Giardino di via dei Piatti (1862)

Il giardino segreto di via dei Piatti

Il 26 marzo 1886 il commendator Giuseppe Scotti, segretario della Congregazione di Carità, lascia il suo alloggio sito nella casa di via dei Piatti 8 (già contrada dei Piatti 3951), di proprietà della Congregazione stessa e composto da dieci vani ubicati al piano terreno, tre agli ammezzati e altri sette al primo (definito “piano nobile”), portici, più cortiletto, giardino, terrazza e sotterranei per un totale di 1.209, 53 mq.

A Giuseppe Scotti subentra la ditta A. E. Riboni, locataria anche di alcuni ambienti a magazzino e uffici già affittati alle Scuole Elementari Comunali Femminili e ai loro dipendenti (sette locali), dopo l’apertura di accessi intercomunicanti i due spazi e la chiusura di altre porte.

Lettera di A.E. Riboni

Il titolare, A. E. Riboni, forse imparentato con il dottor Luigi Riboni, all’epoca segretario della Congregazione di Carità, è negoziante in macchine per cucire, accessori e pezzi di ricambio ma anche agente generale ed esclusivo della fabbrica inglese di aghi marca Ancora T. Paice & Son, e rappresentante delle ditte Hengstenberg & C., Ricard e Adolf Knoch. Dalla elegante carta intestata si apprende che la ditta, fondata nel 1870, viene premiata alle Esposizioni di Milano del 1881 e di Torino del 1884.

Insediandosi nel grande appartamento (casa e bottega, quindi), il signor Riboni e la sua famiglia vengono a disporre anche di un giardino interno, descritto nella Consegna dei locali effettuata dalla Congregazione il 1° marzo 1888: “Il fondo del Giardino è disposto in parte a coltivo, in parte a vialetti di cui quello corrispondente alla Casa è selciato, con una pietra forata ed un chiusore di cisterna – in detto Giardino avvi piccolo Chiosco in legno di forma esagonale con suolo di vivo e gradini simili, copertura di zinco – tromba idraulica con avello di vivo, bocchetta d’ottone, manubrio di ferro e giuoco compito di tromba, chiuso da antino di legno. E poi: “In questo giardino sonvi le seguenti Piante: 4 Piante Asiatiche ciuccate, 2 Piante da frutta, 2 piante sempre verdi”. I Riboni, che dispongono anche di una residenza di villeggiatura a Bosto di Varese, godono questo spazio verde nascosto almeno fino al 1912, anche se nel 1906 parte del giardino viene occupata dalla costruzione dei locali per l’Ispettorato Baliatico.

E prima? Nel 1839 Amalia Cobianchi, vedova del ricco possidente Giuseppe Tirelli, sigla l’atto di consegna di alcuni locali ubicati nella casa sita in contrada dei Piatti 3951 dati in locazione al Municipio di Milano, che ha deciso di insediarvi la sede della Scuola Elementare Maggiore Femminile Comunale. La signora Tirelli, che ha ereditato dal marito lo straordinario Palazzo Archinto di contrada dell’Olmetto dove risiede, è infatti anche proprietaria della confinante casa affacciata sulla citata contrada dei Piatti. Passano gli anni. La famiglia Tirelli ha ceduto le sue proprietà in loco all’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri, che trasferisce i propri uffici negli ambienti di Palazzo Archinto; la scuola comunale è sempre al suo posto e nel frattempo si è ingrandita. La consegna dei locali effettuata in occasione del rinnovo del contratto di locazione, datata al 17 marzo 1858, è accompagnata da una planimetria firmata dall’ingegnere Giorgio Manzi: il disegno ci mostra anche il giardino segreto, delimitato a sud dalle cinque campate del portico settecentesco che dividono ancora oggi la proprietà con il cortile di Palazzo Archinto, allora inaccessibile tramite una cancellata in ferro. È percorso da vialetti tortuosi (li immaginiamo cosparsi di candida ghiaia) che delimitano aiuole irregolari piantumate: l’aspetto romantico viene accentuato dalla presenza di “tre tronchi di colonne di granito per sostegno di vasi” e soprattutto dal “tempietto in legno, ottagono col fondo elevato sopra rialzo di quattro scalini di vivo col suolo alla Veneziana”. E le piante risultano più numerose: si annoverano esemplari di alihantus glandulosa (albero del paradiso), pinus pinea (pino domestico), lauro, meliache (albicocche), fichi, prugne, viti a pergola e ceppata grossa melarancio per un totale di trentotto unità.

E oggi? Anche se le distruzioni belliche e le successive ricostruzioni integrali che hanno interessato l’immobile hanno pressoché cancellato l’assetto originario, un piccolo spazio a verde e con piante sussiste ancora, a testimonianza dell’antico e romantico hortus conclusus di Casa Tirelli.

(testo di Sergio Rebora)