Maria Antonia Longhi (1791-1865)

Maria Antonia Longhi nasce a Gallarate il 30 ottobre 1791 da Gerolamo e da Maria Borgomanero; il padre svolge la professione del “macellaro” – verosimilmente da intendere come commerciante all’ingrosso di carni macellate – mentre la madre, definita “possidente” dalle fonti anagrafiche, appartiene a una famiglia locale agiata e dedita alla produzione e al commercio del cotone. Dalle nozze tra i genitori nascono anche Luigi, Giuseppa, Antonio e Angelo.

Nel 1814 si unisce in matrimonio con Giuseppe Ponti (1786-1853), figlio di Andrea (1752-1819) e di Francesca Puricelli (1758-1834), a sua volta esponente di un antico casato gallaratese impegnato nell’imprenditoria tessile. La coppia avrà dodici figli: Gerolamo (1815-1884), Orsola Maria detta Marietta (1816-1885), Andrea (1817-1819), Antonio (1818-1862), Maria Michela (nata nel 1820 e morta bambina), Andrea (1821-1888), Francesca (1822-1888), Francesco (nato e morto nel 1824), Luigi (1826-1888), Giovanni Battista (1827-1882), Francesco (1832-1895) e Gerolama (1833-1839).

Mentre Maria Antonia Longhi sovraintende all’andamento della casa e alla cura della numerosa prole, Giuseppe Ponti si occupa della ditta fondata a Gallarate nel 1819 insieme ai fratelli Bartolomeo (1785-1860) e Francesco (1794-1874) alla morte del padre Andrea, del quale essa prende il nome. La Andrea Ponti, dedita alla produzione e al commercio del cotone, si vale inizialmente di un opificio a Gallarate e di alcune centinaia di telai a domicilio; nel 1823 dispone anche di uno stabilimento a Solbiate Olona. Mentre Giuseppe segue le attività in loco, Bartolomeo, a capo dell’impresa, risiede a Milano da dove coordina i commerci di materia prima e la distribuzione dei tessuti, mentre da Trieste Francesco si occupa dell’importazione dei cotoni greggi, acquistati fin dal 1827 alla fonte attraverso agenti rappresentanti a New Orleans. Favorito dalla forte caduta dei prezzi della materia prima sul mercato internazionale e dal dimezzamento del dazio, e sostenuto dalle continue innovazioni nel cotonificio di Solbiate, il successo della ditta Andrea Ponti si rivela straordinario, tanto che nel 1851 il capitale accumulato supera i ventuno milioni di lire milanesi.

La crescente agiatezza economica agevola l’attenta strategia di promozione sociale e commerciale che regola le scelte matrimoniali attuate da Giuseppe Ponti e Maria Antonia Longhi nei confronti dei figli che non rimangono celibi: Marietta sposa infatti Luigi Borghi (1812-1859), a capo di una dinastia di grandi cotonieri di Gallarate; Antonio sposa Erminia Turati (1832-1909), figlia di Francesco Turati di Busto Arsizio, a sua volta rappresentante di primissimo piano dell’industria tessile del Lombardo Veneto e poi italiana; Andrea si unisce a Virginia Pigna (1832-1907), appartenente a un’altra famiglia di cotonieri di Fagnano Olona e nipote dello stesso Turati. Altre alleanze che mirano a un innalzamento sociale vengono invece perseguite attraverso apparentamenti con casate aristocratiche: Francesca sposa il nobile napoletano Giovanni Goȗt (1804-post1888) e Luigi la contessa Elisabetta Sottocasa (1838-1904) di Bergamo.

Nel 1853, alla morte di Giuseppe Ponti, i figli Antonio e Andrea riformano la ditta fondando la Antonio e Andrea Ponti, che introita le diverse attività industriali della precedente azienda: Andrea segue la sede di Gallarate e il coordinamento delle attività produttive in valle Olona mentre Antonio dirige la filiale di Milano, città in cui si trasferisce con la sua famiglia, sita in contrada dei Meravigli. Alla scomparsa dello zio Bartolomeo Ponti, celibe, e del giovane Antonio, deceduto nel 1862 lasciando la vedova e i figli ancora bambini, Andrea rimane da solo al comando della ditta che, dopo un periodo di difficoltà dovuto alla penuria di cotoni greggi e all’aumento del prezzo del greggio, fenomeno che rende inattivo un terzo dei telai operanti a Busto Arsizio e la totalità di quelli a Legnano, riesce a riprendere quota e ad affermarsi a livello internazionale rendendo l’ancora giovane imprenditore il contribuente dal reddito più elevato della Lombardia.

Lasciata quindi Gallarate per Milano, Andrea Ponti s’insedia nel rinascimentale palazzo Taverna di via Bigli 11 (nelle cui sale durante le Cinque Giornate si era riunito il comitato insurrezionale capeggiato da Carlo Cattaneo) con la propria famiglia e la madre ormai anziana. Nell’antica dimora milanese, restaurata dall’architetto Camillo Boito, Maria Antonia Longhi muore il 31 agosto 1865; la sua salma verrà tumulata nel grandioso sepolcreto di famiglia che i Ponti fanno edificare tra il 1865 e il 1867 al centro del Cimitero di Gallarate su progetto dello stesso Boito dopo la precoce scomparsa di Antonio.

Nel suo testamento del 18 agosto 1865 rogato negli atti del notaio Vito Missaglia, Maria Antonia Longhi nomina suoi eredi universali in parti uguali i sette figli allora in vita, Gerolamo, Marietta, Andrea, Francesca, Luigi, Giovanni Battista, Francesco e i nipoti Emilio (1853-1923), Amerigo (1854-1934), Elvira (1857-1920) e Angelica (1861-1880), a loro volta figli del defunto Antonio Ponti, che entrano in possesso di un patrimonio consistente nel credito verso la ditta Antonio e Andrea Ponti – in dipendenza di conto corrente della ditta stessa – ammontante a una somma di 496.073,97 lire, oltre a effetti mobili, gioielli, denari e altri beni appartenenti allo spoglio personale.

Le disposizioni riservano inoltre molteplici cospicui legati, innanzitutto quelli in favore dei membri superstiti della famiglia di origine della defunta: al fratello Luigi e alla sorella Giuseppa l’usufrutto vitalizio della rendita di stato di 2.200 lire per ciascuno, di 1.000 alla cognata Caterina Macchi, vedova di Angelo Longhi, e altrettanto alla nipote Marianna Longhi, figlia del defunto fratello Antonio, di altre 3.000 al nipote Carlo Longhi figlio del fratello Luigi, da pagarsi dopo la morte del padre. Segue una serie di legati benefici in rendita del credito di Stato ripartiti tra Gallarate e Milano, le due città dove i Ponti esercitano principalmente le loro attività imprenditoriali: 3.000 lire alla Congregazione di Carità di Gallarate e 500 a quella di Milano, “da erogarsi ogni anno in perpetuo nel soccorso giornaliero o mensile alle madri povere di Milano che allatteranno i loro figli legittimi, in quella misura che sarà determinata dalla stessa Congregazione di Carità”. Altre 500 lire spettano agli Asili Infantili di Carità in Milano e 3.000 in denaro liquido ai poveri della parrocchia di San Francesco di Paola a Milano, da distribuirsi a discrezione del parroco pro tempore.

Infine Maria Antonia Longhi lascia la somma di 1.500 alla fabbriceria della chiesa prepositurale di Gallarate – ricostruita anche grazie ai finanziamenti della famiglia Ponti, intitolata a Santa Maria Assunta e aperta al culto nel 1861 – da utilizzare per la realizzazione dell’altare maggiore. Portato a termine tra il 1868 e il 1870 da Odoardo Tabacchi, scultore di fiducia della famiglia Ponti (per la quale esegue le sculture del sepolcreto, quelle ornamentali della sala da ballo della villa di Andrea Ponti a Biumo Superiore e il ritratto a figura intera del giovane Eligio Ponti, figlio di Andrea defunto prematuramente) l’altare comprende la statua a grandezza naturale del Redentore al centro affiancata da quelle allegoriche rappresentanti la Penitenza e l’Innocenza. E al tempio gallaratese la vedova Ponti riserva anche 700 lire in rendita di stato per la celebrazione di una messa quotidiana in perpetuo a suffragio suo, del marito, dei figli e dei discendenti.

(testo di Sergio Rebora)