Luigi Crivelli (1819-1901)

Il marchese Luigi Crivelli nacque a Inverigo il 16 febbraio 1819 da Paolo, cavaliere del Sacro Militare Ordine di S. Stefano di Toscana e Maria Perego. Tra le famiglie patrizie milanesi più antiche, i Crivelli, originari di porta Comasina, già a partire dalla metà del Seicento avevano dato inizio ad una vasta ed intensa opera di acquisti fondiari ed immobiliari in Brianza e sin dal 1647 erano divenuti signori della Pieve di Agliate, di diverse terre fino a Briosco e Besana e di una ampia zona nel nord della Brianza verso Romanò e Inverigo. Rimasto orfano di padre a soli diciassette anni, la sua formazione fu affidata all’avvocato e patriota Agostino Sopransi. Dopo aver frequentato l’Istituto di educazione Boselli, l’Istituto elementare e ginnasiale della contrada di Brera e il liceo di Porta Nuova, intraprese gli studi politico-legali dei corsi universitari in via privata, sotto la direzione di Cristoforo Negri, Pietro Torchiana, Camillo Quattrini, del professor Zambelli ed infine di Pietro Barinetti. Contemporaneamente compì numerosi viaggi in Italia, a Napoli, ma anche in Svizzera, in Germania e in Austria. Il 6 agosto 1843 sposò la nobile Carolina dei marchesi Medici di Marignano e il 17 maggio 1844 nacque a Parigi il loro unico figlio, Paolino, che a causa di una grave malattia morì il 17 maggio 1863 a soli 19 anni. L’attività di patriota di Luigi Crivelli, per la quale ottenne nel 1884 la medaglia commemorativa delle Cinque Giornate, ebbe inizio sin dal 18 marzo: cooperò al disarmo del Palazzo del Governo, in Borgo Monforte, dove era stato catturato il vicegovernatore O’ Donnell, e successivamente, insieme agli amici Luciano Manara e Emilio Ruga, sostenne le prime fucilate al Palazzo di Finanza (Palazzo Marino), quando la truppa austriaca disperse il corteo capeggiato da Gabrio Casati ed Enrico Cernuschi. Durante la notte, assediato nella sua casa in Corso di Porta Orientale dai soldati austriaci che tentavano di impadronirsi delle barricate del ponte di Porta Venezia, riuscì a rifugiarsi con la famiglia in casa Venino in via Chiaravalle, e partecipò poi attivamente alle battaglie a S. Celio, a Porta Venezia e a Porta Tosa. Il 22 marzo fu infine incaricato dal Comitato di difesa della custodia degli accessi dei portoni di Porta Nuova. Rientrati gli austriaci in città e proclamato lo stato d’assedio, la famiglia Crivelli fu, come la maggior parte delle famiglie nobili, soggetta alla politica fiscale punitiva voluta dal feldmaresciallo Radetzky. Nel 1853, in seguito al fallito moto del 6 febbraio organizzato dai mazziniani, Luigi Crivelli fu arrestato e detenuto nel carcere di Santa Margherita, insieme con il conte Ghirlanda Silva e con i fratelli Biagio e Felice De Vecchi. Il marchese era del tutto estraneo all’organizzazione della sommossa, ed era stato arrestato esclusivamente a causa della sua lunga barba rossiccia, che lo faceva somigliare al responsabile della cospirazione, il mazziniano Giuseppe Piolti de’ Bianchi. Il marchese fu quindi prosciolto dall’accusa e liberato il 13 aprile successivo. Tramontata l’epoca delle cospirazioni mazziniane, l’opposizione all’Austria si manifestava ignorando socialmente gli occupanti e sostenendo cause di carattere sociale ed economico. Luigi Crivelli, come molti altri, non partecipò (ufficialmente a causa dell’indisposizione della moglie) alla festa da ballo organizzata nel 1857 in occasione della permanenza a Milano dell’imperatore Francesco Giuseppe e di Elisabetta. Il significato di quella visita, tutto politico e teso a ricreare un sentimento favorevole all’Austria, era chiaro alla cittadinanza e Milano si era preparata a far fallire il viaggio dell’imperatore. Il 15 gennaio dunque l’imperatore entrò in Milano proprio da Porta Orientale, e in casa Crivelli, dove abitava la contessa Ermellina Dandolo, si erano dati ritrovo numerosi patrioti. Le persiane erano chiuse e non c’era alcun addobbo, come era stato convenuto tra i cittadini. Poco prima della sfilata dell’imperatore un commissario di polizia intimò ai proprietari di aprire le persiane e di addobbare le finestre e la contessa Dandolo, con un gesto emblematico, espose allora una pelle di tigre, come un drappo; allora il commissario tornò in casa ordinando che fosse subito levata quella pelle, mentre la contessa dichiarava di non avere altri addobbi. Insomma tra il 1850 ed il 1859 Luigi e Carolina Crivelli riunirono “in casa loro una società numerosa di persone, tra le quali predominava la gioventù. Si rideva, si ballava, e si faceva del patriottismo risoluto e chiassoso” e, forse non a caso, per i coniugi Crivelli il “decennio di resistenza” si concluse con un mandato d’arresto. Il 20 febbraio 1859 moriva infatti il giovane patriota Emilio Dandolo, che abitava in casa Crivelli. Tutta Milano partecipò due giorni dopo ai suoi funerali, che si trasformarono in una immensa dimostrazione patriottica. La polizia austriaca nella notte successiva operò diversi arresti ed emise numerosi mandati di cattura a carico di coloro che avevano preso parte alla preparazione del funerale stesso e tra questi c’erano naturalmente Luigi e Carolina, che tuttavia riuscirono a fuggire e riparare in Piemonte. Dopo l’Unità il marchese riprese a viaggiare e a partecipare alla vita pubblica: fu capitano e maggiore della 16° compagnia della Guardia nazionale; nel 1864 gli furono conferiti il grado di Cavaliere dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro e nel 1872 il cavalierato dell’Ordine della Corona d’Italia. Alle amministrative dell’11 luglio 1869 divenne poi consigliere comunale di Milano e fu a più riprese consigliere di Pagazzano (1863-1901), di Induno Olona (1891-1896) e di Inverigo (1860-1866; 1881), dove ricoprì anche la carica di Sindaco (1860-1862; 1866-1880; 1884-1894). Nell’inverno del 1873 si recò in Egitto per una spedizione scientifica sul Nilo e alcuni anni dopo, nel 1881, venne nominato membro perpetuo della Società di esplorazione commerciale. Tra i suoi principali interessi, considerata anche l’esperienza personale nei suoi possedimenti di Inverigo, Pagazzano e Frascarolo, vi era la gelsibachicoltura e, grazie anche alla fitta corrispondenza sulla materia tenuta tra il 1869 ed il 1870 con Bettino Ricasoli, pubblicò nel 1870 un opuscolo intitolato Studi sulla rigenerazione del baco da seta, al quale seguirono altre pubblicazioni nel 1877 e nel 1885. Il suo impegno sociale si manifestò naturalmente a Milano: fu consigliere di amministrazione della “Società edificatrice di case per operai, di bagni e lavatoi pubblici”, socio della “Società milanese di panificio” e membro della “Società di incoraggiamento delle arti e mestieri”; socio e patrono della “Associazione generale di mutuo soccorso tra gli operai di Milano” e ancora membro del Comitato promotore degli Ospizi marini. Infine consigliere e, dal 1873, presidente dell’Istituto dei ciechi. Luigi Crivelli morì nella sua villa di Inverigo il 14 settembre 1901. “Avendo perduto il mio diletto figlio Paolo e la mia cara moglie Carolina” – che era scomparsa il 3 gennaio 1887 – nominò erede universale suo cugino Vitaliano Crivelli, “con l’obbligo di soddisfare numerosi legati a favore di amici, parenti, del Museo del Risorgimento e istituzioni di beneficenza. I due legati destinati alla Congregazione di Carità di Milano, per un totale di 150.000 lire, dovevano essere erogati in parte in sussidi annuali a nubili “civili decadute” di età non inferiore ai trent’anni, e in parte a favore di famiglie povere prive del decennale domicilio di soccorso”.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 260-262, testo di Antonio Maria Orecchia)