Lapide in memoria di Oreste Pagani

Scultore: Alfeo Bedeschi (Lugo, Ravenna, 1885 – Milano, 1971)
Anno: 1939
Bronzo, cm 35,5 x cm 49,5
Lapide in marmo, cm 115 x cm 55

L’esigenza di dedicare alla memoria di Oreste Pagani una targa commemorativa fu immediatamente avvertita all’indomani della sua morte, avvenuta il 6 novembre 1938. Promotore dell’iniziativa si fece Umberto Bossi, cognato dello scomparso, al quale era stato legato da un profondo vincolo di stima e d’ammirazione. Il 10 agosto 1939, come attestano alcune carte conservate presso l’archivio privato della famiglia Pagani, questi ringraziava la presidenza dell’ECA a nome di tutti gli amici del defunto per l’autorizzazione concessa alla targa, ripromettendosi, in una seconda missiva indirizzata a Manlio Colombo, segretario generale dell’ECA, di affrontare subito dopo l’estate la questione della più idonea collocazione da riservare a tale memoria. Daterà dunque a questo stretto giro di tempo la commissione del ritratto allo scultore Alfeo Bedeschi; tale scelta doveva essere apparsa del tutto spontanea, considerate l’amicizia e la profonda comunanza intellettuale che univano l’artista allo scomparso e al suo stesso cognato, cui non a caso Bedeschi aveva dedicato un ritratto a matita di Oreste Pagani ripreso sul letto di morte.
Il solenne scoprimento della targa avveniva alla presenza della famiglia e delle autorità il 12 novembre 1939, a poco più di un anno dalla morte di Pagani. In quell’occasione lo stesso Bedeschi pronunciò breve discorso volto a commemorare con semplicità la statura morale dello scomparso, consegnando poi ufficialmente la propria opera all’ingegner Viani, presidente dell’ECA e vice podestà di Milano. A cerimonia avvenuta un breve biglietto indirizzato da Umberto Bossi all’amico scultore lasciava trapelare una certa amarezza nei confronti di quella manifestazione svoltasi in modo non del tutto conforme ai propri desideri; l’apparato retorico fascista spiegato per l’occasione non rispettava in alcun modo infatti la profonda fede repubblicana nutrita dal defunto, condivisa dal suo stesso cognato e dall’amico scultore.
Sembra quasi un risarcimento ad aspettative andate tradite il dono del gesso preliminare alla realizzazione del ritratto in bronzo che Bedeschi offriva a Bossi, affinché questi avesse almeno “nel sacrario della sua casa l’effigie cara dell’amico amatissimo tanto compianto”. Da tale gesso andato perduto venivano quindi tratte a opera della Fonderia Battaglia due fusioni in bronzo tuttora esistenti in collezione privata, mentre la versione in marmo del medesimo ritratto, sempre di mano di Bedeschi e forse precedente allo stesso bronzo scoperto nel 1939, è collocata sulla tomba di Oreste Pagani al Cimitero di Musocco. A distanza d’anni, nel 1957, Bedeschi sarebbe tornato a lavorare per l’ECA, realizzando una coppia di medaglioni in bronzo raffiguranti Bruno e Fofi Vigorelli, figli del presidente Ezio fucilati come partigiani durante l’ultima guerra. La coppia di ritratti, oggi rimossa, era collocata all’ingresso dell’Istituto post-sanatoriale intitolato ai due fratelli.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 355-356, testo di Lucia Pini)