Febo Banfi (1852-1916)

Flaviano Banfi vulgo Febo nasce a Legnano il 29 ottobre 1852 dal “dottor fisico” Saule (1813-1884) e da Claudina Maineri (1818-1879). Dal 1836 il padre ricopre – primo in ordine di tempo – l’incarico di medico condotto del Comune di Legnano, partecipa poi ai moti del 1848 e assiste in qualità di chirurgo i feriti sul campo della battaglia di Magenta subendo ritorsioni al ritorno degli austriaci sul territorio lombardo.

Insieme al fratello Enea (1851-1908), nel 1879 Febo Banfi fonda a Legnano la Fratelli Banfi, azienda attiva nel settore della produzione del cotone; nel 1890 i Banfi si associano all’imprenditore tessile milanese Giuseppe Frua (1855-1937), andando a costituire l’Anonima Frua & Banfi. Nel 1901 la nuova ditta diventa la Manifattura di Legnano (la cui attività cessa nel 2008), di cui sono fondatori e soci Enea e Febo Banfi, Giuseppe Frua e l’imprenditore tessile ligure Mariano Delle Piane. Nel giro di qualche anno l’impresa s’impone a livello nazionale per la qualità e la varietà dei suoi filati di cotone, l’avanzamento tecnologico degli impianti di produzione e il volume delle esportazioni, arrivando a impiegare oltre novecento tra operai, impiegati e altre maestranze nel 1908. La filatura del cotone viene effettuata direttamente in fabbrica, mentre la tessitura e la stampa dei tessuti di cotone è prodotta nella vicina fabbrica De Angeli-Frua.

In prime nozze Febo Banfi sposa Adele Schoch (deceduta nel 1888), figlia di Giovanni Schoch, imprenditore appartenente a una famiglia originaria di Fischenthal, nel cantone di Zurigo, trapiantata in Lombardia e titolare di alcuni opifici in Valle Olona, tra cui una filatura a Castiglione Olona; Luigia Schoch, sorella di Adele, nel 1881 si unisce a sua volta in matrimonio con l’ingegner Franco Tosi (1850-1898), pioniere dell’industria meccanica italiana, dal 1881 socio di Eugenio Cantoni (1824-1888) dal quale rileva la fonderia e fabbrica di macchine Cantoni-Krumm a Legnano trasformandola nella Franco Tosi & C., di cui dal 1894 è unico proprietario.

Febo Banfi è inoltre cognato dell’imprenditore e uomo politico Carlo Dell’Acqua (1848-1918) – dal 1894 titolare di un cotonificio a Legnano – marito di Costanza Banfi (1849-1932), sorella maggiore per l’appunto di Enea e Febo. Dell’Acqua, cugino di altri affermati industriali tessili omonimi anch’essi legnanesi, dal 1900 alla morte viene eletto alla Camera dei Deputati per cinque mandati consecutivi e ricopre la carica di consigliere della Camera di Commercio di Milano. È anche un grande collezionista d’arte del suo tempo e in particolare di opere di Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Gaetano Previati e altri pittori divisionisti e scapigliati. Insieme al fratello Enea, Febo Banfi frequenta Cervatto in Valsesia, rinomata località di villeggiatura alpestre dove possiede una villa ancora oggi nota come Villa Banfi e anche Masnago presso Varese, dove risiede in un’altra villa di sua proprietà.

Pur residente a Milano dal 1909 – anno in cui viene nominato cavaliere del Lavoro da Vittorio Emanuele III – Febo Banfi è costantemente presente nella vita pubblica della sua città di origine, dove ricopre le cariche di consigliere comunale, membro della Congregazione di Carità (1907-1914), consigliere della Banca di Legnano e consigliere delegato della Società Anonima Ernesto De Angeli per l’Industria dei tessuti stampati Stamperia Italiana. Per volontà sua e del fratello il 12 marzo 1900 l’Anonima Frua & Banfi effettua una elargizione di 50.000 lire all’Ospedale di Legnano. Privo di prole e coniugato in seconde nozze nel 1909 con Francesca Berenice Danise Zappa vulgo Danise, vedova di Angelo Soncini, Febo Banfi muore a Milano nella sua abitazione di via Aurelio Saffi 4 il 31 gennaio 1916 per un malore improvviso; la salma viene tumulata nella monumentale edicola di famiglia in stile gotico toscano fatta costruire nel cimitero vecchio di Legnano nel 1910 su progetto dell’architetto Garibaldi.

Dopo la morte, inizialmente negli atti relativi alla sua successione vengono resi pubblici due testamenti olografi, redatti rispettivamente in data 25 novembre 1909 e 27 gennaio 1914, l’uno pubblicato a istanza della vedova negli atti del notaio Giuseppe Toia (1° aprile 1916), l’altro della sorella Costanza negli atti del notaio Ugo Carnevali (3 febbraio 1916). Su ulteriore istanza della vedova viene poi pubblicato negli atti del notaio Alberto Maga (7 luglio 1916) un terzo testamento olografo datato al 24 gennaio 1916 e rinvenuto successivamente.

Dopo alcune azioni giudiziarie che vedono in opposizione tra loro le così definite “eredi Banfi” e la vedova, le parti in causa convengono a una transazione e divisione ereditaria a rogito del notaio Luigi Foscarini (8 novembre 1917). In base a tale atto la Congregazione di Carità di Milano vanta ragione su parte dei beni assegnati alla Congregazione di Carità di Legnano, sia agendo in dipendenza del legato a favore di un istituto di maternità in Milano contenuta nel testamento del 1916 ma anche in quello del 1914, in quanto la residenza anagrafica del testatore risulta in Milano e non in Legnano. Milano accetta tuttavia di ricevere come tacitazione la somma di 175.000 lire che la Congregazione di Carità di Legnano si procura alienando la nuda proprietà della casa milanese di corso Monforte 17, acquistata dall’onorevole avvocato Ferruccio Bolchini (1875-1931) per le “eredi Banfi”. Queste ultime comprendono la sorella del defunto Costanza Banfi Dell’Acqua (suocera dello stesso Bolchini) e le tre nipoti, figlie di Enea Banfi e Cherubina Lampugnani (1855-1930): Claudina, Saulina e Maria, rispettivamente coniugate con gli imprenditori Carlo Delle Piane, Enrico Koelliker e Franco Delle Piane.

A seguito di denuncia corredata da perizie calligrafiche sporta all’autorità giudiziaria da parte delle eredi Banfi, il testamento del 1917 è ritenuto falso e stilato per iniziativa della vedova, che dopo un procedimento penale conclusosi nel 1921 viene condannata a una pena detentiva insieme a una complice dal Tribunale di Milano.  

(testo di Sergio Rebora)-