Andrea Biggini nasce il 3 aprile 1810 a Magnasco, località alpestre dell’entroterra ligure soprastante Chiavari oggi frazione di Rezzoaglio, comune situato presso Santo Stefano d’Aveto.
Negli anni della restaurazione i suoi genitori, Michele Biggini (1771-1845), figlio di Tomaso e di Maria Biggini, e Anna Maria Brizzolari, lasciano il paese di origine e si trasferiscono a Milano insieme ai figli Tomaso (1800-1873), Angela (1803), poi sposa di Andrea Bacciagaluppi, Luigi (1804-1875), Geronima (1807) e, appunto, Andrea; i Ruoli Generali della Popolazione compilati dal 1835 indicano Michele Biggini come “bettoliere indi negoziante d’olio”. Ciascuno dei tre figli maschi, i primi due inizialmente “facchini”, si dedica ben presto alla stessa professione del padre, dal momento che nelle guide commerciali di Milano risultano “commerciante in olij, candele, sapone, ecc.” esercitando in proprio: Tomaso in corso Francesco 506 (poi corso Vittorio Emanuele) e in seguito al Leone di Porta Venezia (1871), Luigi in corsia di San Macellino 1802 A (1855, poi via Broletto 43), Andrea al Leone di Porta Orientale 858 (1855) e infine in corso Venezia 3 (1871).
Coniugato con Carolina Borletti (1819-1891) e privo di prole, Andrea Biggini muore a Milano il 18 gennaio 1889 nella sua casa di corso Venezia 3; la salma viene tumulata nel Cimitero Monumentale. Nel suo testamento olografo del 6 agosto 1888, pubblicato negli atti del notaio Giuseppe Mira il 9 aprile 1889, nomina eredi universali in due parti uguali i nipoti Andrea Biggini (1837-1902) e Teresa Biggini in Rossetti, rispettivamente figli dei defunti fratelli Luigi e Tomaso, destinando una rendita vitalizia di 4.000 lire annue alla moglie Carolina, che dal canto suo può contare su di un capitale personale di 30.000 lire. Ai nipoti di quest’ultima, Davide Borletti e Pierina Borletti moglie di Fedele Marzorati, spettano inoltre due legati in denaro. Il patrimonio di Andrea Biggini, ammontante a quasi 290.000 lire, è costituito da due case di pigione in Milano, una di sette piani e dotata di quattro “botteghe” sita in corso Garibaldi 64 e l’altra di sei piani con due “botteghe” in corso Venezia 3, da un terzo di una casa con terreno a prato in Magnasco oltre che da azioni, titoli di stato e crediti.
Le disposizioni testamentarie riservano infine molteplici lasciti a scopo benefico, innanzitutto la cospicua somma di 50.000 lire all’Ospedale Maggiore “col obbligo alla medesima di farmi fare il quadro col mio Ritratto figura intiera da esporsi come d’uso, qualora poi la decisione del Ospitale sudetto non accettasse questa mia condizione la sudetta soma passerà ad altro uso che verà destinato dal mio Esecutore Testamentario” (il dipinto sarà in effetti eseguito a opera del pittore Sebastiano De Albertis nello stesso 1889). Seguono poi 3.000 lire per ciascuno all’Opera Pia Asili Infantili e all’Opera Pia Asili Infantili Suburbani Calderini, 2.000 per ciascuno all’Orfanotrofio Femminile delle Stelline, al Pio Istituto Oftalmico, al Pio Ricovero per bambini lattanti e slattati, al Pio Istituto Sordomuti poveri di campagna e alla Congregazione di Carità.
Andrea Biggini lascia anche 1.200 lire di rendita perpetua per finanziare dodici doti annuali di 100 lire ciascuna destinate ad altrettante giovani donne indigenti e nubende di Milano, per due terzi appartenenti alla parrocchia di San Simpliciano e per un terzo a quella di San Babila, chiesa alla cui fabbriceria devolve una cartella di rendita per un anno di 100 lire da destinare a preci perpetue per l’anima sua e della moglie. Il benefattore compie anche gesti filantropici nei confronti della natia Magnasco finanziando sostanziosamente la parrocchia di San Bartolomeo.
(testo di Sergio Rebora)