Promemoria: Alessandro Porro
Il fondo Famiglie conserva, classificati in ordine alfabetico attraverso i cognomi, documenti vari ed eterogenei riferiti a tutte le epoche e di provenienza non sempre identificabile con facilità. Da questa miniera – dalla quale si possono estrarre infiniti spunti per ricerche e approfondimenti – oggi scaturisce un volumetto che appartiene a una tipologia ai nostri tempi desueta, il ricordo funerario di un personaggio che si è particolarmente distinto in taluni ambiti della vita sociale, culturale, economica del Paese. Affini a quelle immaginette che riportano l’effige di un defunto a fianco delle sue generalità anagrafiche e, a volte, di qualche frase che ne riassume brevemente l’esistenza e porge ai superstiti consuetudinarie parole di ricordo, questi piccoli libri si aprono quasi sempre con il ritratto fotografico del personaggio a cui sono dedicati, mentre la copertina e il frontespizio presentano fregi ornamentali che, in qualche modo, richiamano alla dimensione funebre cui i volumetti appartengono. Seguono generalmente i discorsi commemorativi pronunciati da personalità pubbliche in occasione delle esequie e a volte, nel caso di figure note, i necrologi pubblicati sui giornali cittadini.
La loro diffusione scandisce tutto l’Ottocento intensificandosi e perfezionandosi in un vero e proprio “genere” nell’ultimo quarto del secolo fino a lambire gli anni Trenta del Novecento per esaurirsi pressoché del tutto dopo la seconda guerra mondiale.
Nell’opuscolo – stampato nel 1879 dalla Tipografia del Riformatorio del Patronato, sita a Milano in via Quadronno 42 – viene celebrato il nobile Alessandro Porro, nato a Milano nel 1814 dai nobili Giovanni Pietro Porro e Barbara Verri, figlia di Pietro. Presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde e della società che realizza la ferrovia tra Milano e Venezia ma anche fautore del sistema di navigazione del lago di Como, in gioventù Alessandro Porro partecipa allo spirito patriottico del Quarantotto e durante il breve periodo del Governo Provvisorio di Milano dopo le Cinque Giornate ricopre alcuni incarichi istituzionali per poi entrare nell’orbita di Cavour e del suo establishment con l’unità nazionale. Muore a Milano il 7 agosto 1879.
Introduce i testi il ritratto fotografico all’albumina su carta in formato cabinet di Alessandro Porro, ornato della firma del defunto, eseguito dallo Stabilimento Fotografico Montabone di Carlo Marcozzi e seguito dal frontespizio impreziosito, come la copertina, da fregi neogotici in oro e fronde vegetali intrecciate in argento.
Il volumetto comprende le commemorazioni tenute ai funerali del nobile da parte dell’avvocato Francesco Gorla, deputato provinciale di Milano, dell’avvocato Giovanni Battista Polli, membro della commissione amministratrice delle Casse di Risparmio di Lombardia e benefattore della Congregazione di Carità (dal cui archivio proviene quasi certamente l’opuscolo), del senatore Carlo d’Adda, presidente della Congregazione di Carità di Milano, del sacerdote Eliseo Ghislandi, direttore del Regio Istituto dei Sordomuti di Milano, di Lodovico Felice Cogliati, direttore del Pio Istituto Tipografico di Milano, istituzioni di cui Alessandro Porro faceva parte. Seguono ai discorsi i cosiddetti “ricordi funebri” pubblicati dai quotidiani cittadini il giorno dei funerali: la Perseveranza, il Pungolo, il Bollettino dell’Agricoltura e il Corriere della Sera; chiude il libretto la epigrafe commemorativa esposta sulla porta della chiesa di San Fedele durante le esequie.
(testo di Sergio Rebora)