Ritratto di Francesco Pecchio

Pittore lombardo
Ritratto di Francesco Pecchio
Quarto decennio del XVIII secolo

In assenza di riscontri documentari, si può supporre che la tela sia pervenuta al Luogo pio Loreto in una data non troppo distante da quella della morte del conte Francesco Pecchio riportata nell’iscrizione.
Il generoso benefattore, che al luogo pio di cui era uno degli amministratori lasciò ingenti somme di denaro fin dal 1705, è rappresentato a figura intera all’interno di una stanza in una posa civettuola tanto da sembrare un manichino danzante. Il suo aspetto corrisponde fedelmente al gusto del tempo, il parruccone, la tradizionale marsina svasata e decorata con bottoni fermati in ampie asole e l’abbondante camicia bianca che fuoriesce avvolgendo il braccio in primo piano. L’impaginazione non infelice, nel contesto di una stesura pittorica compromessa da restauri precedenti e da vernici oramai ossidate, ricalca parzialmente il possibile modello realizzato da Gaetano Dardanone nel 1733 per la quadreria dell’Ospedale Maggiore, riprendendone in tono semplificato il vezzo e le smancerie declinate in modo superficiale, proprio ad un barocchetto minore.

(da Il tesoro dei poveri, p. 151, testo di Federica Bianchi)