Ritratto di Diomede Castano

Pittore lombardo
Terzo-quarto decennio del XVII secolo
Olio su tela, cm 118 x 88,5

Ricordato in un inventario del 1785 al momento dell’aggregazione del Luogo Pio di Santa Caterina in San Nazaro, al quale era destinato in origine, con il Luogo Pio Divinità, il dipinto si presenta in condizioni precarie nonostante il recente restauro. Appaiono evidenti i segni di integrazioni posteriori, nella semplificazione un po’ piatta delle mani, mentre i motivi decorativi nero su grigio del farsetto rigonfio, sembrano dei rifacimenti ottocenteschi.
La figura di Diomede Castano, colta di tre quarti, frontale, è raffigurata seduta, con la mano destra regge il copricapo e con l’altra, secondo un’iconografia corrente, esibisce un foglio dal quale è sparita ogni scritta ma che in origine doveva recare l’intestazione del legato testamentario confermato dalle fonti.
Nel suo insieme la tela trasmette un’impressione di austera sobrietà dalla quale emerge, differenziandosi, il volto isolato dal corpo dal rigoglioso collare bianco “a lattughe” coerente alla moda spagnola. L’impronta tardo-manierista si stempera parzialmente in questa parte del dipinto dove i tratti del Castano sono descritti con forti contrasti chiaroscurali ricorrendo ad una vena di crudo e semplificato realismo espresso dallo sguardo pungente. Per la realizzazione del dipinto, non del tutto indifferente al nuovo corso della ritrattistica lombarda avviato all’inizio del secolo in particolare da Daniele Crespi, qui rievocato in tono decisamente dimesso, si può supporre l’intervento di un artista affine alla maniera paludata di Alfonso Pozzobonelli, con il quale l’ignoto autore di questo ritratto condivide un’ostinata adesione alla tradizione tardo-cinquecentesca.

(da Il tesoro dei poveri, p. 118-119, testo di Federica Bianchi)