Ritratto di Giovanni Ambrogio Melzi

Pittore: Giacomo Antonio Santagostino (attribuito)
Quinto decennio del XVII secolo
Olio su tela, cm 115 x 85

La scomparsa dei documenti d’archivio riguardanti il Luogo Pio Melzi impedisce di stabilire con certezza la data di esecuzione della tela che venne commissionata dallo stesso ente benefico, oppure dalla stessa famiglia milanese.
Il ritratto di Giovanni Ambrogio Melzi, pur non rivelando novità di rilievo da un punto di vista iconografico – l’impaginazione desueta ricalca pigramente i modelli diffusi in Lombardia fin dal primo Seicento – nello stile testimonia lo sforzo a favore di una descrizione particolareggiata e didascalica del volto solcato da un chiaroscuro sfumato, comune alla stesura pittorica delle mani. La combinazione di quest’ultimo elemento, che alla lontana dimostra di non essere del tutto immune dalle novità nuvoloniane, con la castigatezza dell’insieme, in particolare nel carattere legnoso della figura, trovano nella pittura di Giacomo Antonio Santagostino significative tangenze. Il ritratto del Melzi pare infatti condividere la stessa autografia del dipinto, risalente al 1646, in cui è effigiato Giovanni Pietro Carcano conservato alla Ca’ Granda, ritenuto in passato di Giacinto e restituito convincentemente al padre da Elide Casati.

(da Il tesoro dei poveri, p. 158-159, testo di Federica Bianchi)