Rachele Maria Bertolaja nasce a Milano nel 1830 da Giuseppe (1778-1864) e da Giuditta Bertolaja (1792-1852). Il padre, a sua volta figlio di Pietro e di Annunciata Camisetta, è originario di Settimo (oggi Settimo Milanese) ed esercita la professione del “salsamentario”, cioè del commerciante, verosimilmente all’ingrosso, di salumi; la madre nasce a Gudo Gambaredo (oggi frazione di Buccinasco) da Antonio Maria e da Felicita Robecchi. Non sono noti eventuali vincoli di parentela tra i due coniugi, i quali, accomunati dal medesimo cognome, hanno altri due figli: Francesca (1831-1839) e Pietro (nato e morto nel 1833).
Unica erede dei genitori, Rachele Bertolaja si unisce in matrimonio con Domenico Morandi (1824-1885), possidente e commerciante in formaggi (grana, quartirolo), da cui non ha prole e in memoria del quale nel 1888 effettua una donazione con usufrutto vitalizio all’Ospedale Maggiore di Milano consistente in beni immobili e liquidi per un valore di circa 120.000 lire. In quella occasione la benefattrice indica l’obbligo del ritratto gratulatorio per il consorte, che sarà eseguito nel 1889 dal pittore Cesare Tallone.
Rachele Bertoloja muore il 19 febbraio 1889 nella sua casa milanese di corso San Celso 23 (oggi corso Italia, in precedenza abitava al civico 12 della stessa strada); nel suo testamento olografo del 30 agosto 1888, pubblicato negli atti del notaio Giuseppe Mira il 31 febbraio 1889, dispone che il suo cospicuo patrimonio sia devoluto a molteplici istituzioni assistenziali ambrosiane. Erede universale risulta infatti la Società Italiana per la protezione dei fanciulli, gravata tuttavia da numerosi legati: 20.000 lire per ciascuno alla Veneranda Fabbrica del Duomo da utilizzare per finanziare la costruzione della nuova facciata del Duomo stesso, all’Istituto Sordomuti poveri di campagna, al Pio Istituto dei Rachitici fondato da Gaetano Pini, alla Scuola Professionale Femminile creata da Laura Solera Mantegazza, alla Poliambulanza Medico Chirurgica gratuita, alla Piccola Casa del Rifugio fondata da Carlo Lurani Cernuschi. Spettano invece 10.000 a testa all’Ospedale Maggiore, agli Orfanotrofi Maschile e Femminile, al Pio Albergo Trivulzio, all’Istituto Oftalmico, all’Istituto dei Ciechi, all’Asilo d’Infanzia in San Celso, alla Pia Casa Ecclesiastica di ricovero dei preti poveri e all’Opera Pia della cura balneare.
Con 15.000 lire sono inoltre beneficati il Pio Istituto di Maternità per bambini lattanti e slattati, l’Asilo d’Infanzia in San Gottardo e la Congregazione di Carità, la quale ne avrebbe dovuto erogare il reddito in quattro doti annue riservate ad altrettante “povere figlie nubende di morigerati costumi”. La benefattrice lascia anche 41.000 lire ai poveri delle quarantuno parrocchie di Milano (1.000 lire per ognuna di esse), da impiegare per disposizioni di legge nell’acquisto di un titolo di rendita di Stato per ogni parrocchia e amministrato dalla Congregazione di Carità; non mancano infine legati in denaro ai cugini Biraghi – figli e nipoti della sorella della madre, Angela Francesca Bertolaja in Biraghi – e anche alla servente Claudia Ceppi e al casaro Giuseppe Biraghi, addetto al magazzino dei formaggi della ditta Morandi ubicato in corso San Gottardo 19, mentre tutte le “gioje e brillanti” possedute vanno alla statua della Vergine del Rosario conservata nella chiesa di Sant’Eustorgio.
Nelle sue disposizioni testamentarie Rachele Bertolaja non manca di ordinare per sé funerali di prima classe e di primo grado e di riservare 3.000 lire per finanziare la esecuzione e la messa in opera de “il mio monumento che sia solido e duraturo, al posto prima d’ora assegnatomi vicino all’amato mio Domenico”, opera dello scultore Gaetano Perugia ancora in situ presso il Cimitero Monumentale di Milano. L’Ospedale Maggiore e l’Istituto dei Ciechi le dedicano un ritratto gratulatorio, rispettivamente firmati dai pittori Ferdinando Brambilla e Luigi Bianchi.
(testo di Sergio Rebora)