Opera pia Odescalchi (1691 – 1904)



Con testamento del 21 gennaio 1691 il nobile comasco Carlo Tommaso Odescalchi, parente di papa Innocenzo XI e canonico di San Pietro in Roma, disponeva l’erogazione perpetua di sei doti annue da cinquanta lire imperiali ciascuna, da distribuire alle nubili povere della parrocchia milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus nel Borgo degli Ortolani.

Con Regio Decreto 10 ottobre 1869 l’amministrazione della causa pia Odescalchi venne affidata alla Congregazione di Carità dei Corpi Santi, che il 16 settembre 1870 ne deliberava lo Statuto Organico approvato con Regio Decreto del 5 agosto 1871. Il parroco della Santissima Trinità era incaricato “di ricevere le istanze delle petenti, di raccoglierle, di coordinarle in ragione di merito e di presentarne la nota alla Congregazione di Carità, corredandola delle proprie osservazioni e proposte, aggiungendovi a termine della disposizione testamentaria la fede de vita et moribus e la nota dei tre assistenti più seniori della dottrina Cristiana”. Secondo il dettato statutario la nomina delle beneficiate – da farsi nel giorno di Sant’Ambrogio ad Nemus, ossia il primo giovedì dopo Pasqua – doveva spettare alla Congregazione di Carità del Comune dei Corpi Santi, che si riservava “di tenere in speciale considerazione quelle nubende” che avessero comprovato di “saper leggere e scrivere”.

Con l’aggregazione del Comune dei Corpi Santi a quello di Milano, anche la Congregazione di Carità fu assorbita dalla consorella del capoluogo, che assunse l’amministrazione delle cause pie in carico ad essa e la mantenne con contabilità separata fino al 1904, quando le “beneficenze di minore importanza” – tra cui l’Opera pia Odescalchi – vennero “compenetrate” nel bilancio dei Luoghi pii elemosinieri. Non per questo cessò l’erogazione della beneficenza dotale voluta dal fondatore, attestata almeno fino al 1932.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, p. 338)