Castello Isola del Piano

Nel feudo del marchese di Castiglione

Il ricchissimo fondo Comuni e Materie (recentemente inventariato grazie al finanziamento di Regione Lombardia nell’ambito dell’Avviso Unico Cultura 2025) comprende fascicoli dedicati alle località più disparate, non pochi delle quali ubicate nelle odierne provincie dell’Italia Centrale, in quanto verosimilmente appartenenti all’Archivio gentilizio Falcò Pio di Savoia da cui sembrano per l’appunto provenire pressoché tutti i documenti relativi a comuni del Veneto, dell’Emilia Romagna, delle Marche, Abruzzo, Lazio e Campania presenti nel fondo stesso. 

Nel fascicolo intestato al Comune di Isola del Piano si conserva una interessante mappa, o meglio, un vero e proprio disegno paesaggistico tratteggiato a inchiostro con modi pittorici di buon livello qualitativo. Oggi ubicato nella provincia di Pesaro e Urbino, a circa trenta chilometri da Fano, il piccolo paese aveva fatto parte del Ducato di Urbino per poi passare, nel 1573, al conte Palatino Camillo Castiglioni, di Mantova, signore di Casatico e da quest’ultimo nel 1598 al figlio Baldassarre. Dopo costui, del Castello di Isola del Piano viene investito il figlio Francesco, nato dalle nozze con Girolama Salvago, il quale nel 1621 diventa primo marchese di Conzano.

È appunto a Francesco, identificato in maniera un po’ generica come “marchese di Castiglione”, che si riferisce la cosiddetta Relazione del Castello dell’Isola del Piano Diocesi di Urbino, ovvero una descrizione approfondita, assai dettagliata e quasi sicuramente inedita, della possessione del nobile nell’anno di grazia 1641.

Il documento analizza e, per così dire, ripercorre come in un itinerario più che come un elenco inventariale, gli edifici più importanti del luogo, sia quelli civili che quelli religiosi ma anche il territorio circostante fornendo poi, sia pur in modo succinto, informazioni sugli abitanti e le loro professioni. Insomma, come un viaggio effettuato con la macchina del tempo nell’antico feudo del marchese di Castiglione.

(testo di Sergio Rebora)