San Pancrazio in Sant’Alessandro (1425 circa – 1784)



Secondo alcune fonti la scuola di San Pancrazio sarebbe stata fondata nel 1425 presso l’omonimo oratorio ubicato di fronte alla chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro in Zebedia. La prima attestazione diretta della sua esistenza risale però all’8 marzo 1448 e riguarda l’acquisizione di un sedime di terra ubicato nel borgo di Merate, donato da Zaneta Airoldi di Robbiate per mantenere una messa settimanale in suffragio del padre Gregorio.

Fin dagli anni settanta del Cinquecento i padri barnabiti insediati in Sant’Alessandro cercarono di entrare in possesso dell’oratorio per consentire la realizzazione di una nuova fabbrica di grandi proporzioni, anche con l’intento di attrarre i fedeli che preferivano frequentare San Pancrazio. Le trattative iniziate negli anni ottanta si conclusero solo alla fine del 1595, quando i deputati della confraternita accettarono di cedere l’oratorio ai chierici regolari di San Paolo; in cambio i religiosi si impegnarono a far costruire in Sant’Alessandro una cappella dedicata al patrono della scuola e ad accollarsi le spese delle messe e degli offici religiosi a suo carico. I costi per la sua decorazione rimanevano invece a carico del sodalizio.
I lavori per l’edificazione della nuova chiesa di Sant’Alessandro, avviati solennemente il 30 marzo 1602 alla presenza dell’arcivescovo Federico Borromeo, si protrassero lungamente: la chiesa fu consacrata e aperta al culto il 14 febbraio 1630 nonostante il fabbricato non fosse ancora ultimato. La cappella di San Pancrazio, non risultava “del tutto finita” nel 1656, quando ancora mancava da completare l’apparato decorativo.

La scuola era governata da un capitolo di dodici deputati, retto da un priore e da un sottopriore che, nell’amministrazione degli affari e nella gestione delle attività quotidiane si avvalevano dell’opera di un tesoriere, di un cancelliere e di un portiere.
Da una memoria redatta nel 1779 si apprende che il sodalizio a quell’epoca dispensava annualmente 305 segni per il ritiro di razioni al prestino della Rosa, e 250 lire in cinque doti da cinquanta lire ciascuna destinate a fanciulle povere in età da marito, scelte “ad arbitrio dei [deputati] senza essere vincolate alla città, luoghi, parrocchia, famiglie o persone”. Alle voci di spesa si aggiungevano i costi per l’adempimento degli oneri di culto, compresa la messa solenne in onore del santo il 12 maggio, e per il pagamento degli stipendi al sindaco e cancelliere, al procuratore e tesoriere e al portiere. Le entrate provenivano invece dagli interessi maturati sopra alcuni capitali investiti sul Banco di Sant’Ambrogio e dalla riscossione di canoni livellari su case e botteghe.

La scuola di San Pancrazio fu aggregata nel 1784 al Luogo pio della Divinità.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 131-133)