Salvatore Ottolenghi (1831 – 1895)

Appartenente a una delle più importanti famiglie ebraiche piemontesi, Salvatore Ottolenghi nasce ad Asti il 4 luglio 1831 da Zaccaria e da Esmeralda Ottolenghi. Si laurea in giurisprudenza a Torino ed esercita la professione di avvocato penalista; nei primi anni Sessanta dell’Ottocento dopo il matrimonio con Fanny Finzi (1834-1918), appartenente a sua volta a una facoltosa famiglia ebraica originaria di Mantova impiantatasi a Milano, si trasferisce nel capoluogo lombardo dove s’impegna nella vita civile e culturale cittadina, rivestendo cariche pubbliche. È Presidente della Società di mutuo soccorso fra gli impiegati, esponente del Consiglio sanitario della provincia di Milano e per quindici anni è Delegato di beneficenza della Congregazione di Carità di Milano. Nel 1891 è eletto senatore del Regno.

Dopo la morte a soli dieci anni dell’unico figlio Prospero Zaccaria Rino (1864-1874), per il quale lo scultore Giuseppe Daniele Benzoni realizza la tomba al Cimitero Monumentale di Milano, Salvatore Ottolenghi con la moglie si dedica assiduamente ad attività assistenziali: sarà ricordato da Domenico Farini durante la commemorazione funebre in Senato per aver soccorso “la miseria dovunque si trovasse, comunque si chiamasse, qualsiasi culto praticasse”.

Privo di discendenti diretti, il 3 aprile 1884 alla presenza del notaio Benigno Vassalli stila un testamento olografo in cui nomina la moglie, il fratello Leonetto e i nipoti Umberto e Alfredo eredi del proprio patrimonio valutato in quasi 3.000.000 di lire e dispone legati a favore delle comunità ebraiche di Asti, di Milano e della Congregazione di Carità milanese, cui assegna 20.000 lire.

Dopo la sua morte, avvenuta a Milano il 20 marzo 1895, una deliberazione del Consiglio d’amministrazione della Congregazione cittadina accetta in data 14 maggio la somma assegnata dal testamento e stabilisce di impiegarla “nell’acquisto di rendita pubblica italiana consolidata 5%”; il regio decreto dell’8 agosto 1895 autorizza l’Ente a ricevere la donazione che a metà settembre gli eredi versano alla Congregazione, unitamente alla tassa di successione, “aumentando così con una nuova elargizione il già cospicuo legato a profitto dei poveri della […] città” e onorando “nel modo il più degno la memoria dell’illustre filantropo”.

Anche la moglie Fanny si dedica alla beneficenza, fondando nel 1895 il Rifugio Finzi Ottolenghi a Precotto (ora Milano) riservato a infermi incapaci di provvedere al proprio sostentamento. L’opera pia viene unita al Pio Istituto dei Rachitici nel 1908.

(testo di Lorenza Barbero)