Santa Maria presso San Satiro (1479 – 1784)



Nel corso dell’estate del 1479 un gruppo di parrocchiani e di fabbriceri della chiesa di San Satiro promosse una raccolta di elemosine allo scopo di finanziare la costruzione di una cappella intitolata alla Vergine Maria presso quello stesso antico edificio sacro con l’intento di collocarvi una immagine della Madonna con il Bambino, considerata miracolosa e fatta oggetto di grande devozione popolare, vittima però di un atto vandalico nel 1477. Nel 1480 gli ideatori dell’iniziativa “accesi da zelo de vera devotione”, deliberarono di “constituire et ordinare una devota Scolla sive confraternita et congregazione soto nome de Sancta Maria de Sancto Satiro”, che il 4 settembre ottenne il riconoscimento ufficiale del duca di Milano, Gian Galeazzo Maria Sforza, e della moglie, Bona di Savoia, e la formale approvazione degli statuti.
Da questi ultimi risulta che la scuola aveva originariamente una esclusiva finalità fabbriceriale: la confraternita doveva provvedere all’edificazione e alla manutenzione della cappella, nonché a dotarla di un adeguato apparato decorativo, tanto che chiunque intendesse entrare nel novero degli iscritti era tenuto al versamento di un’oblazione il cui importo era però discrezionale e “se lassa a la devotione”.

Pateat del legato disposto da Martino Prata a favore della cappella della Beata Vergine presso San Satiro, 1483. Nella parte inferiore è visibile lo schizzo architettonico – tracciato sul retro del documento – attribuito a Donato da Urbino detto il Bramante, per la controfacciata di Santa Maria presso San Satiro.


La scuola e la chiesa erano sostanzialmente indipendenti da San Satiro: in occasione delle riunioni della compagnia, il rettore della parrocchiale era invitato a partecipare all’assemblea ma “ sel venirà … habia una voce como li altri de dicta scolla et non venendo se possa però fare quanto serà espediente, senza lui”.
All’interno del gruppo confraternale venivano scelti quattro consilieri “li quali … regano, disponeno et governano li facti de la dicta scolla et li quali insiema cum li compagni poi elevano certi sindici et procuratori serventi ad causas et ad le altre facende de la dicta scolla”. Ogni anno veniva inoltre eletto il priore, “senza partecipatione del quale non se possa fare né tentare alcuna cosa pertinente a la dicta scolla che sia de alcuna importantia”.
La gestione economica era invece demandata al “Caneparo”, il quale ogni prima domenica del mese doveva rendere conto dell’amministrazione contabile e delle spese sostenute, mentre a uno scolaro “pratico et sollicito” competeva la cura della cappella.

Il nuovo edificio si configurava all’esterno come ampliamento della chiesa primitiva. All’interno gli ambienti relativi ai due fabbricati erano separati “da una ferrata che divide la chiesa parrocchiale di S. Satiro da quella di Maria Vergine di ragione del Luogo pio”. Alla realizzazione dell’opera lavorarono artisti di fama, come Donato Bramante, che progettò la finta prospettiva dell’abside dove fu poi sistemata l’immagine miracolosa della Madonna col Bambino, Agostino de Fondulis, Giovan Antonio Amadeo e Ambrogio Bergognone.

Una volta portata a termine la costruzione della cappella, il consorzio iniziò ad affiancare alla finalità fabbriceriale quella caritativa, destinando a tale scopo parte del patrimonio accumulato. L’attività elemosiniera, mantenuta da donazioni, lasciti testamentari, elemosine spontanee oltre che dagli investimenti in ambito finanziario e immobiliare era incentrata sulla erogazione di doti a favore di fanciulle nubili indigenti e di pane di frumento ai poveri della parrocchia. La sua efficacia nel contenimento delle situazioni di marginalità venne presto riconosciuta anche dalle autorità governative, inducendo nel 1503 Luigi XII, re di Francia e duca di Milano, ad estendere alla scuola i privilegi goduti dagli altri luoghi pii elemosinieri milanesi.
Ancora nel 1769 il visitatore regio Luigi Petazzi poté constatare che il luogo pio riusciva ad erogare puntualmente elemosine in denaro e in generi alimentari.

Nel 1754 si determinò un importante cambiamento nei rapporti tra la scuola e la parrocchia: pur conservandone la proprietà, i deputati del Luogo pio avevano infatti accettato di concedere l’uso perpetuo della chiesa, delle sue sacrestie, della casa annessa – sino ad allora abitata dal prefetto e dal sacerdote custode – nonché della sala capitolare alla Congregazione dei sacerdoti secolari di San Filippo Neri, con l’accordo che la sala capitolare rimanesse a piena disposizione dei confratelli. La Congregazione di San Filippo Neri assumeva altresì la rappresentanza ufficiale e amministrativa della parrocchia, da allora divenuta Santa Maria presso San Satiro, mentre la cura d’anime era affidata a un curato vicario.

Nel 1784, con la riforma di Giuseppe II, il luogo pio di Santa Maria presso San Satiro venne aggregato a quello della Divinità, cui venne assegnato anche l’esclusivo patronato della chiesa di Santa Maria, mantenuto anche dopo la soppressione della Congregazione dei Filippini nel 1787. Il luogo pio della Divinità mantenne il patronato della chiesa almeno fino al 1859.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 135-137)