Maddalena Scopini (1791-1872)

Maddalena Scopini (nei Ruoli Generali della Popolazione redatti dal 1835 ricorre la dizione Scoppini per tutti i membri della famiglia) nasce a Milano nel 1791 da Giovanni Battista e da Serafina Piantanida, di condizione possidenti. Sposa il milanese Pietro Manini (1781-1860), figlio di Giacomo e di Maria Somma, di professione agente di cambio, dal quale ha alcuni figli, tra cui, giunte all’età adulta, Antonia (1810-1848) e Lucia (1821-1848); la sorella Rachele si unisce a sua volta in matrimonio con il negoziante Giovanni Belinzaghi.

Vedova e sopravvissuta alle figlie, da cui non ha nipoti, Maddalena Scopini muore il 15 aprile 1872 a Milano nella casa di via Bassano Porrone 2; la sua salma viene tumulata presso il Cimitero Monumentale.

Nel suo testamento del 26 febbraio 1866 con codicilli del 19 febbraio 1869 e del 9 settembre 1870 pubblicati negli atti del notaio Giuseppe Alberti e con ulteriore codicillo del 29 dicembre 1871 trascritto negli atti del notaio Giovanni Moneta, nomina erede universale del proprio patrimonio il nipote Giulio Belinzaghi (1818-1892), figlio della defunta sorella Rachele, banchiere, senatore e sindaco di Milano tra il 1868 e il 1884 e tra il 1889 e il 1892. I beni di sua proprietà comprendono la casa di via Bassano Porrone 2, crediti, obbligazioni, titoli azionari e certificati di rendita per la somma di quasi 140.000 lire.

Le disposizioni testamentarie annoverano molteplici legati a parenti e affini: 20.000 lire per ciascuno alla nipote Luigia Belinzaghi (morta nel 1906), sorella di Giulio, e a suo marito dottor fisico Giuseppe Degli Occhi (1810-1887), primario emerito dell’Ospedale Maggiore e nipote a sua volta di Pietro Manini e altre 24.000 alla figlia della coppia, Maddalena Degli Occhi. A Enrichetta Decio (morta nel 1891), moglie di Giulio Belinzaghi, spettano “due diamanti sciolti”, ad Amalia Mazzucchelli moglie di Adamo Degli Occhi “il mio braccialetto d’oro col diamante Solitair [sic] che vi è incastonato”, alla cugina donna Adelaide Gira, moglie di Federico Piantanida, “l’altro mio braccialetto d’oro ornato di perle e rubini”, al genero Stefano Orelli “la mia scatola d’oro smaltata”, all’altro genero Gerolamo Corridori “l’orologio d’oro a cilindro del fu mio marito”, al nipote ragionier Federico Ghisi “dodici delle mie posate d’argento intiere col cucchiaione, il coltello trinciante, ed il forchettone più il mio vaso di bronzo con mazzo di fiori per mia memoria”. Maddalena Scopini dispone inoltre alcuni legati benefici affidandosi al prevosto della chiesa di San Tommaso, sua parrocchia, al quale lascia come ricordo “la mia pendola dorata che si trova sul camino della sala”. Riserva quindi 3.000 lire alla fabbriceria della chiesa stessa da utilizzare a giudizio del parroco, 500 ai poveri della parrocchia e altre 3.000 agli stessi “che dovranno investirsi a fondo capitale, volendo che i soli redditi abbiano ad essere in ogni futuro tempo, distribuiti dal Rev. Parroco per tempo, ugualmente senz’obbligo di rendiconto. Desidero che nella distribuzione di siffatte elemosine si usi qualche preferenza ai vergognosi, agli infermi, ed alle famiglie decadute”. Seguono 5.000 lire al Pio Istituto Sordomuti poveri di campagna, 18.000 all’Ospedale delle Fatebenesorelle di Milano per l’istituzione di un letto per una malata scelta dal suo erede Giulio Belinzaghi, 28.000 alla Congregazione di Carità con oneri di vitalizio giornaliero nei confronti della cameriera e del domestico. Alla prima va anche tutto lo spoglio personale “ad eccezione soltanto delle pellicce e dei merletti”.

(testo di Sergio Rebora)