L’Istituto geriatrico Camillo Golgi di Abbiategrasso

Istituto Golgi di Abbiategrasso

L’Istituto geriatrico Camillo Golgi di Abbiategrasso è oggi una moderna struttura che fornisce servizi assistenziali, sanitari e riabilitativi alla popolazione anziana.


Le sue origini datano al 1784, quando venne disposta la fondazione di una Pia Casa per accogliere “poveri schifosi, impotenti ed incurabili” della città di Milano. La sede prescelta fu il convento soppresso di Santa Chiara ad Abbiategrasso, dove il 6 maggio 1785 entrarono i primi ricoverati: 47 questuanti prelevati nelle vie di Milano, 25 provenienti dall’Ospedale Maggiore e 10 individuati tra i più bisognosi della città.

La sua fondazione faceva seguito a quella della Casa di lavoro forzato di Pizzighettone e della Pia Casa di lavoro volontario di Milano, sorte anch’esse per contrastare il fenomeno dilagante della mendicità e parte del più generale piano di riforma del sistema assistenziale promosso dall’imperatore Giuseppe II.

Lo stesso sovrano, trovando “molto provvido” l’istituto abbiatense, ne dispose l’ampliamento, affidando i lavori all’architetto camerale Leopold Pollack (1751-1806), discepolo del Piermarini, che li condusse a termine nel 1787.

Già una ventina di anni più tardi la capienza dell’Istituto si rivelò tuttavia insufficiente per sostenere il sensibile aumento del numero di ricoverati dovuto alle severe norme emanate contro l’accattonaggio durante il periodo napoleonico. Venne allora aperta una sede “succursale” nel convento soppresso dei Minori Osservanti detto dell’Annunciata, fuori l’abitato di Abbiategrasso, adibito a ricovero per gli uomini, mentre donne e ragazzi rimasero nello stabile di Santa Chiara.

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Benché il nuovo stabile presentasse rilevanti problemi di salubrità, per la vicinanza delle marcite, e di carattere gestionale, a causa della distanza dalla sede principale, questo stato di cose si protrasse per circa un sessantennio, fino a quando furono portati a termine i lavori di ampliamento dello stabile di Santa Chiara progettati dall’architetto Giuseppe Balzaretti.

Il nuovo fabbricato fu inaugurato il 7 dicembre 1873 e grazie alla capacità di circa 900 posti letto poté ospitare anche i ricoverati provenienti dall’Annunciata.

Nel 1869, frattanto, la Pia casa degli incurabili era stata eretta in ente morale e dotata di uno statuto organico, in base al quale i beneficiari risultavano sempre i “poveri d’ambo i sessi affetti da malattie schifose od incurabili o mala conformazione di corpo od imbecillità di mente”.

Gli individui non completamente inabili al lavoro erano utilizzati per coadiuvare il personale nella pulizia e nel riassetto dei locali, ma anche per lavorazioni finalizzate al consumo interno o alla vendita, come quella degli stuzzicadenti e delle scatole di cartone e, dalla prima metà del XX secolo, nel lavoro dei campi presso l’azienda agricola dipendente dall’Istituto.

Il termine “incurabili”, oramai superato e in contrasto con la stessa realtà dell’Istituto, scomparve dalla sua denominazione nel 1952; denominazione nuovamente modificata nel 1966, quando divenne Pia casa di Abbiategrasso – Istituto geriatrico Camillo Golgi, per ricordare il grande anatomo-patologo insignito nel 1906 del premio nobel per la medicina, già primario presso la Pia Casa dal 1872 al 1875, e per evidenziare al contempo l’evoluzione del nosocomio abbiatense in moderno istituto per la cura dell’anziano.