Nato a Milano da Giovanni e da Maria Aber il 21 gennaio 1800, Francesco Ricciardi esercita la professione del fornaio; i fratelli Ambrogio (1792-1856) e Luigi (1802-1855) sono entrambi “scrannari” (fabbricanti di sedie) mentre i nipoti Giovanni Pietro (1813) e Angelo (1816), figli del citato Ambrogio e di Francesca Montanara, diventano rispettivamente l’uno sacerdote e visitatore dell’Ospedale Maggiore, l’altro tappezziere.
Dal matrimonio con Luigia Perego, figlia di Pompeo, maggiordomo di Casa Attendolo Bolognini, ha il figlio Luigi, nato il 5 gennaio 1842, che diverrà diacono barnabita con il nome di padre Michelangelo, residente prima a Roma e poi a Lodi. Vedovo della moglie, Francesco Ricciardi muore a Milano il 2 novembre 1863 nella sua casa di contrada di Sant’Ambrogio de’ Disciplini 3906.
Nel suo testamento olografo del 16 maggio 1861, stilato con ortografia sgrammaticata, lascia un quarto della sua sostanza – ammontante a circa sedicimila lire – al figlio e tre quarti ai poveri di Milano, quindi alla Congregazione di Carità, “per la distribuzione dei frutti ai poveri mediante elemosine da soldi 25 cadauna”. Nonostante le reiterate richieste alla Congregazione da parte di Pompeo Perego, suocero del benefattore, il quale rivendica una parte dell’eredità asserendo di avere dovuto provvedere da solo alla educazione del nipote, abbandonato dal padre dopo la morte della moglie, le disposizioni testamentarie vengono rispettate. Tuttavia, essendo Luigi Ricciardi venuto a mancare poco prima del padre, la quota a lui spettante va alla Congregazione dei Padri Barnabiti.
Nel 1867 la Congregazione di Carità di Milano delibera di erogare il capitale di rendita annuo della somma incassata, pari a circa trecentosettanta lire, in sei sussidi di sessanta lire ciascuno a poveri cronici e vecchi.
(testo di Sergio Rebora)