Camillo Golgi (1843 – 1926)

Nel 1906 Camillo Golgi venne insignito del premio Nobel per la medicina per gli studi condotti sulla struttura del sistema nervoso, grazie ad un metodo che egli stesso aveva messo a punto molti anni prima.
Nato a Corteno (Brescia) nel 1843, Golgi aveva allora 63 anni, era senatore del Regno e rettore dell’Università di Pavia, e alle spalle aveva una carriera accademica trentennale, come professore di istologia e di patologia generale presso l’Ateneo pavese.
La collaborazione con l’Ateneo era iniziata subito dopo la laurea, conseguita nel 1865, prima come assistente di Cesare Lombroso poi di Giulio Bizzozero, che lo avviarono allo studio del sistema nervoso e all’utilizzo delle tecniche istologiche.
In Golgi venne rapidamente a manifestarsi una vera e propria vocazione verso l’indagine scientifica, ma presso l’Università pavese non vi erano allora possibilità di impiego. Il giovane scienziato, nel marzo del 1872, decise pertanto di partecipare ad un concorso per medico primario presso la Pia casa degli Incurabili di Abbiategrasso, incoraggiato nella scelta dal padre Alessandro, che conosceva bene l’Istituto, per avervi lavorato come medico secondario dal 1858 al 1860.
Vinto il concorso Camillo entrò in servizio il 1° giugno 1872. Anche allora egli non abbandonò tuttavia la ricerca; il periodo abbiatense si rivelò anzi estremamente fecondo e di fondamentale importanza per il suo avvenire scientifico.
Nonostante le incombenze dell’incarico e la lontananza dai maggiori centri di ricerca, Golgi riuscì infatti a portare avanti i suoi studi attrezzando un rudimentale laboratorio istologico nella cucina del piccolo appartamento di cui disponeva all’interno dell’Istituto. E fu proprio in quel locale che Golgi riuscì a mettere a punto la cosiddetta “reazione nera”, un’innovativa tecnica di fissazione e colorazione cellulare, che rese possibile lo studio sistematico della struttura del sistema nervoso; studio che sarebbe poi valso allo scienziato di Corteno il premio Nobel per la medicina e che costituì una tappa fondamentale per la nascita delle moderne neuroscienze.
La grandezza dell’uomo di scienze non deve tuttavia far dimenticare le capacità che Golgi seppe dimostrare anche nel suo ruolo di medico primario, in un periodo, peraltro, particolarmente delicato per la storia della Pia casa, che, dopo oltre sessant’anni di divisione in due sedi, tornava a concentrare tutti i ricoverati nello stabile ampliato dell’ex convento di Santa Chiara. In lui coesistevano una non comune perizia professionale con una spiccata attenzione verso i bisogni dei pazienti, per la cui difesa il giovane primario non si sottrasse neppure a contrasti con la direzione dell’Istituto.
L’esperienza abbiatense di Camillo Golgi si chiuse al principio del 1876, quando, a neppure 33 anni, gli si aprirono le porte dell’Ateneo pavese, dove ottenne la cattedra di istologia.
Il suo talento era stato finalmente riconosciuto e le sue aspirazioni soddisfatte, un risultato che fu raggiunto grazie alle ricerche e agli studi pubblicati durante gli anni trascorsi presso la Pia casa degli Incurabili.

(testo di Giorgio Sassi)