Biagio Gabardi nasce a Busto Arsizio nel 1881 da Giuseppe, piccolo imprenditore che nel 1866 aveva dato vita a un’attività di lavorazione e commercio di cascami del cotone con sede in loco in piazza Asilo (oggi piazza Trento e Trieste). La ditta viene potenziata dal figlio Edoardo (1871-1962), comproprietario del cotonificio Ponte San Marco, della Filatura di Cossato e del Tubettificio Intrese e figura di primissimo piano della sua città anche nel settore della beneficenza; Pietro (1866-1919), altro figlio di Giuseppe, diventa invece sacerdote e guida la missione cattolica di Hong-Kong tra il 1890 e il 1916.
Dopo aver effettuato studi tecnici, Biagio s’impiega inizialmente presso il cotonificio Enrico Candiani a Busto Arsizio passando poi al Cotonificio di Spoleto, la cui produzione inizia nel 1908; in questi anni s’impegna nella vita civile diventando consigliere comunale e assessore. Nel 1915 insieme al marchese Ettore Ponti (1855-1919), già sindaco di Milano, e ad alcuni manager di origine elvetica quali Emilio Wild (1857-1944), Federico Tobler e Federico Rothpletz (deceduto nel 1932), entra a far parte della nuova Società Anonima Cotonificio di Solbiate, sorta sul precedente cotonificio Ponti, attivo a Solbiate Olona fin dal 1823, azienda in cui attraverso gli anni ricopre le cariche di procuratore, direttore generale e infine presidente (1939). Negli anni successivi alla sua morte la presidenza sarà affidata al figlio Marcello (deceduto nel 1968). Nello stesso 1915 risulta tra i fondatori dell’Ufficio Cotoni con sede a Roma presso il Ministero dell’Industria, Commercio e Agricoltura.
Trasferitosi a Milano, dove risiede prima in via Boccaccio 43 e poi in via Bigli 9, nel 1920 Gabardi si unisce in matrimonio con la gentildonna napoletana Maria Laura Mauro (deceduta nel 1950), da cui avrà i figli Camilla, Marcello, Giuliana, Romana, Valerio e Fausta: il cartoncino della partecipazione di nozze è illustrato da un disegno appositamente realizzato dallo scultore Adolfo Wildt (1868-1931).
Nel 1923 viene eletto nel consiglio provinciale di Milano del Partito Popolare Italiano di cui è esponente e dal quale viene espulso per indisciplina nei confronti delle direttive politiche impartite dai vertici l’anno successivo; sotto la giunta del sindaco Mangiagalli assume l’incarico di consultore municipale per la commissione finanziaria del Comune di Milano mantenendolo fino alla morte. Nel 1925 viene nominato Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e in seguito, dalla Santa Sede, Nobil Uomo e Cameriere Segreto di cappa e spada di Sua Santità. A Milano, dagli anni Venti del Novecento Biagio Gabardi occupa anche alcune cariche prestigiose in ambito civile, culturale ed educativo: è membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università Cattolica, presidente della Scuola d’Arte Sacra Beato Angelico, vice reggente della Veneranda Fabbrica del Duomo, membro per quasi vent’anni della Commissione di Beneficenza della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde e del Consiglio Provinciale dell’Economia nel 1928, consigliere della Società Lombarda per Distribuzione dell’energia elettrica.
In parallelo presiede l’Opera di Prevenzione Antitubercolare Infantile di Olgiate Olona e svolge il ruolo di consigliere del Regio Collegio Rotondi di Gorla Minore, della Casa di Lavoro e Patronato per i Ciechi di Guerra della Lombardia, dell’Ospedale dei Bambini Principe di Napoli di Milano (ora Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi). Per le sue molteplici benemerenze nel 1934 la città di Busto Arsizio conia una medaglia a lui dedicata recante la sua effigie modellata dallo scultore Giannino Castiglioni (1884-1971).
Nel mese di febbraio del 1940 Gabardi, che culmina la propria carriera nel settore tessile con la nomina a presidente del Sindacato Provinciale Fascista Industriali Cotonieri di Milano, per celebrare i venticinque anni di fondazione del Cotonificio di Solbiate stabilisce un programma di provvedimenti a favore di impiegati e operai della ditta e di erogazioni a opere di assistenza “nel nome del Duce”: vengono così assegnate 100.000 lire alla Federazione dei Fasci di Combattimento di Varese per la colonia marina di Cervia, 50.000 alla Gioventù Italiana Littoria di Solbiate Olona e 250.000 agli Asili Notturni Lorenzo e Teresa Sonzogno di Milano, somma destinata all’attuazione di un ampliamento della struttura.
Biagio Gabardi muore il 17 agosto 1941 a Busto Arsizio nella villa Gabardi già Bossi di via Goffredo Mameli 7, progettata dall’architetto veneziano Duilio Torres e poi demolita; la salma riposa presso l’edicola di famiglia realizzata nel 1955 dallo stesso Giannino Castiglioni presso il Cimitero Monumentale di Milano.
(testo di Sergio Rebora)