Edvige Brunner (1847-1884)

Edvige Brunner
Ritratto di Edvige Brunner

Nata a Trieste nel 1847, Edvige/Edwige Brunner appartiene a una cospicua famiglia ebrea di commercianti e imprenditori. I genitori, Jacob/Jakob (1811-1893) e Giovanna/Johanna Brunner (1824-1907), imparentati tra loro, sono originari di Hohenems, città austriaca oggi nello stato federato del Vorarlberg situata a pochi chilometri dal confine con la Svizzera, dove all’inizio del diciannovesimo secolo il capostipite Heinrich Brunner (1784-1867) e la consorte Helene Marx (1785-1855) si arricchiscono attraverso il commercio di carni macellate e bestiame. Insieme ai fratelli Carlo/Hiersch e Marco/Markus, Jacob diversifica le attività di famiglia dedicandosi alla produzione e al commercio di manufatti tessili, dando vita a una ditta con base a Hohenems e filiali in molteplici paesi europei, le più strategiche delle quali si rivelano quelle di San Gallo, Manchester e Trieste, porto dell’Impero austro ungarico in cui nel 1832 lo stesso Jacob si trasferisce definitivamente, raggiunto in seguito da Carlo. Quest’ultimo si metterà in proprio intraprendendo con successo varie imprese, tra cui alcune inerenti alla navigazione, alle assicurazioni e alla raffinazione del petrolio. In particolare il figlio Rodolfo (1859-1956) ne prosegue l’attività, dedicandosi anche all’agricoltura implementando e migliorando le fattorie ereditate dal padre nella Bassa friulana e goriziana. Stabilitosi a San Gallo nel 1835 per dirigere la filiale della ditta di famiglia, Marco gestisce in loco anche la “Bankhaus Jakob Brunner”, una delle piccole banche dalla cui fusione sarebbe poi nata l’attuale UBS.
I numerosi componenti della famiglia Brunner sono tra i protagonisti della vita economica, sociale e culturale di Trieste nel secondo Ottocento e nel primo Novecento; negli anni della Belle Epoque rappresentano una delle dinastie più ricche e potenti dell’impero austro-ungarico anche in virtù di un’attenta politica di alleanze matrimoniali con altre cospicue casate.
Oltre alla primogenita Edvige, Jacob e Giovanna hanno i figli Adolfo/Adolph (1849-1932), Massimiliano/Max (1852-1942), Guglielmo/Wilhelm (1854-1936), Eugenio/Eugen (1855-1955), medico, Sigismondo/Sigmund (1857-1926), Giulio/Julius (1859-1922), ingegnere, Ottavia/Octavia (1861-1959) e Claudia (1864-1875).

Edvige si unisce in matrimonio con l’avvocato Lazzaro Israel Frizzi (1838-1919), figlio di David e di Carolina Frizzi, nato a Trieste in una influente famiglia ebrea e trasferitosi a Milano dove studia ed esercita la professione di avvocato erariale, partecipando attivamente alla vita politica cittadina nelle file del partito liberale moderato, per il quale viene eletto deputato nel 1870 e 1874 nel collegio di Asola, presso Mantova; a livello locale è consigliere municipale a Milano e a Ostiano e provinciale a Cremona. Irredentista e fautore della completa riunificazione italiana, Lazzaro Frizzi partecipa come volontario alla seconda e alla terza guerra d’Indipendenza; si distingue inoltre per il suo notevole impegno sociale e benefico ricoprendo le cariche di consigliere e presidente dell’Ospedale Maggiore di Milano, presidente della Scuola professionale femminile “Laura Solera Mantegazza” e consigliere del Pio Istituto dei Rachitici, istituzione di cui è tra i fondatori e finanziatori. Nel 1914 è nominato senatore a vita.
Senza prole, Edvige Brunner condivide le inclinazioni filantropiche del marito operando come visitatrice presso il Pio Istituto dei Rachitici; si spegne improvvisamente a soli trentasette anni il 21 agosto 1884 nella sua casa milanese di via Monte di Pietà 18 senza avere stilato testamento. Per ottemperare le “disposizioni fiduciarie commesse” a lui dalla consorte – come indica la pratica di successione del suo asse ereditario – Lazzaro Frizzi attua una serie di legati in denaro a favore di alcune istituzioni assistenziali ambrosiane: innanzitutto devolve al Pio Istituto dei Rachitici quasi 71.000 lire per sostenere le spese di costruzione di un nuovo e necessario padiglione d’isolamento progettato dall’architetto Giovanni Giachi e intitolato a Edvige Frizzi, distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Dona poi 20.000 lire agli Asili di Carità per l’Infanzia e la Puerizia di Milano e rispettivamente 1000 e 500 all’Asilo d’Infanzia e alla Congregazione di Carità di Ostiano.
Nella seduta di consiglio del 3 ottobre 1884 la Congregazione di Carità di Milano accetta la elargizione di 600 lire di rendita all’Opera Pia Derelitti “per derelitti ed orfani di qualsiasi religione o credenza” oltre alla somma di 720 lire per il pagamento della eventuale tassa di successione.  Il 21 novembre 1884 la disposizione viene accettata “semplicemente nella forma di dono manuale, anche per riguardo ai delicati motivi in base ai quali il Sig. Avv. Frizzi desidera l’omissione di ogni formalità”.

(testo di Sergio Rebora)