Santi Giacomo e Filippo in Sant’Alessandro (ante 1497 – 1787)

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Nei repertori dei luoghi pii elemosinieri pubblicati fino ad ora, non vi è traccia di studi dedicati alla storia e all’attività di questo sodalizio.
Il Luogo pio dei Santi Giacomo e Filippo aveva sede presso la parrocchia di Sant’Alessandro in Zebedia, in Porta Ticinese. La sua data di fondazione non è nota, ma ne è testimoniata l’esistenza almeno a partire dal 1497, anno in cui Stefano Brizio, nel suo testamento dell’11 dicembre, nominava l’ente suo erede universale, gravandolo della celebrazione annuale di una messa cantata in suffragio della sua anima. La messa fu regolarmente celebrata presso la chiesa di Sant’Alessandro, fino al 1608; dal 1609 fu poi trasferita presso la vicina chiesa di San Giovanni in Conca, dove i Carmelitani se ne assunsero l’onere, dietro il compenso di 10 lire imperiali annue.
A quella data erano da tempo iniziate le opere di rifacimento della chiesa di Sant’Alessandro, affidata dal 1589 alla cura dei Barnabiti, che intendevano ampliarla e aggregarvi un collegio d’educazione. Nella vecchia chiesa i confratelli dei Santi Giacomo e Filippo avevano l’uso di una cappella arredata con un semplice altare di legno e un quadro che raffigurava la Vergine, che però a testimonianza del parroco frequentavano raramente, quasi esclusivamente in occasione della spartizione dei segni attraverso i quali distribuivano l’elemosina di pane ai poveri. L’elargizione avveniva due volte l’anno nelle ricorrenze dei SantiGiacomo e Filippo (2 maggio) e di San Tommaso Becket (2 gennaio). I redditi per l’elemosina si ricavavano dalla rendita di una casa di proprietà che si trovava nel territorio della parrocchia. Lo stabile fu venduto nel 1599 ai Barnabiti per completare la costruzione della nuova chiesa e anche la cappella non trovò più posto in Sant’Alessandro. I deputati continuarono però la distribuzione delle elemosine presso la parrocchiale, pare rimanendo in buoni rapporti con i Barnabiti.
La distruzione delle carte d’archivio del luogo pio non ci consente di delinearne precisamente l’attività per il XVII e XVIII secolo. Sappiamo però che la scuola godeva dell’esenzione del dazio della macina per le elargizioni di pane ai poveri ancora nel 1768 e che questa funzione fu espletata con continuità fino al 1785. L’amministrazione era all’epoca demandata ad un consiglio di quattro deputati, che non avevano però un luogo fisso per la loro riunione; due volte l’anno il priore, per mezzo di un portiere, inviava agli altri confratelli un numero stabilito di contrassegni di carta da distribuire ai poveri per la consueta elemosina alimentare, che si svolgeva alla porta di Sant’Alessandro.
Il luogo pio, scampato quasi per caso alla prima tranche dei provvedimenti giuseppini,  fu soppresso con Decreto n. 3658 del 28 novembre 1787 e aggregato alla Carità. A quella data i suoi redditi, derivanti da un capitale di 400 gigliati impegnato con un interesse del 4.1/2% presso privati e in una cartella del valore di L. 900 del Monte di Santa Teresa, ammontavano a 9.778 lire; sussisteva ancora il carico di 10 lire annue della messa per il benefattore Brizio da pagarsi alla chiesa di San Giovanni in Conca.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano)

Bibliografia:

  • Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, a cura di Lucia Aiello e Marco Bascapè, Como, NodoLibri, 2012, pp. 157-158