Pie case d’Industria e di Ricovero

Insediandosi nei locali del soppresso “Spedale de’ Pazzi” in Porta Ticinese, conosciuto anche come Ospedale di San Vincenzo in Prato perché ubicato vicino all’antica basilica omonima, la Pia casa d’Industria e di Ricovero adibì a proprio uso di culto l’annesso oratorio di San Vincenzo, o di San Vincenzino o dell’Ospedale de’ Pazzi. Come ricorda Serviliano Latuada nel 1737, “avvi ancora in questo Spedale la Chiesa, che si ritrova al lato destro prima di entrare nel Cortile de’ Maschi. Questa è angusta, e di una sola Nave, soffittata di legno, ed ha un solo Altare, la di cui tavola fu dipinta dal Fiammenghino, il quale parimente fece le altre opere a fresco, che ivi si trovano”.
La nuova gestione comportò regolari lavori di manutenzione e alcune modifiche all’assetto interno della chiesetta, principalmente ai suoi altari. Nell’autunno del 1835 il pittore Carlo Picozzi assumeva l’incarico di realizzare la nuova pala raffigurante Il Calvario, che – compiuta entro il 1838 – avrebbe sostituito l’affresco del Fiammenghino, ormai deperito. Esisteva anche un altare dedicato a San Vincenzo sovrastato da una pala rappresentante il Santo, sostituita successivamente da quella, tuttora conservata, eseguita da Francesco De Magistris.
La Pia casa era inoltre dotata di una ridotta quadreria dei ritratti dei suoi più munifici benefattori, Aron Vita Finzi, Giuseppe Castelli, Gioacchino Piccaluga: tutte e tre i dipinti furono eseguiti tra il 1838 e il 1840 dallo stesso Picozzi, il quale contemporaneamente andava assumendo analoghi incarichi per l’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri.