Paola Melzi d’Eril (1787-1864)

Paola Melzi d’Eril nasce nel 1787 da don Luigi Melzi d’Eril (1755-1821), patrizio milanese e conte di Magenta – che nel 1821 ottiene il cosiddetto “vicinato” dai Cantoni Svizzeri risiedendo a lungo a Balerna, presso Chiasso, dove possiede una proprietà – e da donna Caterina Odescalchi (1765-1839) di Como, appartenente alla linea genealogica di papa Innocenzo XI. Porta il nome della zia paterna Paola (1751-1804), coniugata con il marchese Juan Felipe Rebolledo de Palafox (1721-1799); zio paterno è inoltre Francesco Melzi d’Eril (1753-1816) duca di Lodi, Gran Cancelliere del Regno d’Italia e Vicepresidente della Repubblica Italiana al tempo di Napoleone I. È la terza di sette figli: oltre a lei si contano infatti Teresa (1785-post 1864), Luigia (1786-1842), Giovanni Francesco (1788-1832) – adottato dallo zio Francesco che, privo di figli, gli trasmette il titolo di duca – Giacomo (1790-1812), Carlo (1794-1878), Anna Maria (1796-post 1864).

Il 14 agosto 1814 si unisce in matrimonio con il cavalier Antonio Re (1780-1855), nobile dell’Impero Austriaco da cui ha il figlio Carlo Augusto (1811-1846), il quale a sua volta nel 1840 sposa la nobile Teresa Greppi (1819-1893), figlia di don Paolo e di donna Luigia Lecchi: l’unico figlio nato dalle nozze, Roberto (1841-1842), muore all’età di un anno.

Rimasta vedova e senza discendenza diretta, Paola Melzi d’Eril si dedica a opere di beneficenza e alle pratiche religiose con l’assistenza del sacerdote Emiliano Volpato, coadiutore presso la parrocchia di San Fedele. Muore il 2 novembre 1864 a Milano nella sua casa sita in contrada di San Vittore e Quaranta Martiri 1199 e per sua volontà viene sepolta a Marcignago, presso Pavia, nella cappella della famiglia Re dove, attraverso le sue ultime volontà, dispone che dopo la sua morte venga collocato il ritratto a mezzo busto in marmo raffigurante il marito, scultura in precedenza conservata nella dimora milanese.

Nel testamento redatto il 15 luglio 1862 con codicilli e aggiunte, la nobildonna nomina propri eredi universali in parti uguali i nipoti Pietro, Carolina, Caterina ed Elisa Bolzoni e Marietta Bolognini Attendolo, cui spettano anche i gioielli e gli arredi dell’abitazione; alla sorella Teresa, vedova di Cesare Bolzoni, 20.000 lire e agli altri consanguinei alcuni dei molteplici dipinti di pregio e oggetti d’arte disposti negli ambienti domestici. In particolare, alla cognata Elisa Sardi (1806-1869), vedova del fratello Francesco, spetta il grande dipinto a olio su tela che raffigura Paola Melzi d’Eril con il figlio Carlo Augusto Re bambino, mentre al nipote Giovanni Melzi d’Eril va il ritratto a mezzo busto in marmo di Francesco Melzi d’Eril duca di Lodi, a suo tempo donato a Paola dallo stesso zio.

Al parroco della chiesa di Sant’Agata in Marcignago sono devolute 600 lire per il restauro e l’addobbo della cappella della Beata Vergine del Rosario. Alcuni legati in denaro vengono destinati a finalità benefiche: 800 lire da erogare in elemosine divise tra i poveri di Lesmo (100 lire), Marcignago (300) e Milano (400), 2.000 lire in doti perpetue a due ragazze povere nubende di Marcignago scelte a discrezione del parroco pro tempore, 1.000 per l’istituzione di una farmacia nella stessa località che distribuisca perpetuamente farmaci ad ammalati poveri, 1.000 rispettivamente alle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento di Monza, al santuario della Madonna de la Salette e al Pio Istituto dei bambini lattanti di Milano; 2.000 all’Opera Pia per la Propagazione della Fede e al Pio Istituto dei Discoli alla Pace di Milano, 3.000 agli Asili di Carità per l’Infanzia in Milano e infine 12.000 ai Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, per costituire cinque pensioni annue da destinare ad altrettante vedove di condizione civile decadute.

(testo di Sergio Rebora)