Pietro Zirotti (1808-1872)

Pietro Zirotti nasce a Milano il 6 novembre 1808 da Domenico, commerciante originario del borgo di San Pietro in Sala fuori Porta Vercellina, e da Maddalena Bollardi, i quali hanno altri figli. Paolo (1813-1842), anch’egli commerciante, e Giuseppe (1816-1843) muoiono entrambi non coniugati e ancora in giovane età, il secondo a Mantova, presso l’Ospedale Militare. Giacomo (1814-post 1874) negoziante in oli e saponi, si sposa ma non ha prole mentre Eligia Caterina (1810-1903) e Giuditta (1815-1903) restano nubili e in famiglia, convivendo prima con i genitori e poi, dopo la loro scomparsa, con il fratello maggiore, Francesco (1807-1881), anch’egli celibe. Quest’ultimo si laurea in medicina nel 1829 all’Università di Pavia specializzandosi in oculistica; nel 1844 insieme a Gaetano Ferrario fonda la Società di Mutuo Soccorso dei Medici e Chirurghi di Lombardia loro Vedove e Figli Minorenni e collabora alla promozione e allo sviluppo degli Asili Infantili Suburbani. Al contempo Francesco Zirotti partecipa alle Cinque Giornate di Milano e dopo l’unità nazionale viene nominato consigliere e assessore del Comune di Milano. Dal 1877 alla morte ricopre la carica di presidente dell’Istituto dei Ciechi.

Pietro Zirotti, dal canto suo, si laurea e pieni voti e con lode in ingegneria e architettura nel 1829 presso l’Università di Pavia e opera come ingegnere e architetto civile abilitato con patente dalla Delegazione Provinciale di Milano nel 1834. Ritiratosi dalla professione nel 1868 “in conseguenza della mal ferma salute e dell’età sessagenaria”, muore nella sua città il 31 luglio 1872 nella casa di via Morigi 12; l’epigrafe posta sul monumento eseguito dal marmista Giulio Zari per la tomba di famiglia, ubicata presso il Cimitero Monumentale, lo definisce “dotto nelle matematiche discipline, onesto, pio”.

Celibe, nelle sue disposizioni testamentarie olografe del 7 ottobre 1871, registrate il primo agosto 1872 negli atti del notaio Francesco Locatelli, cugino in secondo grado del testatore, Zirotti nomina erede universale del suo patrimonio la Congregazione di Carità di Milano, con riserva di usufrutto in parti uguali da parte del Pio Istituto di Maternità lattanti e slattati e degli Asili di Carità per l’Infanzia e la Puerizia. Il benefattore lascia inoltre al fratello Francesco e alle sorelle Eligia Caterina e Giuditta un legato vitalizio di ottocento lire annue per ciascuno, specificando che alla loro morte il vitalizio sarà trasmesso al Pio Istituto e agli Asili sempre in parti uguali. Al fratello Giacomo, ai cugini Bollani e ad altri amici di famiglia spettano poi piccoli legati in denaro erogati per una sola volta.

Anche il fratello e le sorelle di Pietro Zirotti destineranno i loro beni ad alcune tra le molteplici istituzioni benefiche e assistenziali ambrosiane: Francesco nominerà infatti suo erede universale l’Istituto dei Ciechi, il quale entra in possesso della casa di famiglia di via Sant’Agnese e delle cascine Olona e Casette site fuori Porta Magenta. Giuditta ed Eligia Caterina ripartiranno il loro patrimonio tra l’Istituto dei Ciechi, il Pio Istituto dei Sordomuti poveri di campagna, il Pio Istituto di Maternità lattanti e slattati, gli Asili di Carità, gli Asili Suburbani, il Pio Istituto pei Figli della Provvidenza, la Pensione Benefica per Giovani Lavoratrici, l’Ospizio Don Giovanni Bosco, l’Ospizio Don Luigi Guanella, la Piccola Casa del Rifugio.

La famiglia Zirotti annovera un altro benefattore, il sacerdote Giovanni (1800-1877), figlio di Giuseppe a sua volta fratello di Domenico Zirotti, padre di Pietro, Francesco, Giuditta ed Eligia Caterina. Parroco della chiesa di San Pietro in Sala dal 1828 al 1877, don Giovanni Zirotti muore il 23 maggio 1877 disponendo nel suo testamento del 4 agosto 1876 pubblicato negli atti del notaio Giuseppe Pozzi il 24 maggio 1877 il legato di millecinquecento lire in favore dei poveri della sua parrocchia. Eredi del sacerdote risultano i nipoti per parte di sorelle: i fratelli Francesco e Giovanni Battista Locatelli, entrambi notai (e benefattori dell’Ospedale Maggiore), le sorelle Maria Cleofe e Sara Radice (madre del benefattore dell’Ospedale Maggiore Luigi Carozzi), coniugate rispettivamente con il notaio Giovanni Bertolè e con il possidente Cesare Carozzi, i fratelli dottor Giuseppe Terenzio di Salò e Teresina Terenzio in Dell’Acqua di Pieve Porto Morone.

(testo di Sergio Rebora)