Ercole Croff nasce a Milano il 31 marzo 1818 da Francesco e da Teresa Sigel. La famiglia Croff, indicata anagraficamente sotto la dizione Croffi nei Ruoli Generali della Popolazione della città di Milano del 1811 e del 1835, è composta dall’avo paterno Giovanni Battista (1756-1840), detto Giovanni, milanese, fu Domenico e Teresa Giorgetti, sposato con Luigia Tanzi da cui oltre a Francesco (1786-1836) ha la figlia Giuseppa (1793-1846). Sia Giovanni che Francesco operano come orefici “all’insegna dello Spirito Santo”, emblema riprodotto nel proprio punzone, con laboratorio e abitazione nella centralissima contrada degli Orefici 3199, a pochi passi dal Duomo. Dal matrimonio tra i citati Francesco e Teresa Sigel nascono Giovanni Battista (1812-1868), Maria Luigia detta Marietta (1814), Antonia (1815-1837) coniugata con Giuseppe Porta, Adelaide (1817), Maddalena (1821-1874) moglie del genovese Giuseppe Lagorio e Angelo (1822), i quali modificano il loro cognome in Croff.
Mentre l’ultimogenito Angelo, ragioniere, esercita la professione di assistente presso l’Imperial Regia Prefettura del Monte del Regno Lombardo Veneto, Giovanni Battista è attivo a Milano negli anni della restaurazione in qualità di pittore di figura e di paesaggio ma soprattutto come maestro di musica: compone infatti per alcuni spettacoli organizzati dal Teatro alla Scala e dalla metà del secolo circa risulta anche professore di armonia presso il Conservatorio cittadino; è inoltre ricordato come seguace di Garibaldi durante le campagne militari della seconda guerra d’Indipendenza. Maddalena Croff Lagorio, maestra di canto e pianoforte, si esibisce a sua volta nella stessa epoca come mezzo soprano. La passione familiare per la musica è attestata dalla titolarità di un palco al Teatro della Canobbiana al padre Francesco e, dopo la sua morte avvenuta nel 1836 a Vicenza a seguito di un’epidemia di colera, ai suoi eredi. Bernardo intraprende la strada del sacerdozio ed entra nell’ordine dei Barnabiti mentre Ercole prosegue l’attività di orefice come il padre e il nonno: a lui è riferita una piccola anfora biansata in argento conservata tra i beni di Casa Necchi Campiglio di Milano, dimora oggi appartenente al FAI.
Non sono accertati eventuali vincoli di parentela con i fratelli Luigi (1806-1885) e Giuseppe (1810-1869) Croff, il primo pittore e poi industriale botanico e il secondo scultore, allievi rispettivamente di Luigi Sabatelli e di Pompeo Marchesi all’Accademia di Brera, operanti con successo a Milano e sul territorio lombardo.
Il 3 giugno 1872 Ercole Croff, in questi anni verosimilmente ritiratosi dalla professione e definito genericamente “agiato” dalle carte d’Archivio, offre alla Congregazione di Carità la cessione della rendita del Debito Pubblico di 500 lire con riserva dell’usufrutto vitalizio a proprio favore e alla condizione che dopo la sua morte la rendita stessa venga erogata in dodici assegni annui a favore di famiglie povere della parrocchia di San Calimero a titolo di sussidio per affitto, cioè sei lire a Pasqua e sei a San Michele, pubblicando l’avviso sulla porta della chiesa stessa. Il dono viene accettato nella seduta del Consiglio del 7 giugno successivo.
Il 25 giugno dello stesso anno il benefattore effettua una seconda donazione, intestando alla Congregazione di Carità una cartella al portatore della rendita annua di 500 lire e su cui riserva l’usufrutto per sé e per la moglie Adelaide Barone fu Pietro (morta nel 1887), vedova di Giacomo Piazzoli e sposata con il solo rito ecclesiastico. Dopo la morte di entrambi la rendita dovrà essere distribuita in perpetuo a sei ragazze povere della parrocchia di San Calimero e nubende, quale dote da cinquanta lire ciascuna da erogare tre a Pasqua e tre a San Michele; il restante verrà consegnato al parroco pro tempore e distribuito a povere vedove con prole quale sussidio mensile.
Ercole Croff muore a 61 anni il 3 maggio 1879 nella sua casa milanese di corso di Porta Romana 89. Nel suo testamento olografo del 12 giugno 1878, rogato negli atti del notaio Giuseppe Ferrario, il benefattore designa proprio erede universale l’ingegnere industriale Ercole Garavaglia, figlio di Paolo e di Giuseppina Montanara, da lui tenuto a battesimo; alla moglie, ritenuta “già abbastanza provvista”, lascia due anelli preziosi e l’usufrutto della mobilia di casa mentre al fratello Angelo spetta una rendita annua di cento lire. All’ingegnere Garavaglia vanno anche “il quadro Gesù all’Orto, il quadro in sala rappresentante la Vergine Maria, il Bambino ed un’altra Santa; la fornitù [sic] cancelleria di metallo dorato, ed i fucili, pistolle e stilletti” conservati nella casa di corso di Porta Romana 89. Nelle sue disposizioni testamentarie Ercole Croff enuncia infine: “Dichiaro che lascio poche migliaia di lire, perché feci molte beneficenze in vita, restando solo usufruttuario”.
(testo di Sergio Rebora)