Ritratto di Giovanni Antonio Melzi

Pittore lombardo
Quarto-quinto decennio del XVIII secolo
olio su tela, cm 214 x 118

Smarriti i libri mastri del Luogo pio Melzi, non si può conoscere con precisione la provenienza originale del ritratto che, com’era consuetudine, doveva essere stato commissionato dallo stesso luogo pio in una data non troppo posteriore alla morte del Conte Giovanni Antonio Melzi, avvenuta nel 1735.
La tela, in precario stato di conservazione, presenta diverse ridipinture dichiarate da Renato Bontempi, che nel 1962 la restaurò ampiamente. Appare dunque difficile addentrarsi in considerazioni di carattere stilistico mentre l’assetto della figura intera ritratta seduta nel suo studio, incorniciata da un tendaggio aperto all’esterno su di uno sfondo architettonico, dà all’insieme un carattere solenne comune a modelli collaudati dai pittori lombardi fin dal tardo Seicento quali Andrea Porta, Carlo Antonio Zucchi e Antonio Lucini. Ad una possibile suggestione attinta da quest’ultimo potrebbe infatti riferirsi la caratterizzazione dei tratti fisionomici, risolti, nel dipinto Melzi, in senso caricaturale e dunque svuotati di incisività psicologica. Il medesimo registro, coerente ad una pratica pittorica di mestiere, investe le altre parti della tela dando luogo ad un barocchetto di maniera. Non è infine da escludere che l’anonimo artista-artigiano si sia ispirato al ritratto dello stesso benefattore eseguito nel 1735 da Giovan Angelo Borroni per l’Ospedale Maggiore ma, anche in questo caso, si tratta di un accostamento che non può andare oltre al dato iconografico – dalla trascrizione corsiva della fisionomia alla foggia dell’abbigliamento – a causa della scarsa leggibilità della tela conservata alla Ca’ Granda.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 159-160, testo di Federica Bianchi)