Tutti i Santi in Sant’Eufemia (1522 – 1784)



Il consorzio di Tutti i Santi, denominato anche consorzio del Padre Eterno, fu istituito nel 1522 nella chiesa di Sant’Eufemia per volontà testamentaria di Santo Brasca (1444 ca – 1522), facoltoso cittadino milanese esponente dell’élite politico-amministrativa ambrosiana. Il fondatore discendeva da una delle più ragguardevoli e ricche famiglie della città: era infatti figlio di Matroniano e di Margherita Rozio, e fratello del più noto Erasmo, ambasciatore di Ludovico il Moro alla corte di Massimiliano d’Asburgo. Appena ventenne entrò come coadiutore nella cancelleria delle Entrate ordinarie e dieci anni più tardi, con Galeazzo Maria Sforza, divenne cancelliere nella stessa magistratura. Nel marzo del 1480 “inspirato da la puerizia per insino a questa hora […] de andare personalmente a visitare la santissima cità de Ierusalem”, compì un pellegrinaggio in Terra Santa, a seguito del quale diede alle stampe un memoriale sotto forma di guida di viaggio. Nominato referendario generale e commissario del sale nel 1493, svolse pure numerosi incarichi diplomatici per conto di Ludovico il Moro. Allontanato da Milano dopo la caduta di quest’ultimo ad opera di Luigi XII (1499), recuperò un ruolo attivo sotto Massimiliano Sforza come Maestro delle entrate e, nel 1515, venne ammesso al consiglio segreto.
Nel 1502, dopo la morte del fratello Erasmo, Santo Brasca fece erigere in sua memoria a proprie spese una cappella nella navata di destra della chiesa di Sant’Eufemia, dotandola di un imponente monumento sepolcrale in marmo, smantellato alla fine del XIX secolo. In un’altra cappella di giuspatronato della sua famiglia, posta nella navata di sinistra, volle invece che venisse costituita la confraternita di Tutti i Santi, che nominò sua erede universale vincolando i redditi del patrimonio in opere di misericordia.

L’origine e la struttura della confraternita denotano alcune affinità con quelle del consorzio della Divinità fondato quasi cent’anni prima dal mercante Donato Ferrario ed ancora assai fiorente all’epoca di Santo Brasca. Come il suo illustre antecessore, anche il consorzio di Tutti i Santi nasceva infatti per la personale iniziativa di un singolo benefattore, al quale non era certo estranea l’intenzione di dare lustro alla propria casata, come conferma anche la decisione di stabilire la residenza capitolare nell’abitazione del fondatore.

Bando per l’assegnazione delle doti disposte da Santo Brasca, 1784. In testa al bando è riprodotto l’emblema del luogo pio, il Padre Eterno benedicente con la mano sinistra appoggiata sul globo.

Le analogie si estendono anche all’organizzazione del sodalizio che prevedeva un capitolo di dodici deputati, ammessi per cooptazione con carica vitalizia e guidati da un priore, anche se, a differenza del luogo pio della Divinità che aveva un carattere eminentemente laico, Santo Brasca volle che al capitolo di Tutti i Santi partecipassero anche i due rettori di Sant’Eufemia .
Il carattere esclusivo delle due confraternite era d’altra parte fissato nei loro atti istitutivi: non solo in entrambi i casi i primi membri del capitolo furono designati direttamente dai due promotori, ma alcuni posti erano riservati in perpetuo esplicitamente a membri della famiglia.
Il modello di riferimento costituito dal luogo pio ideato da Donato Ferrario è inoltre confermato significativamente dal richiamo alla sua denominazione completa “Divinità di Tutti i Santi” e dalla scelta di identificare i segni d’elemosina con la medesima effigie del Padre Eterno che regge un globo crucigero.

Come poi avveniva abitualmente anche nel caso di altri luoghi pii e confraternite, il consorzio di Tutti i Santi univa finalità cultuali a finalità elemosiniere. In ottemperanza alle volontà del testatore, il consorzio doveva dunque adempiere ad alcuni oneri di culto: una messa quotidiana alla cappella di Tutti i Santi, un annuale con messa solenne e canti nella ricorrenza di Ognissanti e nel giorno successivo alla commemorazione dei defunti. Per quanto riguarda invece l’aspetto caritativo, i deputati erano tenuti a vestire ogni anno, nel giorno di Ognissanti, un numero compreso tra i quaranta e i sessanta poveri, ad assegnare due doti annuali di cinquanta lire ciascuna ad altrettante fanciulle povere della parrocchia affinché potessero maritarsi, a distribuire nel giorno di Pasqua un boccale di vino, una libbra di formaggio e una pagnotta “di condecente grossezza” a ciascuno dei parrocchiani poveri di Sant’Eufemia e del villaggio di Zelo, in diocesi di Lodi (dove i Brasca possedevano alcuni immobili), nonché a dispensare annualmente fino a trecento “segni” con l’effigie del Padre Eterno d’una parte e dall’altra parte le parole “Omnium Sanctorum” per la riscossione delle elemosine alimentari.

La dotazione originaria del consorzio fu accresciuta da sole due altre disposizioni benefiche: una rendita annuale di 50 lire corrisposta dal consorzio della Misericordia sull’eredità di Tommaso Brasca (testamento 20 dicembre 1582) e una donazione di Lucia del Conte ascendente a 9.300 lire (9 agosto 1603), per l’annuale acquisto di tre pellicce (poi sostituite da coperte di lana) da destinare ad altrettante fanciulle povere.

Il Consorzio di Tutti i Santi venne aggregato al Luogo pio della Divinità nel 1784.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 140-142)