Umiltà (1444 – 1784)



Il consorzio di Santa Maria dell’Umiltà venne fondato da Vitaliano de Vitaliani, capostipite dell’insigne famiglia Borromeo, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Podone il 2 dicembre 1444. Banchiere padovano, primo conte di Arona e tesoriere ducale, il 22 marzo del 1442 aveva eretto la cappellania di Santa Maria della Natività in Santa Maria Podone, assegnandone il giuspatronato ai propri discendenti; con l’atto del 1444 aveva invece inteso fondare una “casa elemosiniera” allo scopo di soccorrere i poveri di Milano, destinando due edifici attigui alla chiesa a sede amministrativa del consorzio e a dimora dei sacerdoti incaricati dell’adempimento degli oneri di culto.
L’attività elemosinera prevedeva la distribuzione quotidiana di pane bianco per mezzo di “segni” del valore di otto pani ciascuno e l’erogazione annuale di quattro doti da 100 lire ognuna a “povere putte di buona fama” scelte dal Guardiano dei frati minori dell’Osservanza di Sant’Angelo. Essa veniva esercitata con l’ausilio di un assistente distribuitore “pronto a tutti i servigi de Signori Deputati”, tenuto a vivere nella sede del luogo pio e “vestire di baretino”.
Per quanto riguarda le pratiche devozionali: “i carichi perpetui sono di quattro Capellani che dicono messe ogni giorno in Santa Maria Pavone all’Altare e Capella di detto Pio luogo … et hanno ancora obligo di dire due offitii da morto ogni anno in detta Chiesa onde a tre de detti Capellani oltre al loggiamento che hanno nel detto luogo pio se gli da ancora la limosina competente per la celebratione delle Messe, ma al quarto non se gli da più de lire venti ogni anno et il restante lo compissero li SS. Borromei. E per servigio de detti Capellani se gli mantiene un chierico et un custode”.
Il patrimonio assegnato in dotazione al luogo pio comprendeva venti case ubicate in Milano e diversi terreni situati al Gentilino e a Lainate, per un reddito annuo di oltre mille fiorini. Il nuovo ente fu inizialmente amministrato da Vitaliano Borromeo e da suo figlio Filippo, coadiuvati da un capitolo formato da sei cittadini milanesi con carica vitalizia, nominati la prima volta dallo stesso fondatore, in rappresentanza di ciascuna Porta urbana. La presenza di un discendente dei Borromeo era prescritta in perpetuo, mentre era del tutto esclusa la partecipazione di ecclesiastici all’amministrazione del consorzio.
Il nuovo istituto elemosiniero riscosse subito il favore dei maggiorenti milanesi, tanto da essere incluso tra gli enti assistenziali chiamati a nominare i deputati dell’Ospedale Maggiore e da ottenere, con atto ducale del 17 marzo del 1492, i privilegi a favore dei luoghi pii concessi dal duca di Milano nel gennaio del 1486.
All’inizio del XVII secolo il cardinale Federico Borromeo destinò la vecchia casa capitolare dell’Umiltà ad uso dei dottori dell’Ambrosiana, trasferendo la sede del luogo pio in un caseggiato attiguo – sulla cui facciata venne posta l’iscrizione lapidea “L.P. HUMILITAS” – in cui vennero ospitati la sala capitolare, la tesoreria, l’archivio, gli arredi sacri e le suppellettili della sacrestia.
Nel 1784, per effetto della riforma di Giuseppe II, il luogo pio dell’Umiltà venne aggregato al Luogo pio Loreto. Si avviarono allora lunghe trattative con il conte Giberto Borromeo Arese, legittimo discendente del fondatore: con apposita convenzione dell’11 luglio 1785 con la Regia giunta delle pie fondazioni, il conte Borromeo rinunciò ai propri diritti sull’amministrazione del luogo pio, mantenendo il diritto di nomina dei tre cappellani mercenari. A seguito di nuovi accordi sottoscritti il 29 luglio 1789 il Luogo pio Loreto lasciava al Borromeo, che si assumeva l’onere perpetuo dei pesi gravanti provenienti da casa, sacrestia, cappella e cappellani, il pieno possesso dell’edificio già sede dell’Umiltà. Infine, con verbale 13 agosto 1793 il Luogo pio Loreto gli consegnò la maggior parte del carteggio d’archivio, ancora oggi custodito presso l’Archivio Borromeo all’Isola Bella.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 192-193)