Giuseppe Gianoli (1850-1934)

Giuseppe Gianoli nasce a Sondrio nel mese di dicembre del 1850 da Giovanni Battista. Dopo gli studi superiori si trasferisce a Torino dove tra il 1869 e il 1871 frequenta il Regio Museo Industriale Italiano, fondato nel 1862 con l’obiettivo di “promuovere l’istruzione industriale e il progresso delle industrie e del commercio”, con l’ausilio di cospicue collezioni di prodotti e strumenti industriali.  Studia sotto la guida dello scienziato tedesco Emilio Kopp (1817-1876), che nel 1871 lo invita a seguirlo a Zurigo dove, succedendo a Pompejus Bolley (1812-1870), il docente ricopre la cattedra di tecnologia chimica all’Eidgenössische Technische Hochschule; qui Gianoli approfondisce le proprie conoscenze tecnologiche anche attraverso la conoscenza delle ricerche e delle scoperte in loco di Georg Lunge (1839-1923), soprattutto in rapporto alla costruzione di impianti per la produzione dell’acido solforico.

Rientrato in Italia, dopo aver lavorato per alcuni anni a Como presso la Tintoria Comense (poi Ticosa) fondata nel 1871, verso il 1875 si stabilisce a Milano, dove tra il 1876 e il 1879 svolge il ruolo di assistente nel laboratorio della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri e in parallelo quello di assistente di Luigi Gabba (1841-1916), professore straordinario di chimica generale e tecnologica nel Laboratorio Chimico dell’Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico). Nel 1878 viene inviato all’Exposition Universelle di Parigi dalla stessa Società d’Incoraggiamento per riferire sui progressi della tintoria in Italia.

Pur non abbandonando la tintoria, Gianoli si dedica anche alle applicazioni della chimica nel campo del tessile, contribuendo all’innovazione della tecnologia nella lavorazione della seta grazie all’uso dei reagenti protettori, e in quello degli oleifici e delle saponerie, per i processi dei quali elabora una nuova metodologia di neutralizzazione con la glicerina. Negli anni seguenti diventa consulente chimico tecnico per molteplici industrie operanti in quegli anni sul territorio nazionale, tra cui la Richard-Ginori, la Pirelli, la De Angeli, la Borsalino, assiste nelle sue attività l’imprenditore chimico Pietro Curletti ed è socio fondatore, membro della delegazione di sorveglianza e collaboratore per oltre quarant’anni della Società del Grès Sala & C.

Nel 1895 è tra i fondatori della Società Chimica Italiana di Milano nell’ambito del Politecnico, della quale tra il 1907 e il 1908 ricopre anche la carica di presidente e di cui collabora alla compilazione dell’“Annuario”, oltre che scrivere su l’“Industria”. È membro del Consiglio Superiore delle Ricerche.

Celibe, Giuseppe Gianoli muore improvvisamente il 15 gennaio 1934 nella sua casa milanese di via Giacomo Leopardi 7; la salma viene tumulata nel cimitero di Mossini presso San Bartolomeo di Sondrio. Il necrologio pubblicato dai familiari sulle colonne del “Corriere della Sera” ne ricorda la vita dedicata “agli studi di chimica industriale”.  

Nel suo testamento olografo del 15 agosto 1933 pubblicato negli atti del notaio Filippo Federico Cellina, Gianoli riserva legati da 80.000 lire ciascuno a Giovanni e Giuseppe Gianoli, figli del defunto fratello Giovanni e a Silvio Carini, da 60.000 a Oreste, Ettore, Azio e Federico Carini, fratelli del citato Silvio, a Rosa Milano vedova di Antonio Limito e ai suoi figli Ercole e Giulia Annunziata Limito; lascia inoltre un assegno mensile vitalizio di 200 lire alla domestica Lucia Bergomi. Alla nipote Amelia Carini coniugata Buzzi spetta la casa Ligari di Sondrio, che Giuseppe Gianoli acquista da Giannetta Navaro Bonadei, ultima discendente della celebre famiglia di pittori Ligari, con quanto in essa contenuto, compresi i materiali artistici e documentari appartenuti a Pietro Ligari (1686-1748), ai suoi figli Vittoria e Cesare e ai suoi discendenti, tra cui il pronipote Angelo: nel 1935 Amelia Carini Buzzi dona il prezioso corpus al Comune di Sondrio.

Gli interessi dei valori della successione rimasti disponibili espletati i legati testamentari, sono destinati a scopi benefici attraverso l’istituzione di borse di studio, secondo la transazione concertata dai nipoti Giovanni Gianoli e Silvio Carini, esecutori testamentari, resa necessaria dalla genericità della indicazione testamentaria dello zio: “i valori che rimarranno disponibili saranno amministrati dai due miei nipoti avv. Silvio Carini e rag. Giovanni Gianoli o dalle persone che esse crederanno di designare purché gli interessi siano destinati a scopi di beneficenza”.

La transazione proposta e accettata concilia sia gli eventuali diritti degli eredi stessi legittimi che il rispetto della intenzione benefica del testatore, riconoscendo 300.000 lire alla Congregazione di Carità di Milano con raccomandazione di erogarne gli interessi a favore di giovani bisognosi per favorirne gli studi; viene inoltre costituito un fondo di 120.000 lire per la Congregazione di Carità di Sondrio, città natale del benefattore e un altro di 100.000 destinato a enti di beneficenza sondriesi, compresa la Congregazione di Carità di Lanzada, luogo di origine del casato Gianoli

Nella seduta del 31 luglio 1940 il Consiglio dell’Eca di Milano, subentrata alla Congregazione di Carità, delibera di assegnare borse di studio intitolate al nome del professor Giuseppe Gianoli “a favore di ragazzi di ambo i sessi appartenenti a famiglie disagiate del Comune di Milano e che frequentino le Scuole medie”. Con Regio Decreto 21 giugno 1941 n. 851 viene inoltre eretto in ente morale la Fondazione Prof. Giuseppe Gianoli con sede in Sondrio.

(testo di Sergio Rebora)