La tela fu donata al Collegio delle Nobili Vedove nel 1858 da certa “Signora Albertolli”, forse la vedova del pittore e decoratore di origine ticinese Giocondo Albertolli. Creduto rinascimentale fino ad anni recenti, il dipinto sembra in realtà riferibile alla prima metà del XIX secolo: si tratta di una copia, o di una libera interpretazione, da un modello cinquecentesco lombardo non individuato ma appartenente all’ambito luinesco. In particolare l’atteggiamento e la disposizione dei personaggi si avvicinano alla lunetta affrescata dal Luini nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Lugano.