La premiata fabbrica degli stuzzicadenti di Abbiategrasso
Ci si potrebbe domandare come mai tra i documenti conservati in uno dei settori dell’Archivio, tra un cabreo e una pergamena miniata, si trovino, accuratamente protetti da un involto di carta barriera, alcuni mazzetti di lunghi e appuntiti stuzzicadenti in legno.
La risposta è facile. Sono la testimonianza diretta di una delle occupazioni a cui attendono i ricoverati della Pia Casa di Abbiategrasso nell’Ottocento: beninteso, quelli non del tutto inabili al lavoro e in grado quindi di dedicarsi a qualche piccolo lavoro manuale. Del resto, già il regolamento del 1787 prevede che i non totalmente “fatui” (che sono in realtà la maggioranza) vengano “occupati in alcune ore del giorno” con “qualche facile lavoro” nel cosiddetto lavorerio (laboratorio) dell’istituto. Come attesta il biglietto da visita del rappresentante commerciale della Pia Casa risalente al 1881 circa, i ricoverati producono “scatole per orefici, farmacisti, confezionatori di seme bachi e profumieri”, “stuoie e zerbini di erba sparto per soppedanei”, “calze a mano” e, per l’appunto, “stuzzicadenti di legno roncaggine d’ogni qualità”.
Quest’ultima sembra essere la produzione che riscuote maggiore successo anche dal punto di vista commerciale, destinata a un mercato che, dalla Lombardia, al Piemonte e al Nord Italia in genere, si amplia anche all’estero raggiungendo l’America. Del resto gli stuzzicadenti e gli altri articoli prodotti dalla Pia Casa di Abbiategrasso vengono presentati ad alcune tra le numerose esposizioni industriali nazionali che si moltiplicano in quegli anni: Milano (1881), Torino (1884), Genova (1892).
Ma quali sono le modalità di lavoro degli addetti alla lavorazione di questi semplici manufatti inerenti alla quotidianità più prosaica? Nel 1869 se ne occupano in totale autonomia sei ricoverati, i “capi fabbricanti”, che guadagnano dalle 15 alle 45 lire mensili e acquistano le fascine di legno roncaggine raccolte nei boschi del Ticino affidandone la lavorazione a trentaquattro degenti, i quali ricevono un compenso di 27 centesimi ogni mille stecchi arrivando a incassare due lire al mese!
Spetta al ragionier Enea Royer, direttore della Pia Casa dopo il 1876 il merito di dare nuovo impulso alla produzione degli stuzzicadenti – scoraggiata dalle precedenti amministrazioni benché risulti la preferita da parte dei ricoverati – indirizzando una parte dei proventi dalle vendite verso le casse dell’istituto e conferendo a quest’ultimo il ruolo di commerciante e referente diretto per tutte le commesse nel settore.
(testo di Sergio Rebora)