Emanuel o Emanuele Leonino Sacerdote nasce da Marco Raffaele (morto nel 1831) e da Dora Giusta il 30 maggio 1790 a Casale (oggi Casale Monferrato), luogo di un insediamento ebraico riferibile alla fine del XIV secolo, accresciutosi con l’arrivo di numerosi ebrei in fuga dalla Spagna dopo il 1492. Il cognome Leonino deve essere considerato un nome proprio aggiunto e in alcuni casi sostituitosi al cognome originario del casato, Sacerdote, tra i più diffusi presso la comunità ebraica di Casale, dal solo Marco Raffaele, figlio di Leone.
Marco Raffaele Sacerdote dei Leonini incrementa i propri beni attraverso oculati investimenti nel settore bancario e nel commercio (forse di cereali), sviluppando il raggio degli affari dell’azienda di famiglia anche nella città di Asti. Ben presto si avvale della collaborazione dei quattro figli: oltre a Emanuele, Samuele (di cui mancano notizie biografiche), Abram Davide o semplicemente Davide (1804-1875) e Israel Vita poi chiamato Ippolito (1809-1877) e i quali lasceranno poi Casale ampliando ulteriormente la portata dei loro interessi commerciali e finanziari e innalzandone il livello del profilo professionale.
Mentre Ippolito si stabilisce a Londra, dove sposa Hannah Cohen (1823-1891), imparentata con i Rotschild, Emanuele e Davide nel 1831 si spostano a Genova, città che, seppure non possa vantare una comunità ebraica particolarmente radicata a differenza di altre, si rivela strategica per lo sviluppo degli affari grazie alla presenza del porto. Qui i Leonino operano come negozianti in generi coloniali e merchant bankers, in relazione con la ditta del banchiere commissionario Stefano Pescio, a sua volta referente locale dei Rotschild. Nel 1840 Emanuele, che a Genova si era sposato con Rosa Modena (1806-1870), si trasferisce a Milano dove grazie al possesso di ingenti capitali chiede e ottiene di diventare suddito austriaco, acquistando la casa di contrada di Borgo Nuovo 1530 (poi via Borgonuovo 21), già appartenuta agli Orsini, un palco al Teatro alla Scala e fondi agricoli per un totale di 12.000 pertiche di terra. Entra inoltre come socio nella Raffineria Privilegiata di zuccheri Calderara che nel 1846 cessa la sua attività e nel 1847 diventa socio promotore della Cassa d’Incoraggiamento Arti e Mestieri di Milano; nel 1858 partecipa al progetto di fondazione di una banca di credito e sconto, la Banca Commerciale Lombarda, intento poi abbandonato. Negli anni del risorgimento i fratelli Leonino sostengono economicamente l’azione politica di Cavour.
Nel periodo successivo all’unità nazionale gravitano su Milano anche Davide – che acquista e fa ricostruire all’architetto Luigi Clerichetti la casa di via Borgonuovo 24 e villa Gallia a Como dall’ingegner Carlo Robecchi – e i figli Sabino (1829-1888) e Giuseppe Samuele (1830-1894), nati dal matrimonio con Ester Alatri (1803-1883), i quali, abbandonati i commerci e la finanza, investono anch’essi come lo zio Emanuele nella terra e negli immobili; nel 1864 per meriti conseguiti nel settore della beneficenza Davide viene creato barone motu proprio da Vittorio Emanuele I, titolo trasmissibile al figlio maschio primogenito. Giuseppe Samuele sposa Amélie Oppenheimer (1839-1907), di Parigi; Sabino si unisce invece in matrimonio con Adele Finzi (1837-1907), nipote di Aron Vita Finzi (1779-1837), tra i principali esponenti della comunità ebraica di Milano e benefattore dei Luoghi Pii Elemosinieri. Nel 1883 insieme al fratello e alle sorelle benefica il Pio Istituto Rachitici e gli Ospedali Fatebenefratelli in memoria della defunta madre Adele Alatri. Anche le generazioni successive stipuleranno matrimoni socialmente assai prestigiosi: David Emmanuel (1864-1936), figlio di Giuseppe Samuele, sposa Juliette de Rotschild (1870-1896) mentre il cugino Abram David (1867-1911), figlio di Sabino, prende in moglie Jeanne de Rotschild (1874-1929), sorella di Juliette.
Anche il cavalier Ippolito soggiorna e muore a Milano, dove si stabiliscono due dei suoi cinque figli: Carlo Emanuele (1845-1907), che sposerà Giuditta Alatri detta Nina (1850-1919) e Alfredo Davide (1866-1924), benefattore di enti assistenziali e benefici di Varese tra cui la Casa di Riposo, gli Orfanotrofi Maschile e Femminile, l’Asilo Infantile di Casbeno, la Colonia Agricola Dandolo dell’Istituto Nazionale Opera Pia Piccoli Derelitti e l’Orfanotrofio Maschile di Milano.
Emanuele Leonino, vedovo e senza prole, muore a Milano il 14 giugno 1871 nella sua casa di via Borgonuovo 21, a breve distanza da quella del fratello Davide. L’edicola funeraria della famiglia di Davide, sita al Cimitero Monumentale e in cui vengono raccolte anche le spoglie di Emanuele e della moglie Rosa Modena, porta la firma di Carlo Maciachini (1875), mentre quella di Ippolito, sita nello stesso Riparto Israeliti del camposanto milanese, viene progettata ed eretta dall’ingegner Carlo Robecchi tra il 1878 e il 1879.
Il 2 luglio 1870 i cugini Giuseppe Samuele ed Edward Emmanuel Leonino (1845-1879), per incarico dei rispettivi padri barone Davide e cavalier Ippolito – in quel momento residenti il primo a Genova e il secondo a Londra – comunicano alla Congregazione di Carità di Milano che il defunto zio Emanuele ha lasciato nelle proprie disposizioni testamentarie olografe del 30 agosto 1846, rogate negli atti del notaio Carlo Marocco il 18 giugno 1871, una disposizione benefica riservata ai bisognosi della città e del suo territorio provinciale: “lego alla dilettissima mia moglie Lire austriache cinquantamila perché venga distribuita e ripartita a suo talento fra li diversi pii stabilimenti di questa Città e Provincia in suffragio della mia anima e tale somma le sarà pagata da miei eredi entro due mesi dal mio decesso”. Essendo Rosa Modena deceduta un anno prima del coniuge, gli eredi universali di Emanuele Leonino, i due fratelli superstiti Davide e Ippolito, convalidano il legato versando la somma alla Congregazione di Carità e chiedendo a essa di corrispondere sussidi di baliatico per trecento lire annue a madri povere di Albignano, frazione di Truccazzano dove la famiglia possiede fondi agricoli, e di erogare duecentocinquanta lire all’anno a favore di israeliti poveri di Milano.
A loro volta, nel 1875 i fratelli Giuseppe e Sabino Leonino, nipoti di Emanuele, donano all’Opera Pia Derelitti una rendita annua italiana di centocinquanta lire in memoria del defunto padre barone Davide; il 17 settembre 1881, in occasione delle nozze della figlia Fanny (1856-?) con il dottor Enea Cavalieri (1848-1929) di Ferrara, patriota e agronomo, Sabino offre cinquecento lire ai poveri della parrocchia di San Marco. Infine, nel 1926 David Emmanuel Leonino, figlio di Giuseppe Samuele, fonda e dota l’Asilo Infantile di Albignano.
(testo di Sergio Rebora)