Armando Rancati (1899 – 1967)

Facciata dell’Istituto Inabili. Fotografia di Carlo Ciocca, 1953
Attività ricreative per il 1953-1954
Teatro dell’Istituto Inabili. Fotografia di Carlo Ciocca, 1953
Manifattura lombarda, Croce processionale, XVIII secolo

Armando Rancati è direttore dell’Istituto Inabili a lavoro di piazzale Giovanni dalle Bande Nere nei difficili anni della ricostruzione postbellica, dalla primavera 1945 al suo pensionamento nel 1960, per raggiunti limiti di età.

Nasce il 16 maggio 1899 a Castelleone, nel cremonese, da Ettore e Carolina Colombo; appena diciassettenne si arruola volontario in Marina, partecipa alla Prima guerra mondiale sulla nave Doria fino al rientro nel paese nativo con il grado di torpediniere elettricista; nel 1922 sposa la coetanea Teresa Moretti, da cui ha i figli Tiziano, Fulvia e Carla.

Nel 1934 è assunto come segretario d’amministrazione presso l’Opera pia Levi, istituzione per il ricovero notturno dei senzatetto, di cui sarà direttore fino al 1938, anno che sancisce il passaggio, con decreto del 27 dicembre, dello stesso Istituto all’Ente Comunale di Assistenza di Milano; a seguito del cambiamento Rancati è assegnato alla direzione della Casa dell’ospitalità di via di Breme, con stessa retribuzione dell’incarico precedente.

Nel 1940 è nominato dirigente del Servizio Rancio del popolo, mansione che mantiene per quasi cinque anni, fino al trasferimento all’Istituto Inabili a lavoro, dapprima come vice direttore e al termine del conflitto come responsabile.

I cambiamenti innescati dal periodo bellico, i gravi danneggiamenti subiti dal complesso degli Inabili, la presenza nella stessa struttura dell’Ospedale militare cittadino e del reparto maschile del Sanatorio di Garbagnate, inducono Rancati a studiare ogni possibilità per reperire risorse da impiegare nella ricostruzione e riorganizzazione dell’Istituto, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione.

Le annuali relazioni dal 1947 al 1954 trasmesse alla Presidenza dell’Eca testimoniano i suoi costanti appelli per il rifacimento di locali e spazi indispensabili alla vita sociale dei degenti.

Sorretto dalla tenacia e dalla volontà di individuare nello stesso ambiente i mezzi necessari per la ripresa, attinge alle attitudini e alle capacità dei ricoverati per reintegrarli al lavoro e avvalersi della loro collaborazione, nel duplice intento di coinvolgerli nella vita quotidiana e ottenere, in autonomia e nell’interesse comune, servizi vantaggiosi alla comunità e all’Ente, senza gravare in modo eccessivo sui costi.

A tale scopo incentiva laboratori interni di falegnameria, verniciatura, muratura per eseguire opere di manutenzione ordinaria e straordinaria accanto ad attività di sartoria, legatoria, costruzione di giocattoli in cartapesta per soddisfare i fabbisogni dell’Istituto e le richieste di manodopera di terzi .

Affida alle cure dei ricoverati i terreni circostanti l’Istituto per adibirli a orti, frutteti, allevamento e sopperire in parte alle necessità alimentari interne.

Rancati apporta sensibili innovazioni rispetto ai vecchi regolamenti e favorisce la ricostituzione, nel maggio 1947, di una Società di mutuo soccorso tra i ricoverati in favore degli ospiti indigenti.

Attento all’importanza sociale delle esigenze psico–fisiche della popolazione anziana collabora nei primi anni Cinquanta alla trasformazione del ricovero in una struttura dedicata all’assistenza geriatrica, convinto che tale cambiamento, sebbene comporti oneri finanziari, sia indispensabile per rispondere alle moderne esigenze di degenza.

Con l’approvazione del Consiglio d’Amministrazione dell’Eca attrezza l’infermeria con criteri ospedalieri, seleziona personale sanitario motivato e preparato alla missione scelta, incentiva l’operato degli assistenti sociali e avvia la sostituzione delle ampie camerate esistenti con stanze a numero ridotto di letti, a maggior conforto dei ricoverati, nel rispetto delle libertà personali e dei loro legami famigliari.

Nella sua opera di rinnovamento valorizza e promuove progetti ricreativi e culturali a favore degli ospiti; attività teatrali, spettacoli di prosa, di rivista, concerti lirici e corali si susseguono con frequenza nell’Istituto, favoriti dall’inaugurazione nel giugno 1949 di un apposito teatro, cui seguirà la realizzazione di una sala cinematografica. Si accorda con l’Associazione Famiglia Meneghina e introduce il Mercoledì culturale per intrattenere i ricoverati con conferenze e proiezioni di documentari su temi di attualità; programma gite giornaliere in località di villeggiatura, organizza annuali tornei interni di bocce, favorisce la creazione di una corale e di un’orchestra formate da degenti e da volontari della zona, che si esibiscono anche all’esterno presso il Pio Albergo Trivulzio e la Pia Casa di Abbiategrasso.

Ricostruisce la biblioteca distrutta durante gli eventi bellici accrescendola nel numero dei volumi, grazie a donazioni e ad accordi con la Libreria Vinciana.

Promuove con successo manifestazioni e mostre di prodotti artigianali curati dagli ospiti, con l’intento di sensibilizzare la cittadinanza al valore assistenziale dell’Istituto e di utilizzare i profitti ottenuti a favore dei degenti; prospetta alla Presidenza l’istituzione di un pensionato a pagamento da allestire nella struttura del IV padiglione maschile, ma il progetto non viene attuato.

Convinto assertore del mutamento e del potenziamento delle Case di ricovero in difesa delle esigenze degli anziani, pubblica articoli sulla prima rivista italiana di gerontologia Longevità, di cui è direttore dal 1959 al 1961, apportando un valido contributo di iniziative e di esperienza.

Ottiene l’onorificenza di Cavaliere del lavoro e il suo nome è citato nell’elenco dei benefattori dell’Istituto per aver donato nel 1949 una croce processionale del ‘700, di probabile manifattura bergamasca, ancora oggi visibile presso la sede di via Bartolomeo d’Alviano.

Muore a Crema il 20 luglio 1967.

(testo di Lorenza Barbero)

Armando Rancati e il Comitato Promotore dell'Associazione Gerontologica Italiana
Armando Rancati legge l'elenco dei soci dell'Associazione Gerontologica Italiana in occasione della discussione e approvazione dello Statuto, Milano, 28-29 maggio 1955 (Longevità, anno III, n. 5, pag. 3)