Romano Valori (1862-1942)

Richiesta di assunzione di Romano Valori (Ricovero di Mendicità, Direzione, b. 13)

Romano Valori nasce a Milano il 18 novembre 1862 da Giovanni e Teresa Ambrosini. Appena diciottenne, da poco diplomato in ragioneria, il 1 dicembre 1880 ottiene l’incarico di diurnista presso la Direzione del Ricovero di Mendicità e inizia una brillante carriera, che si concluderà una quarantina d’anni dopo con il suo collocamento a riposo il 1° marzo 1920.

Dopo la sua assunzione, Valori lavora per una decina d’anni negli uffici finanziari del Ricovero di Mendicità. Il 1° marzo 1893 il Consiglio della Congregazione di Carità lo nomina Dirigente della Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso e poco tempo dopo gli affida la carica d’Ispettore dello stesso Istituto, compito che svolgerà con “lodevole attività e diligenza” per due anni, fino alla designazione di Umberto Veneziani.

Con l’autorizzazione del Consiglio, Valori prende subito provvedimenti a favore dei ragazzi ospiti ad Abbiategrasso: amplia il cortile del settore giovanile, acquista arredi e materiali scolastici per la scuola interna e predispone doni a favore dei giovani in occasione delle festività natalizie; la sua attenzione per i piccoli ricoverati si riscontrerà anche durante le due successive supplenze alla direzione dell’Istituto Derelitti.

Nel periodo del suo incarico alla Pia Casa, in occasione dei lavori di ampliamento dell’Istituto, nel pavimento di un edificio abbattuto riemergono trentacinque monete italiane e straniere di epoca rinascimentale, che Valori consegna prontamente al Presidente della Congregazione, Natale Zucchi, e che saranno vendute al Gabinetto Numismatico di Brera; a conclusione delle opere di ristrutturazione  si accorda con le autorità locali per ottenere i certificati di abitabilità, avvia gli acquisti necessari per l’arredamento degli ambienti e propone modifiche all’organico dei dipendenti, per meglio rispondere al conseguente incremento del numero degli ospiti della Pia Casa.

Con il supporto dei consiglieri preposti tende a migliorare le condizioni dei ricoverati e del personale: ottimizza vestiario e dieta, incentiva l’uso delle moderne tecnologie, avvia pratiche per dotare l’Istituto di impianti di acqua potabile, di illuminazione a gas in sostituzione del petrolio e di stufe e termosifoni, specie nei dormitori, dove in inverno le temperature rigide provocano numerosi casi di influenza tra gli ospiti. Rinnova i macchinari per le attività interne, in particolare sollecita un radicale mutamento del servizio di lavanderia ormai insufficiente ai bisogni della Pia Casa e inadeguato alle moderne esigenze igieniche, trovando un valido alleato nel Presidente Cesare Nava, che approva la costruzione di una struttura a vapore con annesso servizio di disinfezione.

Propone la riforma della classificazione degli atti d’archivio, ritenendo quella in uso non rispondente ai crescenti bisogni amministrativi.

A tutela dell’igiene e della salute degli ospiti Valori applica scrupolosamente le ordinanze della Congregazione in merito alla presentazione dei certificati medici dei ricoverati entro due mesi dal loro ingresso, autorizza una nuova vaccinazione generale dei degenti per contenere casi di vaiolo e a inizio ‘900 fronteggia la diffusione della tubercolosi tra gli ospiti con controlli sanitari mensili e l’acquisto di mezzi per la disinfezione dei locali “col Lysoform”.

Per aver “prestato lodevolmente per diversi anni l’opera sua” e per aver “pienamente corrisposto alla fiducia in lui riposta”, nel 1910 è nominato direttore del Ricovero di mendicità in sostituzione di Enea Royer, prossimo al pensionamento, e si trasferisce nuovamente a Milano con la moglie Teresa De Micheli.

Nel decennio del suo mandato all’Istituto milanese Valori prosegue l’operato dei suoi predecessori incrementando le attività lavorative dei ricoverati e migliorando le loro condizioni socio-sanitarie e ambientali: perfeziona le tabelle nutrizionali, si accorda con la Croce Verde per il trasporto dei malati, dispone la presenza notturna di suore in infermeria, istituisce un apposito locale per il ritrovo e il ristoro dei ricoverati, regola l’accesso dei degenti, del personale e degli esterni e propone di aumentare l’orario di libera uscita degli ospiti. Crea presso la Cassa Economale interna libretti di credito di proprietà dei degenti, potenzia il servizio telefonico nelle due sedi del Ricovero ed accresce la coltivazione dei terreni alla Senavra.

Nell’ultimo periodo della sua attività Valori è impegnato a risolvere divergenze con il personale salariato a causa dell’istituzione delle otto ore di lavoro giornaliere e a contrastare il propagarsi del contagio influenzale della Spagnola promuovendo adeguati provvedimenti e una nuova vaccinazione generale dei ricoverati.

Esecutore testamentario del benefattore ed ex dipendente Giuseppe Merlo, provvede alla gestione economica dei beni disposti per legato a favore della Congregazione fino alla loro consegna alla Ragioneria dell’Ente, che a riconoscenza del lavoro svolto gli attribuisce una somma in denaro.

Al momento del suo pensionamento il Consiglio e il Presidente manifestano “vivo rammarico per l’imminente uscita dal servizio di un funzionario distintissimo” ed esprimono “soddisfazione e gratitudine per gli eminenti servizi” prestati nella gestione degli Istituti.

Valori muore il 31 luglio 1942.

(testo di Lorenza Barbero)