Luigi Imperatori nasce a Intra il 3 febbraio 1801 da Francesco e da Angela Simonetta, entrambi appartenenti ad antiche e facoltose famiglie intresi. Il padre, Francesco Imperatori (1764-1846), è a sua volta figlio di Giovanni Battista e di Teresa De Lorenzi (altro illustre casato intrese) ed è imparentato con il patriota Francesco Simonetta (Milano 1813 – 1863), figlio di Giovanni Battista commerciante intrese, suo omonimo anche nel patronimico, il quale partecipa alle Cinque Giornate di Milano e alle prime due guerre d’Indipendenza militando nelle file dei Garibaldini e dopo l’unità nazionale viene eletto deputato al Parlamento.
Indicato come “negoziante”, cioè uomo d’affari, negli anni della restaurazione Francesco Imperatori si stabilisce a Milano con la sua famiglia, composta dalla moglie e dai cinque figli: oltre a Luigi, la coppia ha infatti Giovanni Battista (1794), Marianna (1898), coniugata Caimi, Gaetano (1807) e Alessandro (1810). Mentre Giovanni Battista e Gaetano svolgono rispettivamente le professioni di avvocato e ingegnere – il primo di essi è anche consigliere provinciale per il Mandamento di Saronno, socio corrispondente dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, membro del Consiglio Provinciale per le Scuole e del consiglio direttivo del R. Istituto dei Sordo-Muti – Luigi prosegue l’attività paterna; peraltro i tre fratelli Imperatori sono possidenti di beni in comune, comprendenti due case in Milano, una in via Gozzadini 39 e l’altra in via Cappuccio 12 oltre a una casa di villeggiatura a Stresa, Villa Giuseppina. La originaria via Gozzadini (oggi trasferita a San Siro) è una strada oggi scomparsa che partiva da corso di Porta Romana e correva parallela alla fossa interna del Naviglio, spostata più a nord verso il centro. Sbucava nell’odierno corso Italia esattamente di fronte alla via Campo Lodigiano, che in effetti ne è la prosecuzione e insieme formava l’antico terraggio.
Tra le proprietà indivise degli Imperatori si annoverano inoltre terreni di quasi 140 pertiche con un caseggiato denominato Cascina Fabbrica nei Corpi Santi di Porta Magenta; fondi aratori moronati e prativi nel Circondario di Monza composti da 2.782 pertiche a Malnido nel Comune di Cologno Monzese e 196 a Occhiate nel Comune di Brugherio.
Coniugato con Maria Levina van Laer (nata nel 1815), figlia di Giacomo, da cui non ha prole, Luigi Imperatori muore a Milano il 2 gennaio 1873 nella casa di via Gozzadini 39; la salma viene tumulata al Cimitero Monumentale (i resti riposano oggi in un ossario).
Nel testamento olografo redatto 16 dicembre 1872 e registrato negli atti del notaio Giovanni Pavia il 4 gennaio 1873, nomina suoi eredi universali i fratelli Giovanni Battista e Gaetano, riservando alla moglie una rendita annua di quattromila lire che gli eredi e i loro successori corrisponderanno alla donna attraverso rate anticipate: “Qualora però detta mia moglie preferisse rimanere in famiglia, anche in riguardo al mio desiderio, che ciò possa avvenire, con assistere il fratello Avvocato nei tardi anni, abbenché molte difficoltà possano presentarsi a questa convivenza dopo la mia morte per incompatibilità di caratteri, senza colpa reciproca, nel caso dico che si verificasse tale mio desiderio, e finché duri tale convivenza, si pagheranno alla stessa mia moglie in contanti solo lire tremila coll’obbligo però alli miei eredi di conservare alla medesima l’attuale trattamento di vitto, alloggio e servizio, raccomandando però, come raccomando la detta mia moglie che voglia assisterla di consiglio e di affezione”. Alla consorte viene concesso anche l’uso del terzo di villa Giuseppina a Stresa appartenente a Luigi.
Il benefattore destina inoltre diecimila lire “da erogarsi in beneficenza” specificando: “La predetta somma di Lire 10.000 – diecimila – che lascio in beneficenza come sopra voglio che sia versata alla Congregazione di Carità in Milano, pregando quel Presidente D.n Carlo D’Adda a disporre a beneficio dei più bisognosi a suo dettame contro due anni a comodo dei miei fratelli Eredi e senza decorrenza di interessi”. Ai nipoti Francesco Caimi e Carolina Caimi, maritata Ghisolfi, spetta infine un legato di millecinquecento lire per ciascuno.
(testo di Sergio Rebora)