Su e giù per le scale, in Archivio
Nel corso degli interventi di riordino effettuati nell’Ottocento, come materiale di condizionamento dei fascicoli, le cosiddette “camicie”, sono stati spesso usati dei documenti, evidentemente frutto di scarto d’archivio: si trattava spesso di documenti di un certo interesse storico (quali, ad esempio, le variazioni di abitazione degli assistiti – con indicazione del nuovo domicilio e del tipo di assistenza prestata – o le tabelle riassuntive delle elemosine distribuite mensilmente ai poveri delle parrocchie milanesi) e che nei lavori di riordino degli ultimi vent’anni sono state, quando possibile, recuperate.
Una di queste camicie ci racconta un episodio di prosaica quotidianità della vita dell’Ufficio Archivio della Congregazione di Carità di quasi centoquarant’anni fa.
Ecco l’antefatto: il 10 giugno 1888 l’archivista Arturo Faconti comunica al Consiglio della Congregazione stessa che da due mesi l’aggiunto archivista Giulio Casati ha accusato un indebolimento di vista, diagnosticato come “congestione venale – neuro – retinica bilaterale”, che lo ha costretto ad allontanarsi dal lavoro per un periodo indeterminato di riposo e di cura. La carenza di personale, già insufficiente, accentua i disagi che da tempo affliggono l’Ufficio Archivio e di cui Faconti informa i consiglieri: “uno e primo degli incombenti dell’Aggiunto Archivista, allorquando le carte patrimoniali sono classificate e registrate, è quello della loro divisione e reposizione alle rispettive sedi, essendo officio dello Scrittore, la divisione ed il collocamento di quelle relative alla beneficenza ed ai ricoveri. Orbene; per la revisione dei legati di culto e di alcune beneficenze che l’Onorevole Congregazione ha creduto di attuare onde far prosperare il patrimonio che amministra, per la restituzione dei capitali passivi, per le continue istanze di rescissione di affitti, di riduzioni dei relativi canoni, per migliorie pretese dalla quasi generalità dei fittabili, e da ultimo l’elenco dei principali benefattori di questi LL. PP. EE., ne venne tale un aggravio di lavoro a questo Ufficio da rendere insufficiente l’attuale personale pel disbrigo di tutti gli incombenti. Per conseguenza si dovette sospendere la riposizione degli atti d’amministrazione ed accontentarsi d’ammonticchiarli sui banconi della prima sala d’archivio nel miglior ordine possibile”. A ovviare questo grave inconveniente Faconti chiede che “sia almeno provvisoriamente assegnato all’Ufficio d’Archivio, ch’è l’occhio destro di una buona amministrazione, un personale coll’opera del quale potersi possibilmente mantenere in corrente coi lavori”. La richiesta viene esaudita e il 28 giugno seguente, dopo essere stato istruito dal Segretario Generale Camillo Fumagalli “dell’incarico suo provvisorio” e “dell’emolumento annessovi”, prende servizio il diurnista Achille Sajni.
E qui entra in gioco una delle famose camicie recuperate: dimostrando una buona dose di intraprendenza – e forse un po’ di ingenuità – il supplente scrive con bella calligrafia all’Ufficio Tecnico della Congregazione una istanza in cui presenta un suo progetto di apposita scala per l’Ufficio Archivio, “onde agevolare il matematico collocamento delle posizioni – documenti nelle rispettive cartelle. Con tale sistema ritengo maggior sicurezza – comodità non essendo obbligati di scendere ogni volta a portare e riportare la Cartella, ma si metterebbero a posto i documenti stando da sopra, specialmente se questi sono in alto e nell’interno delle caselle”. Segue, in calce al testo, un rudimentale disegno del manufatto immaginato con la indicazione delle relative dimensioni: in sostanza, una scala mobile con una sorta di ponte per lavorare da agganciare alle scaffalature dell’archivio.
Non siamo in possesso della risposta dell’Ufficio Tecnico ma c’è forse da dubitare che Arturo Faconti abbia inoltrato il documento ai colleghi; né siamo in possesso di altre informazioni relative alla carriera del diurnista. Il suo fascicolo personale registra infatti solo la data di chiusura del suo rapporto di lavoro con la Congregazione di Carità, avvenuto il 31 maggio 1889 per determinazione del Presidente, il conte Giorgio Giulini, con il ritorno in ufficio dell’aggiunto archivista Casati il 4 febbraio precedente.
Sul web ci si imbatte in uno o più Achille Sajni contemporanei al nostro: uno, nato a Cremona da Pietro Sajni, nel 1874 è registrato come cassiere della filiale di Pavia della Banca Nazionale e il 26 dicembre 1901 verrà nominato cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia per iniziativa del Ministro dell’Interno; un altro (o lo stesso?), lodando l’esercito per aver salvato Milano da quelli che definisce “vandali aggressori”, l’8 maggio 1898 invia al generale Fiorenzo Bava Beccaris un opuscolo da lui scritto intitolato Gravi problemi sociali. Proposta di società per le vedove ed orfani d’impiegati civili e militari, edito a Milano dallo Stabilimento Tipografico A. Rancati nel 1894.
(testo di Sergio Rebora)