1900 – fu da lui investita nell’acquisizione di importanti immobili cittadini. Castiglioni divenne in questo modo uno dei più rilevanti artefici milanesi di quella «febbre edilizia» che fra gli anni settanta e ottanta dell’Ottocento interessò i principali centri urbani nazionali. Oltre ad un consistente nucleo abitativo collocato nella sua zona di residenza, corso Garibaldi, e alla fabbrica e al magazzino di via Speri e via Tazzoli, il nostro fece erigere grandi e lussuosi palazzi su entrambi i lati dell’attuale via Mazzini, all’angolo con piazza Duomo, e una scuola elementare in via D’Azeglio, facendo pressioni affinché le vie in cui egli eresse i suoi palazzi portassero i nomi degli eroi risorgimentali. Sempre in epoca di boom edilizio, nel 1886, egli fece costruire un asilo infantile intitolato a Maurizio Quadrio che donò all’Opera pia degli asili infantili suburbani di Milano.
La presenza della sua effigie di benefattore origina dal lascito di 100.000 lire disposto a favore degli Asili notturni, di cui era tra i soci, per dotarli dei servizi igienici. Era solo uno dei molti legati da lui operati a favore di istituzioni benefiche milanesi, tra cui di particolare rilievo quelli di 300.000 lire all’Ospedale Maggiore di Milano, di 100.000 lire a testa al Pio Albergo Trivulzio, al Pio istituto dei rachitici, al Pio istituto di maternità e dei ricoveri dei bambini lattanti e slattati e alla Pia associazione provvidenza baliatica; destinò inoltre un consistente lascito a favore della citata Opera pia degli asili infantili suburbani di Milano. Lasciò infine disposizioni all’erede universale affinché, per tre anni successivi alla sua morte, assegnasse otto doti di 200 lire ciascuna a fanciulle povere “domiciliate almeno da un anno nel tratto di abitato circoscritto dal bastione fra Porta Volta al ponte delle Gabelle, via Melchiore Gioia fino alla linea della ferrovia e seguendo questa fino al sottopassaggio di via Farini, e dal medesimo fino a Porta Volta”.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 361-362, testo di Germano Maifreda)