Cesare Borsa (1776-1857)

Cesare Borsa nasce a Milano il 31 agosto 1776 da Giovanni Battista e da Caterina Annoni; il padre appartiene a una famiglia nobile originaria di Lodi trapiantata a Milano nel quindicesimo secolo della quale, oltre a Bartolomeo, uno dei gentiluomini eletti a provvedere ai bisogni della città durante la peste del 1630, si distinguono alcuni deputati dei Luoghi Pii della città, due capitani ed un canonico ordinario dell’I.R. Consiglio di Governo.

Di condizione possidente, Cesare Borsa sposa Giulia Secco d’Aragona dei conti Boni (1791-1863), figlia del marchese Paolo, dalla quale non ha figli; il fratello Mosè (1779-1848), anch’egli possidente, si unisce a sua volta in matrimonio con la nobile Carolina Tentorio, dalla quale ha il figlio Gaetano (1823-1837). Residente in contrada Sant’Orsola 2820, Cesare Borsa amministra i propri beni, quelli lasciati dal fratello Benedetto, precedentemente defunto, e le tenute di Inzago, comprendente una casa padronale, e Sorino (oggi frazione di Monticello Brianza) di proprietà della moglie. Muore a Milano il 25 dicembre 1857 e la sua salma viene tumulata nel cimitero di Porta Vercellina.

Nel suo testamento olografo redatto il 10 aprile 1846 e pubblicato il 30 dicembre 1857, oltre a piccoli lasciti in denaro e alle cognate e ai nipoti, Cesare Borsa dispone innanzitutto tre legati alle parrocchie sotto cui ricade la giurisdizione della sua casa di abitazione milanese e delle residenze di villeggiatura della moglie: rispettivamente mille lire a Sant’Ambrogio, cinquecento a Santa Maria Assunta a Inzago, trecento alla Natività di Maria Vergine a Giussago, somme da distribuirsi ai poveri “quando eglino [i parroci, ndr] crederanno, come crederanno, un anno dopo la mia morte”,  e al fratello una pendola “per semplice mia memoria”. Segue poi una serie di altri lasciti associazioni ospedaliere e assistenziali ambrosiane: 20.000 lire per ciascuno all’Ospedale Maggiore, al Fatebenefratelli, al Fatebenesorelle, al futuro Ospedale d’Inzago e al tempio di San Celso, 15.000 al Patronato pei liberati dal carcere, 10.000 al Luogo Pio della Stella e al Luogo Pio di San Pietro in Gessate, 5.000 al Luogo Pio Trivulzio, all’Istituto dei Ciechi, al Pio Istituto dei Sordomuti poveri di campagna e alle Pie Case d’Industria e di Ricovero. Cesare Borsa nomina poi proprio erede il fratello Mosè, riservando alla moglie l’usufrutto vitalizio dei propri beni; Mosè Borsa muore però nel 1848 e Giulia Secco d’Aragona diventa erede universale del marito.

Successivamente il nobiluomo dispone ulteriori atti benefici: con codicillo 25 agosto 1849 lascia 20.000 lire per ciascuno alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e ai Luoghi Pii Elemosinieri, 10.000 rispettivamente all’Istituto delle Pericolanti, al Pio Istituto Teatrale, al Pio Istituto Tipografico, alla Pia Unione di Beneficenza. In seguito, con codicillo 16 novembre 1852 riserva 3.000 lire ai poveri della Darsena, di Sant’Ambrogio, 20.000 ai Cronici e con codicillo 17 novembre 1852 10.000 al Pio Ricovero per bambini lattanti e slattati. Dopo la morte della marchesa Giulia Secco d’Aragona vedova Borsa, avvenuta il 10 dicembre 1863 a Milano, il suo erede universale, l’ingegnere Carlo Comotti già amministratore dei beni, dispone il pagamento dei legati.

(testo di Sergio Rebora)