Filippo Sartorio, Provveditore della Real Casa

Una circostanza che potremmo definire piuttosto prosaica come la richiesta di un preventivo per una tapparella nuova, ci permette di rivivere la Milano di fine Ottocento senza utilizzare la macchina del tempo: basta consultare una pratica appartenente al fondo Patrimonio Attivo, Beni Stabili. Case conservata in Archivio.

L’8 luglio 1885 Angelo Maggioni, ingegnere capo dell’Ufficio Tecnico della Congregazione di Carità, informa il Consiglio: “In seguito alla caduta di alcuni calcinacci dalle finestre della Casa in via Francesco Sforza N. 41 [di proprietà dell’ente, ndr], ho fatto visitare tutte quelle aperture, che sono in Numero di quarant’otto, ed ho trovato l’urgente bisogno di ripararle o nelle spalle o nelle voltine, pilette, tapparelle e simili”. E così il solerte ingegnere inoltra ai suoi superiori i preventivi, nel frattempo richiesti, per i necessari lavori di muratura, falegnameria e per “una griglia per la finestra della scala” (con il termine griglia ancora oggi a Milano si definisce una persiana apribile su cardini o scorrevole a scomparsa su un binario) o una tapparella, quest’ultima prodotta da un professionista di tutto rispetto: Filippo Sartorio, “Provveditore della Real Casa”.

La carta intestata della ditta di cui Sartorio è titolare e sulla quale è stilato il preventivo per “N 1 tenda di M. 2.50 x 1.02 qualità a tapparelle verniciata cenere spalle con relative ferramenta e freni in ottone e mantovana”, è occupata nella sua metà superiore da una straordinaria illustrazione litografata, stampata presso lo Stabilimento Zanaboni di via Fontana 12 a Milano. Ci troviamo così in pieno corso Venezia, proprio in mezzo a una strada incredibilmente vuota da carrozze o, tantomeno, autoveicoli (allora non esistevano). Lungo l’acciottolato possono permettersi di passeggiare tranquillamente alcuni cittadini – una coppia in abiti eleganti, una madre che tiene per mano il figlio ancora bambino – incuriositi dalle quattro grandi vetrine sormontate da altrettante roste, due per parte rispetto al portone del civico 18 e inframmezzate tra loro da finestre, occupate dalla ditta Filippo Sartorio, che “fabbrica tende a griglie, gabbie, porta fiori, mobili in giunco metallo e rustico”.

E in effetti, pur da lontano, anche noi notiamo nelle vetrine un campionario di vere e proprie voliere dalle fogge più disparate, un sedile in giunco o ghisa – quel genere di sedute che si usavano un tempo in giardino – e alcuni contenitori per piante e fiori. Non mancano le moderne tapparelle dette anche avvolgibili o “gelosie” (in gergo ambrosiano di una volta), protese in avanti alle due finestre che si aprono tra le vetrine e da cui sbirciano due personaggi: commessi della ditta in attesa di clienti?

Operante già dagli anni successivi all’unità nazionale, Filippo Sartorio si era guadagnato anche alcune onorificenze grazie alla sua produzione altamente specializzata, la prima volta alla Esposizione Nazionale di Milano del 1881 e la seconda a quella di Torino del 1884. Anche tali attestati fanno la loro comparsa come trofei nella bella carta intestata ancora oggi conservata accuratamente nella pratica.

(testo di Sergio Rebora)