Abitare in un igloo… a Milano

Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale la situazione abitativa a Milano è assai precaria: i bombardamenti delle forze aeree angloamericane sulla città, specialmente quelli del 1943, oltre a colpire numerosi monumenti e chiese storiche distruggono o danneggiano gravemente circa un terzo del patrimonio edile.
Sulla spinta della voglia e della necessità di ricostruire (sono gli anni del fenomeno della coabitazione coatta con gli sfollati rimasti senza casa), rovine di antichi palazzi che avrebbero potuto essere pazientemente restaurati e in parte recuperati vengono sacrificate per lasciare posto a nuovi e più funzionali edifici adibiti a uso residenziale. Naturalmente si sviluppa anche la tendenza a costruire ex novo, a volte sfruttando terreni agricoli poco redditizi e ormai troppo vicini alla città, magari in offerta a un prezzo conveniente.
In questa prospettiva si pone la lettera che l’architetto Mario Cavallé (1895-1982), professore del Politecnico di Milano, indirizza all’Ufficio Tecnico dell’ECA di Milano il 19 agosto 1947:

Mi permetto di chiedere se sareste disposti a darmi in concessione qualche Vostro lotto di terreno di circa 1000 mq situato alla periferia (in collegamento col tram di città o quasi) ad una delle seguenti condizioni:
a) o in affitto per 10 anni con impegno da parte mia di ritornarVelo sgombero (fissando Voi il canone)
b) o in assegnazione temporanea pure per 10 anni mediante pagamento di un canone modesto annuo, con l’obbligo da parte mia di lasciare di Vostra proprietà dopo tale periodo le VILLETTE emisferiche che io costruirei su tale lotto (una ogni 150 mq) (vedi disegni allegati).
Se invece nessuna delle due proposte fosse di Vostro gradimento, Vi pregherei di dirmi se sareste disposti a vendermi l’intero lotto con la possibilità di pagarlo frazionato in lotti da 150 mq cadauno”.

L’anno precedente l’architetto Cavallé aveva costruito dodici esemplari di casa emisferica in via Lepanto, nel quartiere Maggiolina, di cui oggi ne sopravvivono sei: originariamente tinteggiate all’esterno di bianco, gli igloo milanesi – come tutti hanno subito ribattezzato i prefabbricati – corrispondono a uno dei due bei progetti conservati tra le carte d’archivio, quello che mostra la facciata e la veduta prospettica della casetta, con tanto di automobile e gruppi di piante. Il secondo disegno illustra una variante del modello, detta “Girasole”, caratterizzata da un parziale rivestimento in lastre di ardesia e da una diversa disposizione delle finestre. Ma Cavallé aveva costruito anche almeno un paio di case fungo dal caratteristico tetto mansardato a forma di pileo a pois.

L’ECA al momento sembra non rispondere, ma non va avanti neppure una successiva proposta dell’architetto, che in data 31 gennaio 1949 chiede la disponibilità dell’ente a una trattativa per l’acquisto di un terreno di sua proprietà sito all’angolo tra le vie Giovanni Bellezza e Giuseppe Ripamonti – dove un tempo si trovava il podere San Lazzaro – al momento affittato a un addestratore di cani. Resta, nella pratica conservata presso l’Archivio, la testimonianza inedita e corredata di immagini di questo episodio dell’architettura milanese del Novecento.

(testo di Sergio Rebora)