Ester Gajani (1864-1945)

Ester Gajani nasce nel 1864 da Francesco e da Maria Grossi; nel 1883 sposa Emilio Bertacchi, possidente, da cui non avrà prole e con il quale risiede nella casa di via San Damiano 20. Figlio di Paolo (1794-1881) e di Giuseppa Giganti (1800-1888), Emilio Bertacchi (1844-1898) amministra la propria sostanza, composta dalla rendita di azioni e titoli di stato e dall’affittanza della possessione Levati, sita nel Comune di Caravaggio, composta da 219,25 pertiche di terreno ed ereditata dal fratello Domenico Bertacchi (1823-1881), celibe, a sua volta titolare di un salone da parrucchiere sito in via Montenapoleone 1. I beni vengono incrementati dallo stesso Emilio attraverso l’acquisto di uno stabile in Caravaggio.

In memoria del defunto consorte, che in vita aveva ricoperto la carica di Delegato della Congregazione di Carità beneficando nelle proprie disposizioni testamentarie (istrumento 18 novembre 1898, notaio Cesare Casoretti) gli Asili di Carità per l’Infanzia di Milano circondario interno “per onorare la memoria dei miei amati genitori”, Ester Gajani dona il capitale di 100.000 lire rappresentato da tre cartelle della complessiva rendita annua di 2000 lire di consolidato italiano al 5% valutate 40.000 lire e dagli stabili (del valore di 60.000 lire) costituenti la possessione Levati e tre cartelle di rendita del valore nominale di lire 40.000. Su tale capitale la benefattrice impone oneri vitalizi nei confronti di sé stessa, del cognato Giuseppe Bertacchi (1830-1901) e di Carolina De Giorgi, moglie di quest’ultimo con l’obbligo, al loro cessare, di destinare tale rendita a dieci premi annuali per altrettanti giovani operai che abbiano mantenuto a lungo i loro genitori (istrumento 9 maggio 1899, notaio Cesare Casoretti). La donazione viene accettata dalla Congregazione di Carità nella seduta del 21 ottobre 1899.

Ester Gajani muore il 18 agosto 1945; la salma della benefattrice viene tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano presso la tomba della famiglia Bertacchi, opera pregevole della ditta Angelo Alziati.

(testo di Sergio Rebora)