Pagina miniata dello statuto del Consorzio della Misericordia, 1422. L’immagine rappresenta la distribuzione delle elemosine in natura presso la sede del luogo pio.
Avviso d’asta del 1698 del Luogo Pio dei santi Rocco Vittore per l’affitto di una casa con botteghe posta nella contrada de’ Penachiari, proprio all’inizio dell’odierna via Torino. Sopra il testo dell’avviso sono raffigurati san Rocco con il bastone da pellegrino e il cane e san Vittore a cavallo con il vessillo, loro attributi iconografici.
Disegno dei poderi Cascina Rizzarda, Cascine Doppie e Cascina Pulice nel 1846, in cui è facilmente individuabile l’attuale piazzale Loreto.

L’Azienda di Servizi alla Persona Golgi-Redaelli vanta un’origine antichissima; essa è infatti l’erede di 40 Luoghi Pii Elemosinieri sorti a Milano a partire dal XIV secolo, per iniziativa di soggetti diversi, principalmente laici provenienti dalle fila della mercatura cittadina: il più antico documentato è la Scuola delle Quattro Marie, che risale perlomeno al 1305, il più recente è il Luogo Pio della Carità verso i Carcerati, fondato nel 1750. Pur con prerogative specifiche, i Luoghi Pii erano accomunati da finalità caritative che si esplicavano in modo particolare nell’erogazione di sussidi in denaro e in natura e nell’assegnazione di doti a fanciulle povere. I sussidi erano distribuiti per mezzo dei cosiddetti “segni”: biglietti cartacei e gettoni metallici, contraddistinti dall’emblema o dal nome del Luogo Pio che li emetteva, che davano diritto a ritirare razioni di riso, frumento, pane, vino, altri generi commestibili, indumenti e fascine di legna. L’attività dei Luoghi Pii non si esauriva tuttavia in questo ambito, poiché mirava a soddisfare le più diverse esigenze: il Luogo Pio Loreto, ad esempio, assisteva i cosiddetti “poveri vergognosi”, vale a dire nobili decaduti che venivano aiutati a mantenere il loro tenore di vita senza che venisse divulgata notizia del loro declino.
Ogni Luogo Pio era dotato di un patrimonio, di entità variabile, grazie al quale poteva svolgere la propria attività di beneficenza: esso era formato innanzitutto da donazioni ed eredità disposte da generosi benefattori, dei quali l’archivio spesso conserva anche carte personali e familiari, e in ricordo dei quali venivano fatti eseguire ritratti a olio su tela in segno di ringraziamento (i “ritratti gratulatori”). A questi introiti si aggiungevano le offerte degli associati e quelle ricavate dalla raccolta di elemosine in particolari occasioni, come il Natale e la Pasqua.

Tra il 1784 e il 1788 Giuseppe II concentrò 40 Luoghi Pii nei cinque di maggiore dimensione: Quattro Marie, Misericordia, Divinità, Carità e Loreto. Nel 1801 essi furono concentrati in un unico organismo che, negli anni della Restaurazione, venne denominato Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri. A tale accorpamento si accompagnò peraltro una nuova moltiplicazione di soggetti assistenziali, con la creazione di istituti e ricoveri gestiti dagli stessi Luoghi Pii Elemosinieri per rispondere all’evoluzione dei bisogni e delle politiche sociali, a partire dalla Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso e dalle Pie Case di Lavoro di Milano, fondate dallo stesso Giuseppe II.
Dopo l’unità d’Italia, con l’estensione della legislazione sabauda in materia assistenziale, all’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri subentrò la Congregazione di Carità che si trovò a gestire una struttura ramificata e complessa, comprendente diversi Istituti di ricovero e numerose Opere Pie (che a partire dalla Legge Crispi del 1890 divennero enti pubblici a tutti gli effetti con il nome di “Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza”, in sigla Ipab).
Nel 1937 il regime fascista dispose la soppressione della Congregazione di Carità e affidò la gestione delle Opere Pie che la stessa amministrava al nuovo Ente Comunale di Assistenza, determinando un nuovo accentramento delle funzioni assistenziali. I compiti dell’Eca erano assai vasti, spaziando dalla tradizionale erogazione di sussidi, al ricovero notturno dei senzatetto, al soccorso invernale agli indigenti, fino all’invio di bambini poveri alle colonie marine e montane.

A partire dagli anni Cinquanta l’Ente iniziò a orientare progressivamente la propria attività verso l’assistenza agli anziani, come testimonia il nome di “Istituti geriatrici” assunto nel 1966 dai ricoveri di Milano (intitolato a Piero Redaelli) e di Abbiategrasso (dedicato a Camillo Golgi) e più tardi dal nuovo Istituto costruito appositamente a Vimodrone (pure intitolato a Redaelli).
Le finalità di assistenza generica ai poveri, invece, che già la Costituzione Italiana aveva indicato come una competenza propria delle amministrazioni locali, nel 1978 – in seguito alle leggi di attuazione dell’ordinamento regionale – furono interamente trasferite al Comune. L’Eca venne soppresso, ma gli Istituti geriatrici e le altre Ipab amministrate avevano funzioni che esulavano dai compiti assistenziali propri dell’Eca in quanto tale, e perciò mantennero una gestione separata sotto il nome di Amministrazione delle Ipab ex Eca di Milano.
Dall’ottobre 2003, infine, l’ente ha trovato un nuovo assetto giuridico come Azienda di Servizi alla Persona Golgi-Redaelli, ente di diritto pubblico con finalità di rilevanza sociale e sociosanitaria.

Facciata della Casa di ricovero per inabili al lavoro negli anni Trenta del Novecento.
A sinistra si notano i padiglioni per i ricoverati.