Foto di gruppo

Gruppo di sconosciuti in un esterno

Una fotografia ottocentesca di grandi dimensioni spicca e s’impone all’evidenza tra le altre molteplici immagini appartenenti alla Fototeca dell’Archivio. Si tratta di una stampa all’albumina che misura 294 x 714 mm (397 x 825 mm compreso il supporto cartaceo cui la stampa è applicata: nel linguaggio tecnico, supporto secondario mentre l’albumina è detta supporto primario).

Il fototipo, come ci informa il timbro a secco impresso al centro del margine inferiore, viene eseguito presso lo stabilimento fotografico di Giulio Rossi (1823-1884), tra i più ambiti dalla clientela per il livello dei suoi prodotti, che ha sede in Milano e, in quel momento, succursale a Genova: la qualità della stampa e soprattutto la foggia degli abiti indossati dai personaggi immortalati suggeriscono una datazione gravitante nell’arco cronologico compreso tra il 1870 e il 1875. Su un prato incolto che fa immediatamente pensare a uno spazio esterno posano cinquanta giovani uomini – all’incirca venticinquenni? a quel tempo le persone spesso dimostrano un’età più avanzata rispetto a quella effettiva – disposti su tre file parallele: quelli in primo piano accomodati a terra, i mediani seduti su sedie o sgabelli e quelli dell’ultima fila, verosimilmente i più alti, in piedi.

Ma chi sono questi “giovanotti di belle speranze”? Purtroppo non lo sappiamo, almeno per ora. Non si conosce infatti la provenienza della bella fotografia, né sul recto o sul verso risultano iscrizioni che possano fornire una indicazione attendibile. Dal momento che dimostrano tutti e cinquanta più o meno la stessa età e si presentano abbigliati e atteggiati con la medesima distinzione borghese, ci paiono professionisti appena congedatisi da un corso di studi di livello universitario. Il numero piuttosto consistente indurrebbe a ipotizzare un raduno di laureati in medicina, anziché in ingegneria: una folta annata o due consecutive e più snelle.

Giulio Rossi e i suoi operatori – lo stabilimento fotografico può infatti contare su cospicue maestranze, dato il suo ricco giro di affari – scelgono di ritrarre il numeroso gruppo su un fondale dipinto allusivo a un giardino signorile piantumato, contraddistinto da una coppia di grandi vasi lapidei con piedistallo porta essenze. In realtà il vaso è poi uno soltanto: a ben guardare infatti, la fotografia è composta da due stampe all’albumina ritagliate e applicate sul supporto cartaceo in modo che combacino perfettamente (un ritocco postumo a inchiostro, piuttosto maldestro, cerca di mascherare il distacco). I personaggi sono così tanti che nello spazio esiguo a disposizione non ci starebbero tutti, per cui sono stati immortalati in due tranches. Se ce ne fosse bisogno, lo dimostrerebbe un’occhiata attenta al fondale, assolutamente identico in tutti i suoi dettagli e quindi ripetuto.

Foto di gruppo, particolareOltre all’interrogativo circa l’identità professionale se non anagrafica dei giovani signori ne sussiste anche uno di natura tecnica: osservando con attenzione la fotografia ci si accorge che i volti di tre personaggi sono stati sostituiti. Le sovrapposizioni, effettuate con cura, sono tuttavia evidenti riguardo al quarto, al sesto e al settimo personaggio seduto in prima fila da destra. L’unica spiegazione verosimile è forse quella relativa a una posa venuta male tecnicamente, sfuocata o mossa per un movimento improvviso dell’effigiato. Piuttosto che riconvocare tutta la “comitiva”, meglio fotografare di nuovo e con attenzione tre soli componenti di essa.

Chissà che qualcuno, riconoscendo l’identità anche di un solo personaggio, non permetta prima o poi di scoprire anche quella di tutto il gruppo fotografato da Giulio Rossi all’incirca un secolo e mezzo fa.   

(testo di Sergio Rebora)