Giovanni Mario Andreani (1760-1831)

Giovanni Mario Andreani, detto Gian Mario, secondo figlio maschio di Pietro Paolo (1706-1772) e di Cecilia Sormani, (1733-1763) nasce a Milano il 5 maggio 1760.

Il padre, originario del comasco, esercita la professione di avvocato fiscale e ricopre gli incarichi di capitano di giustizia, senatore, podestà di Cremona; nel 1748 acquisisce il titolo di conte, quattro anni dopo si unisce in matrimonio con la contessa milanese Cecilia Sormani, che darà alla luce tre maschi e quattro femmine morendo dopo la nascita dell’ultimogenito Paolo (Milano, 27 maggio 1763 – Nizza, 11 maggio 1823). Un decennio più tardi la scomparsa del padre e quella del fratello maggiore Antonio (1753-1773) renderanno Gian Mario, appena quattordicenne, erede del titolo nobiliare e del cospicuo patrimonio di famiglia.

Educato nel collegio lodigiano dei Barnabiti, legato da affetto quasi paterno al fratello minore col quale condivide giochi ed istruzione, nel 1779 acquista dal conte Giuseppe Maria Bolagnos un edificio da utilizzare come luogo di svago per sé e per Paolo, ubicato nel comune di Brugherio, frazione Moncucco, incaricando l’architetto Benedetto Alfieri, cugino del drammaturgo e poeta Vittorio, di ingrandire lo stabile, attuale Villa Sormani, con l’aggiunta al corpo centrale di due ali porticate successivamente scomparse.  

Nel febbraio 1780 Gian Mario sposa una dama di Palazzo dell’Arciduchessa d’Austria Maria Beatrice d’Este, Fulvia Visconti di Borgoratto (Milano, 24 agosto 1758 – 10 febbraio 1824), da cui non avrà prole; negli anni successivi amplia i possedimenti famigliari, si dedica ad attività politico amministrative ottenendo incarichi e onorificenze. Durante la dominazione austriaca è capitano della milizia urbana (1783-1796), ciambellano di corte (1791-1824), Cavaliere della Corona Ferrea di III classe (1816), assessore della Commissione araldica (1815-1816), venendo insignito nel 1825 del titolo di Consigliere intimo di Stato di sua Maestà l’imperatore Francesco. In epoca napoleonica risulta tra i maggiori contribuenti milanesi, delegato ad honorem del Ministero dell’Interno della Repubblica Cisalpina per gli oggetti commerciali e membro del Consiglio Generale del Dipartimento d’Olona (1808-1812).

Dagli anni Novanta del Settecento opera in enti di beneficenza: è deputato del Monte di Pietà (1792-1796), del Luogo Pio delle Quattro Marie (1795-1796), amministratore del Collegio della Guastalla (1799-1809), delle Pie Case d’Industria e di Ricovero (1819–1825), consigliere della Congregazione di Carità napoleonica di Milano (1807-1816).

Il fratello minore Paolo, di carattere impulsivo ed ecclettico, fin da giovane si interessa allo studio delle materie scientifiche ed è ricordato come primo aeronauta italiano: nel gennaio 1784, pochi mesi dopo l’impresa dei fratelli Montgolfier, commissiona a proprie spese e su suo progetto ai costruttori Agostino, Carlo e Giuseppe Gerli, un pallone aerostatico per volo umano con il quale effettua per due volte un’ascesa partendo dal giardino della villa di famiglia a Brugherio; il 25 febbraio si libra nell’aria per circa 25 minuti atterrando non molto lontano dal punto di partenza, il 13 marzo replica l’esperimento raggiungendo i 1537 metri di quota e arrivando dopo meno di mezz’ora a breve di distanza dal luogo del distacco, fra gli applausi dei presenti, invitati di fama e curiosi.

Nel 1791 Paolo si imbarca per l’America dove esplora in solitaria le regioni del Nord e del Centro annotando in dettagliati appunti le sue osservazioni scientifiche, che, pubblicate su un giornale locale, saranno utilizzate dal duca francese François Alexandre Frédéric de La Rochefoucauld – Liancourt per la stesura della sua opera “Viaggi attraverso gli Stati Uniti del Nord America”. Abituato al lusso sfrenato, appassionato di gioco d’azzardo il giovane nobile mette a rischio le notevoli finanze famigliari; rientra in Europa nel 1817 stabilendosi a Nizza dove muore nel 1823 completamente inabile a causa della gotta e in condizioni di totale indigenza.

Il fratello Gian Mario Andreani si spegne a sua volta l’11 gennaio 1831 e con lui si estingue il ramo milanese della famiglia. Secondo il testamento redatto il 16 agosto dell’anno precedente, l’esecutore testamentario conte Giacomo Mellerio è incaricato di devolvere al Luogo pio Loreto quanto ereditato dalla marchesa Claudia Caterina Clerici vedova Bigli con disposizione che i redditi annui siano erogati ai poveri “così detti vergognosi” e di destinare i beni di famiglia in usufrutto ai Padri Barnabiti della Chiesa di San Barnaba di Milano e in nuda proprietà al parente più prossimo, il cugino Giuseppe Sormani Giussani (1771-1840), che aggiungerà al proprio il cognome Andreani.

Tra i molteplici legati di beneficenza disposti dal conte si segnalano 300 lire annue assegnate al parroco della chiesa di Sant’Alessandro a Milano per la costituzione di dote a una nubenda, 1.500 lire a favore dei poveri della parrocchia di Santa Maria della Passione, 2.000 lire annue offerte all’Orfanotrofio femminile di Milano per il mantenimento della scuola delle Fanciulle povere della Parrocchia della Passione, 20.000 lire donate all’Ospedale Ciceri e 153,60 lire annue attribuite al Comune di Corenno Plinio da distribuire ai poveri, in particolare agli infermi.

Gian Mario Andreani è sepolto insieme alla moglie a Corenno Plinio, sul Lago di Como.

(testo di Lorenza Barbero)