Aron Vita Finzi (1779 – 1837)

Negoziante di origini ebraiche, nacque il 14 marzo 1779 a Carpi da Giuseppe e da Ziffera Coroni (come segnala gentilmente Chiara Parisio) e crebbe nel Modenese fino all’esordio della dominazione francese. Come molti dei suoi correligionari, intravedendo le nuove opportunità economiche e sociali offerte dalla politica di tolleranza inaugurata in Italia dalle armate rivoluzionarie si trasferì nei primi anni dell’Ottocento a Milano, divenuta centro di scambio commerciale più importante del neonato Regno d’Italia. Secondo il più classico dei meccanismi di concatenazione migratoria Finzi fu chiamato a Milano dal concittadino Moisè Formiggini, affinché, come egli stesso scrive, “prest[asse] alla nota casa commerciale Benedetto Formiggini e figli, per alcuni anni, i suoi servigi in qualità di spenditore e di magazziniere”. L’apprendistato presso quella che era una delle imprese commerciali più importanti del Regno – Formiggini fu fra i banchieri personali di Napoleone – permise a Finzi di sviluppare abilità tecniche e relazioni sociali tali da consentirgli di sviluppare già prima della Restaurazione una propria casa di commercio. Pur specializzandosi nella compravendita di generi coloniali, la ditta Aron Vita Finzi, secondo un modello tipico delle case di negozio milanesi di quell’epoca, era in grado di fare affari nei settori più diversi: dal commercio serico e di generi alimentari all’intermediazione fondiaria ed edilizia. Dopo il ritorno delle armate austriache, e l’ottenimento della cittadinanza lombardo–veneta da parte del suo titolare, l’impresa iniziò ad estendere i suoi interessi alla concessione del credito, sia a privati che a negozianti o all’esercito, senza tuttavia mai assumere la configurazione esclusiva di casa bancaria. L’oculata gestione di Finzi fece della ditta una delle principali imprese bancario–commerciali della Milano austriaca.
Aron Vita Finzi sposò Diamanta Sepilli da cui ebbe cinque figli: Alessandro, Giuseppe, Annetta, Fanny e Faustina. La raggiunta prosperità economica e l’attenta amministrazione delle politiche matrimoniali operata da Finzi, tutte interne al gruppo ebraico, fecero della sua famiglia uno dei ceppi fondanti di quella élite sociale e culturale ebraica milanese in corso di formazione nella prima metà del XIX secolo. Le figlie Annetta e Fanny, nate rispettivamente nel 1812 e 1815, sposarono infatti i fratelli Prospero e Marco Finzi, anch’essi originari di Carpi, imprenditori serici e banchieri la cui ditta fu una fra le principali della piazza ambrosiana preunitaria. Alessandro Finzi, nato nel 1817, divenne invece pittore di una certa fama nella Milano dell’epoca; sposò Elisa Susani, sorella del deputato Guido e figlia di quel Moisè la cui profonda conoscenza delle tecniche imprenditoriali agricole fu profusa all’interno della nota monografia Sulle attuali condizioni massime economiche dell’agricoltura nella provincia di Mantova, emblematica dello stato di proprietari terrieri precocemente raggiunto dagli ebrei mantovani fin dai primi anni della Restaurazione. L’altro figlio maschio di Aron Vita Finzi, Giuseppe, nato nel 1813, fu infine colui il quale seguì, pur con minore fortuna, le orme paterne aprendo una sua propria casa commerciale. Contrasse anch’egli un matrimonio prestigioso sposando Lisetta Pavia, figlia di un ricco e noto commerciante di preziosi, Salomone. La successiva generazione di discendenti di Aron Vita Finzi si legò a sua volta a cospicue famiglie della compagine ebraica italiana, tra cui i piemontesi Ottolenghi e Leonino Sacerdote, tra Otto e Novecento rispettivamente insigniti del titolo comitale e baronale, nonché ai Rothschild del ramo francese.
La presenza del ritratto di Aron Vita Finzi origina da un lascito di 10.000 lire da lui, morto nel 1837, elargito a favore della Pia casa d’industria di San Marco, amministrata dai Luoghi Pii Elemosinieri di Milano.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 345-346, testo di Germano Maifreda)