Ritratto di Gerolama Croce Sansoni

Pittore lombardo
Secondo quarto del XVII secolo
Olio su tela, cm 90 x 67,5

In assenza di riscontri documentari in grado di precisare sia la provenienza della piccola tela, dal formato inusuale rispetto alle quadrerie gratulatorie, sia l’identità della persona ritratta, si può soltanto ipotizzare che il dipinto provenga dalla quadreria della famiglia Della Croce.
Il ritratto di Gerolama Croce Sansoni, restaurato di recente, si presenta in buono stato di conservazione. La rimozione di vernici ossidate ne evidenzia le parti più interessanti costituite dal generoso apparato di gioielli, dalla scollatura orizzontale segnata da un ampio colletto a mantellina di pizzo e dall’acconciatura di gusto barocco dei capelli decorati con fiocchi tempestati di fiori collocati fra i boccoli e dall’abito stretto in vita del quale si scorge appena il dipartirsi dell’ampia veste. Si tratta di attributi utili non solo a connotare l’effigiata da un punto di vista sociale, ma permettono anche di precisare la datazione del ritratto che, considerata la presenza di elementi innovativi di gusto barocco (la foggia dei capelli) e francese (il decolleté) uniti al perdurare della tradizione spagnola, deve essere compresa entro la metà del secolo.
La donna è ritratta a tre quarti incorniciata da un sontuoso tendaggio rosso bordato di frange dorate, è in piedi con lo sguardo altero rivolto agli astanti e nella mano sinistra stringe un ventaglio pieghevole divenuto d’uso corrente all’inizio del XVII secolo.
Se l’impaginazione ripropone i modelli ben collaudati nelle corti italiane fin dal primo Cinquecento, per quanto riguarda la stesura il dipinto si rivela ancorato ad una tradizione tardo-manierista. Alla minuzia che caratterizza la resa dei particolari e della fisionomia, trascritti con una precisione didascalica poco sensibile alle novità introdotte in Lombardia dai pittori “della realtà”, si somma il ricorso ad un disegno complicato, talvolta sgrammaticato, visibile nelle ampie maniche bianche dal tessuto accartocciato e nella mano che regge il delicato ramoscello di rose.

(da Il tesoro dei poveri, p. 166, testo di Federica Bianchi)